Einstein e le api, una bufala planetaria

Le api sono importanti per l'ecosistema dell'intero pianeta, ma da qui a dire che, scomparse loro, a noi restano esattamente 4 anni di vita ce ne corre.

Eppure, pare che a sostenere questa tesi catastrofista sia stato addirittura Albert Einstein.

Un nome, una garanzia, verrebbe da dire. Ma questo, ovviamente, se l'avesse detto davvero. Il sospetto, infatti, è che Einstein questa frase non l'abbia mai né scritta né pronunciata.

E perché mai avrebbe dovuto? Che c'entra Einstein con le api? Aveva, forse, una passione segreta per l'apicoltura oltreché per la musica e il violino?

In realtà no. Certo, il discorso da un punto di vista logico non fa una piega: niente più api, niente più impollinazione, niente più frutta e vegetali (non tutti, ma gran parte), con tutte le conseguenze che potete ben immaginare.

Ma resta il fatto che se Einstein l'avesse anche pensato, non lo ha mai reso noto, né tanto meno ne ha quantificato pubblicamente i tempi.
Sì, una volta ha fatto un accenno di paragone tra uomini e animali sociali (formiche e altri insetti), ma nessuna profezia in proposito. Anche se si potrebbe pensare il contrario, a giudicare dalle centinaia di migliaia di pagine che vengono fuori cercando su Google le parole "Einstein" "api" "quattro" e "anni" [tutte insieme, ma senza le virgolette], sia in italiano che in inglese.

Il fatto è che a un certo punto qualcuno gli ha attribuito questa frase e ora Einstein viene immancabilmente citato ogni volta che una nuova minaccia rischia di far sparire le nostre amiche api. E siccome accade spesso, cresce in modo quasi esponenziale anche il numero di citazioni, autoalimentando all'infinito questo falso storico. Internet funziona così, certo. Ma non solo. Sfido chiunque a trovare una testata giornalistica o un programma televisivo che parlando di moria delle api non abbia citato questa frase attribuendola al celebre scienziato.

La si trova quasi sempre in apertura perché richiama l'attenzione e dà garanzia di scientificità. Se l'ha detto Einstein… Ma forse il dramma è proprio questo. La maggior parte delle persone, compresi alcuni giornalisti, si fermano alle prime parole di un discorso e non vanno oltre, né si pongono il dubbio che forse è quanto meno "strano" che Einstein abbia parlato di api e per di più per fare profezie catastrofiste. Basterebbe, infatti, esercitare un sano spirito critico e cercare sempre di andare oltre le apparenze per capire che le cose spesso sono diverse da come ce le raccontano. Si potrebbe scoprire, ad esempio, che di quelle milioni di pagine che citano la famosa frase, una piccola ma significativa parte riguarda articoli che ne svelano l'errore di attribuzione. Non è facile trovarli, ma basta lasciare che il proprio naso "senta la puzza di bruciato" per arrivare al fuoco da spegnere.

E poi può sempre capitare di trovare un amico che ne sa più di te e ti dà la dritta giusta per sciogliere ogni dubbio. Ma qui possono anche aprirsi scenari impensabili e, a tratti, grotteschi.

A proposito della profezia di Einstein, il professor Renzo Barbattini, entomologo dell'Università di Udine e ormai mio consulente sulla scienza delle api, mi ha segnalato ad esempio un bellissimo articolo pubblicato un paio di anni fa su Apimondia, una rivista del settore, in cui il presidente di FAI, Federazione Apicoltori Italiani, Raffaele Cirone, spiega molto bene e in modo anche autoironico perché gli esperti del settore sono in genere poco propensi a smentire chi cita la frase svelandone l'errore di attribuzione. "Sarebbe come negare l'esistenza di Babbo Natale a un bimbo di 5-6 anni dopo avergli fatto trovare i regali sotto l'albero." A quale membro della comunità apistica infatti non dovrebbe piacere l'idea che un illustre scienziato come Einstein abbia parlato dell'importanza delle api prendendosi a cuore il loro benessere, seppur indirettamente, per parlare del nostro destino.

"Una responsabilità troppo grande quella di sottrarre alla comunità apistica il mito di una altisonante profezia dì Einstein", scrive Cirone. Peccato che nel resto dell'articolo citi come "salvatore dello spirito scientifico" Massimo Mazzucco, il cui merito sarebbe quello di aver svelato per primo in Italia la bufala. Mazzucco, a dire il vero, ha il merito, semmai, di aver ripreso la notizia da Snopes.com, un sito americano molto noto in cui vengono analizzate e smontate le leggende metropolitane. Ma volendo, di smentite anche precedenti a questa (parliamo dell'aprile 2007) ce n'erano parecchie. L'aspetto davvero buffo è l'elogio che Cirone fa a Mazzucco che "col sul suo sito Luogo Comune.net, è la voce italiana su Internet dì chi, appunto, analizza i luoghi comuni e li ridimensiona. Non per velleità di giornalisti alla ricerca di uno scoop, ma per evitare che la rete diventi un mondo virtuale dove chiunque può correre il rischio di confondere il reale con quello che reale non è."

Per chi non lo sapesse Mazzucco non è né un giornalista né uno scienziato, ma un ex fotografo di moda poi passato alla carriera di sceneggiatore e consulente cinematografico, che nel tempo libero si diletta a scrivere libri e articoli on e offline di strane teorie del complotto, scie chimiche, terapie non approvate per il cancro. Tutte cose per cui non ha la minima competenza e che lo hanno già fatto scontrare diverse volte con la comunità scientifica per la pericolosità oltreché stupidità di certe affermazioni. Uno che semina bufale a piene mani spacciato, insomma, per paladino della correttezza scientifica nell'informazione sui grandi media.

Poveri noi, come siamo messi male! E pensare che a Cirone sarebbe bastato cercare il suo nome su google per scoprire che la fama di Mazzucco è ben nota perfino alla tanto vituperata enciclopedia libera wikipedia.

A questo punto prenderei con beneficio d'inventario anche l'ipotesi sull'origine dell'attribuzione ad Einstein della famosa frase. Ma potrebbe essere un punto di partenza e uno stimolo per ulteriori indagini da parte vostra.

P.S. Ovviamente anche l'immagine in apertura di post è un falso. Sulla lavagna Einstein aveva scritto una delle sue formule e solo successivamente un buon tempone ha pensato di metterci l'ape. Magari solo per illustrare, in buona fede la frase, ma di fatto avvalorando ulteriormente la veridicità della frase. Quest'immagine, infatti, è al pari della frase, molto utilizzata.

Questo post partecipa alla decima edizione del Carnevale della fisica, ospitato nel blog di Kees Popinga. Il tema scelto è La fisica della Terra e della vita, ma ogni segnalazione di post che tratti di argomenti di fisica sarà ben accetta.
Se non vi viene in mente nulla, potete sempre cercare ispirazione nelle edizioni passate. Trovate tutti i link nel social network del Carnevale della fisica, compresa quello all'ottava edizione dedicata al tema Fisica e arte che è stata ospitata in giugno qui su Arte e salute.

Non vi resta quindi che inviare i link dei vostri contributi a [email protected] entro il 29 agosto e aspettare il giorno successivo, il 30, per vedere nel suo blog i risultati delle fatiche vostre e di tutti i partecipanti e buon Carnevale a tutti!

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