All'Italia manca l'amore per il lavoro

«Abbiamo generato un disprezzo sociale e culturale
per il lavoro manuale,

che rischiamo di pagare molto caro.»
Santo Versace,
presidente di Altagamma
Il lusso tiene il passo. Anzi, lo detta.
Santo Versace, presidente di Altagamma, la fondazione che riunisce le aziende italiane di reputazione internazionaleche operano nella fascia più alta del mercato ed esprimono la cultura e lo stile italiani nella gestione d'impresa e nel prodotto, distinguendosi per innovazione, qualità, servizio, design e prestigio, non ha dubbi: «Le aziende del lusso non hanno risentito molto della crisi, perché sono leader mondiali di un settore che gira sempre, anche quando gli altri si fermano.

»

E gli ultimi dati gli danno ragione: le previsioni per il 2010 sono state riviste verso l'alto rispetto alle stime.
«Con la nostra reputazione internazionale, facciamo da traino anche agli altri settori dell'industria italiana» ha spiegato Versace, a margine della presentazione di Vogue fashion's night out, la settimana di notti bianche della moda organizzata in tutto il mondo da Vogue e che oggi toccherà l'Italia con le manifestazioni in programma a Milano.

«Tutto merito della qualità, dell'eccellenza e dell'organizzazione delle imprese del Made in Italy», aggiunge. Ma «c'è bisogno di competenza, di manualità e, soprattutto di quell'amore per il lavoro che in Italia manca sempre più».

E qui Versace bacchetta i sindacati, a suo dire colpevoli principali della scarsa cultura del lavoro che ci ritroviamo.«La loro visione è troppo rigida. Dovrebbero essere i più interessati a valorizzare il lavoro

E, invece, parlano solo di diritti, mai di lavoro. Ci vuole più flessibilità, più disponibilità a mettere in pratica tutto quello che si può fare per aumentare la competitività del Paese», dice.
«Non si tratta di voler ridurre i diritti dei lavoratori, bensì di pretendere il rispetto anche di qualche dovere. Altrimenti prima o poi ci ritroveremo pieni di diritti ma senza più aziende in cui esercitarli».

Ovvio che i sindacati non sono i soli responsabili della situazione attuale.

L'eterna questione di burocrazia, balzelli e imposte che uccidono chi vuole lavorare onestamente non può continuare a essere ignorata. «Ci sono anche problemi di burocrazia e un peso del fisco insopportabile per gli imprenditori. Chi paga davvero tutte le tasse finisce per dare allo Stato il 70% o anche il 100% di quello che guadagna, per colpa dell'Irap, un'imposta veramente iniqua. – ammette Versace – Ma né i sindacati né i politici capiscono che bisogna fare qualcosa per dare fiato all'industria manifatturiera».

Il lusso insomma tiene e traina il resto dell'economia italiana, ma a voler guardare non è passato proprio indenne attraverso dalla crisi. Versace fa, forse, riferimento ai grandi industriali, ma sono i piccoli artigiani, proprio quelli che vorrebbe preservare, ad aver pagato un prezzo altissimo in questo periodo nero.
Difficile per loro tenere il passo sia coi grandi marchi che tollerano meglio i cali economici sia con il mercato cinese che risparmiando enormemente sulla manodopera può permettersi di tenere prezzi non competitivi per noi. La qualità magari non è nemmeno paragonabile al "made in Italy". Ma in tempo di crisi ognuno cerca il risparmio. Perfino nel lusso.
E chi se ne frega se il prodotto che compro non è originale, di qualità o per farlo è stato usato materiale non conformi o peggio sfruttato il lavoro nero. Basta avere.

L'involuzione culturale non riguarda solo il lavoro manuale: è molto più profonda e tocca anche principi etici e morali. La cosa peggiore, se può essercene, è che non sembriamo minimamente intenzionati ad arrestare o invertire questo declino.
E questo sì che dovrebbe farci molta paura.

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