Giapponesi in ferie forzate per fare sesso

Lavoro, lavoro, lavoro! In Giappone non si pensa ad altro, ma quella che potrebbe sembrare un'ossessione tutto sommato positiva, si sta ripercuotendo pericolosamente sugli indici di natalità. Infatti, stando a uno studio condotto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2007, le coppie giapponesi non fanno abbastanza l'amore, tanto che una coppia su quattro in età fertile, non aveva avuto neanche un rapporto sessuale in tutto l'anno.

Magari il nostro Ministro Brunetta farebbe cambio volentieri, ma per gli esperti del Sol Levante questo è un problema serio da risolvere urgentemente. Sì, ma come? In Italia basterebbe mettere i genitori nelle condizioni economiche di mantenere i figli fino alla maggiore età (il bonus bebè, ammesso che esista davvero, è acqua di rose), ma in Giappone?

Prima si è provato con il terrorismo mediatico: articoli sui giornali a non finire, tavole rotonde, allarmi sulla prossima estinzione dei giapponesi che andando avanti di questo passo si dimezzerebbero entro il 2100, rimanendo in soli 60 milioni…

Poi nei giorni scorsi la svolta: la Nippon Keindaren, la Confindustria giapponese, ha invitato tutte le 1.632 aziende sue consociate, a promuovere le "settimane della famiglia", vacanze a rotazione per gli impiegati, in modo che possano trascorrere più tempo a casa, con le mogli e i (pochi) figli, nella speranza che tra una cosa e l'altra facciano pure sesso.

Il loro problema principale infatti è proprio il super lavoro che li tiene incollati nel luogo di lavoro troppe ore al giorno esaurendone ogni energia vitale.

La Family Planning Association ha svolto un sondaggio su tre mila persone sposate sotto i 49 anni, rilevando che tutte hanno pochissimi rapporti sessuali a causa "della scarsa energia residua al termine di una dura giornata lavorativa". Adriano Celentano insomma si sbagliava: è chi lavora che non fa l'amore.

Scherzi a parte in Giappone quello della "dipendenza da lavoro" (work-addiction) è un problema serio.  Lì letteralmente si vive per lavorare, e di overdose da lavoro – karoshi in giapponese – si può anche morire.

Si stima che le morti per karoshi siano oltre diecimila ogni anno e tra le cause principali di questa malattia sociale rientrano il lavoro notturno e festivo, il pendolarismo, e soprattutto le ore di straordinari per le quali la legge nipponica non prevede nessun tetto.

Tuttavia, anche senza arrivare all'esito estremo, la morte, l'eccessivo lavoro genera una condizione costante di stress che non predispone di certo a effusioni procreative. "Andare a casa prima potrebbe giovare" sostiene Kunio Kitamura, presidente della Family Planning Association "ma i lavoratori ai quali è stato inculcato lo spirito di autosacrificio, temono di essere considerati dei fannulloni se non sono gli ultimi a staccare, se non accettano di fare gli straordinari".

Il problema in effetti è prima di tutto culturale ed è proprio per questo che l'iniziativa degli industriali va intesa come un fatto rivoluzionario. D'accordo, ma in concreto che cosa comporta questa novità per i lavoratori?

Per esempio che alla sede di Tokyo della Nippon Oil, tutte le sere alle otto, dagli altoparlanti risuonano le note della canzone "When you wish upon a star", tratta dal "Pinocchio" di Disney, per ricordare a tutti che "a casa ci sono gli affetti che ti aspettano", e da un mese è stato dato il via alla campagna "Otto modi per tornare a casa prima e evitare gli straordinari".

Iniziative del genere sono state adottate anche dal Gruppo tessile Toray e dall'ANA, la All Nippon Airways.

Purtroppo le abitudini più vecchie, sono anche le più dure a morire, infatti, la maggior parte delle aziende ancora non ha preso posizione e continua a far furore una bibita energetica pubblicizzata con lo slogan "Pronti a lottare 24 ore al giorno per la vostra ditta!".

In realtà gli industriali avrebbero ben motivo di sperare nell'inversione di tendenza dell'indice di natalità, altrimenti come si farà il normale cambio generazionale nei prossimi anni?
Ma il problema non è solo loro e lo dimostrano le tante contraddizioni di un popolo assai strano.

In Giappone, infatti, si può morire per superlavoro ma anche ottenere un congedo pagato per una delusione d'amore, oppure dimenticare il sesso a fine procreativo e far andare alle stelle il fatturato dell'industria del sesso a pagamento.

Riusciranno le "settimane della famiglia" a rimettere le cose a posto, invertendo la pericolosa discesa dell'indice di natalità giapponese? Ai posteri l'ardua sentenza.

Intanto, se fossi nel Ministro Brunetta, comincerei a preoccuparmi di impedire l'ingresso in Italia del materiale della campagna "Otto modi per tornare a casa prima e evitare gli straordinari".

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