Frullare, centrifugare, omogeneizzare, tritare

di Gianfranco Di Mare

Performance Engineer

Ci sono sostanziali differenze nel funzionamento delle varie macchine da cucina e nei risultati che ci permettono di raggiungere.

Qualche nota generale, valida sia per il fitness che per la cucina:

Esistono sostanze (come ad esempio la vitamina C) che sono molto sensibili: al calore, alla luce, all’aria, al contatto coi metalli.

Altre sostanze lo sono meno, altre non lo sono affatto (la maggior parte dei minerali, ad esempio).

Nel caso di un taglio a crudo, più piccoli sono i pezzi ottenuti e maggiore è la quantità di sostanze sensibili che vengono degradate. Ad esempio, se fate una spremuta di agrumi e la lasciate per qualche minuto in una caraffa la maggior parte della vitamina C si ossida, e quella restante risulta molto poco resistente agli attacchi delle sostanze digestive del corpo.

Detto questo, è opportuno sottolineare che, a meno che non stiate cercando proprio una delle sostanze meno resistenti, elaborare un alimento (ad esempio col calore, o tagliandolo) offre diversi vantaggi:
rende disponibili sostanze solitamente poco accessibili aumenta la velocità di assimilazione di alcune sostanze rende un cibo più gustoso.
Io sono del parere che esaltare in maniera assoluta le virtù dei cibi crudi o non lavorati, demonizzando ogni sorta di azione meccanica o chimica sugli alimenti non sia quindi opportuno: ogni tipo di elaborazione presenta dei vantaggi.

Anche un cibo cotto fino alla carbonizzazione, ad esempio, può essere utilizzato proficuamente.

È anche vero, però, che non tutti i tipi di taglio e non tutti gli attrezzi e le macchine da taglio producono gli stessi effetti. Per questo, nel prossimo post vedremo quali sono le principali differenze tra i diversi modi di lavorare un cibo, sia in termini di gusto che nutrizionali. Buon appetito a tutti!

Image courtesy g3ferrari.com

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