Benessere, salute, performance? Facciamo come in Formula 1

di Gianfranco Di Mare

Performance Engineer
 

Certo che in Formula 1 sono ben organizzati. Ogni aspetto della performance viene studiato e – tendenzialmente – ottimizzato. Ed hanno scoperto che di elementi che contribuiscono al risultato finale ce ne sono tanti: la scelta del pilota, la progettazione dell’automobile… quanto pesa, quanto è alta, come frena, quali sono i suoi momenti angolari in curva, quanta resistenza offre all’aria… e la dimensione e posizione delle bocchette di raffreddamento, e la dimensione del serbatoio… il motore… e mille altre cose.

E poi la ricerca sulle benzine (un litro costa circa 150 euro, e ci si fanno 2-3 chilometri) e gli oli lubrificanti, le gomme… se sono morbide si consumano prima, ma in curva tengono di più… anche se fa caldo si consumano prima, però intanto ti danno un buon vantaggio… Come scegliere? Caricare molto di benzina e pesare di più, ma ritardare la sosta per il rifornimento? E il carico sugli alettoni? Se è troppo poco la vettura scaricherà meno potenza, ma consumerà meno gomme e benzina, per non parlare della tenuta in curva.

E poi le strategie di sosta in base a ciò che si pensa faranno gli avversari, e le previsioni meteo… E la logistica? A che serve avere dieci ingegneri in pista se poi mi manca un bullone ed i ricambi sono fermi alla dogana cinese? E ancora l’allenamento dei piloti, la psicologia… e i test sulla vettura, servono buoni collaudatori per scoprire ogni difetto, ottimizzare le prestazioni e risparmiare i piloti…
Alla fine comunque non si può fare tutto: c’è un certo budget da spendere, e bisogna amministrarlo…

Sia chiaro, non voglio consigliare a chi esce al sabato mattina per correre di diventare un maniaco del… pit stop; né alla casalinga di assumere un team di Ricerca & Sviluppo che la assista nella giornata!

È vero, i regolamenti della Formula 1 cambiano spesso, e molte delle questioni di cui abbiamo parlato oggi non hanno motivo di essere… Certo è, comunque, che questi della Formula 1 sono ben organizzati.

Sono stati tra i primi a capire – e far capire – che una cosa semplice come correre da qui a lì più in fretta possibile comprende, in realtà, tanti aspetti che si incastrano fra loro, dai quali dipende il risultato finale. A ben pensarci questo non vale solo nella ricerca della prestazione, ma anche per il nostro benessere quotidiano.

Questo tipo di atteggiamento insegna – tra l’altro – a lasciar perdere i “trucchi” ed i “segreti”, le sostanze magiche e le pozioni fatte in casa viste come chiave per un miglioramento radicale e definitivo (magico) della propria condizione.

Gli uomini della Formula 1 ci mostrano non solo come il risultato finale delle cose che facciamo dipenda da un mucchio di cosette e non da un fattore solo, ma soprattutto come i vari aspetti debbano funzionare bene tra loro: non è sufficiente cercare di massimizzarli tutti sperando che il totale dell’addizione alla fine sia più alto: anzi, magari un fattore ipertrofico pregiudica il giusto sviluppo degli altri. Pensate ad esempio cosa succederebbe se mettessimo un motore molto più potente nella nostra auto da corsa: consumi elevati, maggiore stress meccanico alle strutture ed al pilota, usura freni, usura gomme… equilibrio assente in curva, in frenata e in accelerazione… rigidità del telaio da rivedere… e via discorrendo. Può darsi sia una buona idea mettere il motore più grosso, ma tutto il resto deve cambiare in armonia.

Insomma, la performance ottima sta nella misura ottima dei rapporti tra le parti. È certamente utile e bello migliorare un aspetto della nostra vita, ma non perdete mai di vista la nostra meravigliosa complessità. E non perdete la fiducia nel fatto che esiste sempre più di un approccio per affrontare un problema, specie se si pensa in avanti.

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