Generici dal web alla TV

Con l'intenzione dichiarata di offrire un contributo a medici e farmacisti, nell'impegnativo compito di dare impulso al mercato del farmaco generico, Ratiopharm Italia ha scelto, per il 2009, di investire nei media tradizionali. La campagna corporate TV, che sarà affiancata da una pianificazione sulla stampa e si alternerà durante l'anno a spot di prodotto, sarà trasmessa sulle principali reti televisive nazionali a partire da metà febbraio fino a metà marzo.

Per Ratiopharm si tratta di un importante investimento in comunicazione che andrà ad affiancarsi a una presenza sul web fra le più strutturate del panorama farmaceutico, presenza che ha nel portale d'informazione dedicato al farmaco generico la sua punta di diamante, con alcune decine di migliaia di visitatori unici al mese.

Faccio un po' l'avvocato del diavolo e mi chiedo se dietro cotanto investimento in tempi di crisi, non si nasconda anche l'intenzione più veritiera di consolidare la notorietà del proprio marchio.

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A tentare di rassicurare in questo senso sono però gli stessi portavoce dell'Azienda. "Non si tratta, come spesso succede, del solito spot corporate esclusivamente incentrato sull'azienda; – sottolinea infatti Marco Grespigna, Direttore Commerciale di Ratiopharm Italia – buona parte del filmato sarà impiegata per ribadire il concetto di bioequivalenza ed efficacia dei farmaci equivalenti".

In quel "buona parte" penso si nascondano tante cose, comunque, anche invertendo l'ordine di priorità dei due obiettivi, resta il fatto che la promozione dei farmaci generici ha una bella utilità sia per il singolo che per la società tutta.

Vediamo perché, prendendo un po' di dati direttamente dal sito di Ratiopharm.
Negli ultimi anni si è verificato un incremento progressivo della spesa farmaceutica determinato da una serie di fattori: l'innalzamento dell'età media della popolazione; lo spostamento della prescrizione verso farmaci più costosi nell'ambito della stessa classe; l'aumento della quantità di farmaci prescritti; la variazione del prezzo dei farmaci.
Questo ha fatto sì che, attualmente, la spesa farmaceutica totale (pubblica e privata) rappresenti una parte rilevante del nostro PIL, con un aumento, in particolare negli ultimi sette anni, del divario tra spesa farmaceutica pubblica e privata.

Lo scopo dell'introduzione dei farmaci equivalenti è quindi quello di far risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale e i pazienti. Si stima che mediamente una famiglia italiana, utilizzando solo i farmaci equivalenti, potrebbe risparmiare circa 60 euro l'anno. Se l'uso di questi prodotti si diffondesse maggiormente, il risparmio per le casse dello Stato sarebbe rilevante, con conseguente ricaduta sul risparmio di ogni cittadino.

Ma come hanno accolto gli italiani questa novità del generico?
Diciamo che cominciano a recepire il messaggio.

Infatti, nel 2007, benché il numero delle ricette sia aumentato ( +4,3% rispetto all'anno precedente), la spesa farmaceutica netta del SSN è diminuita del -6,8%, attestandosi a 11.493 milioni di euro, pari a 195,62 euro per ciascun cittadino italiano.
La spesa farmaceutica per il 2007, quindi, è rientrata ampiamente nel tetto di spesa, pari al 13% della spesa sanitaria, fissato a 12.229 milioni di euro. Il risultato positivo in termini di contenimento della spesa nel 2007 è dovuto alla riduzione del valore medio di ciascuna ricetta (-10,6%): vengono, cioè, prescritti più farmaci, ma di prezzo mediamente più basso.
Nel corso di quello stesso anno i farmaci equivalenti si sono conquistati un terzo del mercato, – grazie all'aumento dei consumi, ma anche allo scadere di numerosi brevetti – contribuendo quindi al calo della spesa complessiva.

Tuttavia, e l'investimento di Ratiopharm per la comunicazione in TV lo dimostra, non ci siamo ancora. Per quella che è la mia esperienza personale, credo che intorno ai farmaci generici circolino ancora parecchie "leggende metropolitane", dettate evidentemente dalla diffidenza, perché la comunicazione da parte di medici e dei farmacisti al riguardo c'è stata.
I generici hanno le stesse proprietà farmaceutiche perché il principio attivio è identico. Inoltre le concentrazioni per pastiglia o di uno sciroppo o di qualsiasi altra formulazione sono e devono essere le stesse dei prodotti di marca. Se così non fosse i medici non li promuoverebbero, o comunque, passando da un prodotto di marca a un generico dovrebbero dare delle indicazioni diverse al paziente riguardo a orario o frequenza di assunzione, ricontrollare che funzionino e che non ci siano risposte avverse come accade per qualsiasi nuova terapia. Cosa che invece non accade, semplicemente perché il farmaco generico e quello di marca sono esattamente identici.

Allora perché non fanno breccia nel cuore degli italiani?
La questione della scadenza del brevetto sembra difficile da metabolizzare. I pazienti tendono infatti a trattare i farmaci come i prodotti alimentari
, per cui c'è la convinzione che "se costa poco è perché l'azienda che li produce risparmia sulla qualità del prodotto", se non addirittura che "vengano fatti in Cina". Meglio quindi non fidarsi! Il made in Italy comunque qui centra poco, si tratta solo di considerare i farmaci per quello che sono: sostanze utili solo caso di reale bisogno, da usare con cautela e solo se e come le prescrive un medico. Credo che in questo giochi a sfavore il termine "generico". Fa pensare a qualcosa di "non specifico", "non curato". Forse abolirlo del tutto e chiamare questi farmaci sempre e solo "equivalenti" rafforzerebbe il principio che si tratta delle stesse, identiche sostanze.

C'è però un piccolo dettaglio che io non trascurerei, soprattutto quando si ha a che fare coi pazienti più anziani, in cui il pericolo da errata assunzione di farmaci è sempre in agguato. Quando il medico prescrive un farmaco autorizzando il farmacista a dare il generico mette sulla ricetta il nome del principio attivo al posto del nome commerciale. Questo significa che il farmacista consegna al paziente un generico qualsiasi con quel principio attivo, che nel caso di terapie continuative potrebbe non essere quello acquistato la volta precedente. Ai fini della terapia non cambia nulla, ma la maggior parte dei pazienti impara a riconoscere il farmaco dalla confezione e non dal nome del principio attivo che pure ci sta scritto sopra in bell'evidenza. Questo significa che più o meno ogni mese potrebbero doversi abituare a una nuova confezione. Per chi assume un solo farmaco, il problema è minimo, ma per chi è costretto ad assumerne molti, come appunto gli anziani, potrebbe esserci qualche difficoltà in più.

Molti pazienti sarebbero quindi più ben disposti nei confronti dei generici se di generico gli arrivasse tra le mani un prodotto che, oltre allo stesso principio attivo, ha pure la stessa confezione.
Quelli che invece temono la mancanza di qualità e non si fidano di ciò che non conoscono, si sentirebbero probabilmente più sicuri se potessero ricevere un generico sempre della stessa Azienda farmaceutica.

Ritengo che questi aspetti dovrebbero essere valutati da esperti in modo più approfondito, al di là della più massiccia campagna informativa per promuovere "genericamente i generici" attraverso i media.
Ma è un'opinione personale basata sull'esperienza diretta, sarebbe bello potersi confrontare con altri medici e farmacisti.

Se avete dei dubbi sui generici, qui potete trovare una guida approvata dall'Agenzia del farmaco (AIFA) per imparare a utilizzare correttamente i medicinali e conoscere i benefi ci degli "equivalenti".

E se invece volete toccare con mano quanto potreste risparmiare sui vostri acquisti in farmacia prendendo i farmaci equivalenti, qui, nel sito di Ratiopharm c'è lo strumento che lo calcola per voi.

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