Deblistering in farmacia: vantaggi per aderenza e sicurezza

Scopri perché la sentenza del Consiglio di Stato ha chiarito il ruolo del farmacista nel confezionamento personalizzato e quali benefici porta a pazienti, caregiver e sistema sanitario

Il deblistering, sempre più comunemente definito confezionamento personalizzato, è diventato un ambito operativo riconosciuto per il farmacista in Italia. Con la recente sentenza n. 00992/2026 del 2/09/2026 del Consiglio di Stato si è chiarito che questa attività rientra nelle competenze professionali della farmacia, con regole uniformi e parametri di qualità analoghi alle preparazioni galeniche. La decisione legislativa risponde a esigenze pratiche e cliniche: ridurre errori nella somministrazione, migliorare l’aderenza terapeutica e valorizzare il ruolo territoriale del farmacista come figura di controllo e supporto.

Il valore pratico del confezionamento personalizzato emerge soprattutto nei casi di maggior rischio: pazienti anziani, soggetti in politerapia e persone assistite da caregiver. Un packaging studiato su misura può proteggere dal rischio di sotto- o sovradosaggio, dall’assunzione accidentale di farmaci scaduti e dall’errore nella sequenza delle somministrazioni. Allo stesso tempo, l’attività può contribuire alla sostenibilità del servizio sanitario riducendo gli sprechi e ottimizzando la gestione delle carenze farmacologiche.

Perché adottare il confezionamento personalizzato

Il confezionamento personalizzato offre vantaggi concreti sulla sicurezza e sull’efficacia della cura: consegna al paziente il numero esatto di compresse o capsule necessarie per un periodo definito, facilita il lavoro del caregiver e rende più semplice la verifica della terapia. L’azione del farmacista diventa così una barriera preventiva contro errori potenzialmente gravi, specie in terapie croniche o salvavita. Inoltre, estendere questa pratica ad alcune classi terapeutiche, ad esempio agli antibiotici, può rappresentare uno strumento di controllo per limitare abusi e combattere la resistenza agli antibiotici.

Sicurezza e aderenza

Le difficoltà di aderenza sono legate a fattori come età avanzata e comorbilità: secondo un’indagine civica di Cittadinanzattiva, il 28,5% degli anziani assume 10 o più farmaci in un anno, il 68% degli over 65 ha ricevuto prescrizioni per almeno 5 medicinali diversi e tra gli ottantenni il 44% è in politerapia. Questi numeri spiegano perché interventi di packaging mirato possano incidere significativamente sull’aderenza. Dati di AIFA indicano poi che alcune categorie, come gli antipertensivi e gli anticoagulanti, presentano tassi di aderenza superiori rispetto ad altri trattamenti, ma resta molto margine di miglioramento soprattutto per malattie croniche come il diabete e la BPCO.

Regole, sentenza e organizzazione territoriale

La pronuncia del Consiglio di Stato ha dato seguito alle richieste avanzate da società scientifiche come SIFAP e SIFO, riconoscendo il confezionamento come attività professionale del farmacista e equiparandola alle preparazioni galeniche sotto il profilo della qualità e della responsabilità. Prima della sentenza, la prassi variava: alcune Regioni, come Lombardia, avevano già predisposto documenti tecnici e protocolli; in altri contesti, come il caso segnalato in Piemonte, erano sorte negazioni da parte delle ASL. L’intervento giudiziario ha perciò uniformato criteri e permessi, lasciando alle Regioni margini per gestire aspetti amministrativi.

Ruolo del farmacista e strumenti

Secondo esperte come la professoressa Paola Minghetti (Università di Milano e presidente di SIFAP), i nuovi dispositivi per il confezionamento sono oggi più compatti e accessibili, permettendo l’installazione anche nelle farmacie di comunità. Il farmacista mantiene il controllo: dalla fase di sconfezionamento all’eventuale reblistering, fino al controllo qualità finale. Il servizio può essere svolto manualmente o con macchine semiautomatiche o automatiche, con protocolli che prevedono responsabilità professionale e standard di sicurezza.

Buone pratiche e impatti sul sistema

Alcune regioni hanno già strutturato percorsi organici: in Emilia-Romagna è previsto un cronoprogramma per integrare il confezionamento nei servizi farmaceutici territoriali, mentre Veneto e Lombardia hanno protocolli regionali dedicati. Nel resto d’Italia l’attività era spesso subordinata all’approvazione ASL fino alla recente sentenza che ha semplificato l’accesso. Dal punto di vista ambientale e gestionale, il confezionamento personalizzato limita gli sprechi, riduce pratiche di smaltimento e aiuta a governare le carenze, con ricadute positive sulla sostenibilità del sistema sanitario.

Conclusioni: una farmacia dei servizi più completa

Il confezionamento personalizzato si propone come un servizio interno ai servizi della farmacia che valorizza il farmacista quale figura di monitoraggio e supporto clinico. Integrato con il lavoro di medici di medicina generale e specialisti, questo approccio può migliorare la qualità della cura, ridurre errori e sprechi e rafforzare la prevenzione: elementi fondamentali per una sanità più efficace e sostenibile.

Scritto da Staff

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