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Il mio manifesto è più bello del tuo! A Milano si gioca sulla pelle delle donne

Il mio manifesto è più bello del tuo! A Milano si gioca sulla pelle delle donne

Pazzesco! Mentre i cittadini del capoluogo lombardo aspettano martedì per ricordare le migliaia di donne che ogni anno rimangono vittime di abusi e violenze con la speranza che sia l'ultima volta, chi ha promosso l'iniziativa si scanna per decidere di chi sia il manifesto pubblicitario più riuscito.

La battaglia scoppiata intorno alla "donna in croce" realizzata dall'Agenzia Arnold Worldwide per l'Associazione Telefono Donna è tutt'altro che risolta.
Dopo che l'affissione nei luoghi della città era stata bloccata all'ultimo minuto "per non turbare la sensibilità religiosa di alcuno", scatenando un coro di polemiche, unanime solo nell'essere contro la decisione ma non sui motivi, era stata annunciata la preparazione di un manifesto alternativo.
E così è stato.  "La violenza non è mai giustificabile.

Chiedere aiuto ti aiuta. Rompi il silenzio". Questo il messaggio del nuovo manifesto che il Comune affiggerà in 500 punti della città a partire da domani.
A presentarlo sono stati gli stessi assessori alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali, Mariolina Moioli e all'Arredo, Decoro Urbano e Verde, Maurizio Cadeo, che più di tutti si erano adoperati per impedire che quelli della "donna crocifissa" venissero appesi in luoghi pubblici cittadini.
 
"Tra le tante proposte avanzate dalla nostra Direzione specialistica Comunicazione, fin da subito ci è piaciuta questa: l'immagine di una donna libera, seppure ancora in ombra – ha spiegato infatti Mariolina Moioli – e dico ‘ancora', perché l'obiettivo di questa campagna è di far uscire dall'ombra le donne che in questa città subiscono violenza.

La libertà di questa donna è un auspicio, nostro e di tutte le realtà che insieme all'Amministrazione comunale lavorano quotidianamente per prevenire e contrastare i fenomeni di abuso e violenza perpetrati sulle donne".
 
"Con questo manifesto – ha aggiunto l'assessore Cadeo – dimostriamo di non volerci disimpegnare rispetto alla comunicazione sul tema della violenza contro le donne. Al di là di ogni aspetto, rimango comunque convinto che per risvegliare le coscienze serve ben altro che un pugno di manifesti choc, come quello che ho giudicato non idoneo.

Servirebbe innanzitutto riscoprire quei valori etici e  morali che nella società di oggi sembrano fortemente in crisi".
 
"È per questa ragione – hanno concluso Moioli e Cadeo – che in occasione della nona Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, vogliamo chiedere loro di rompere il silenzio e di rivolgersi ai servizi messi a disposizione dal comune tramite la linea diretta con la Clinica Mangiagalli, perché, come recita il messaggio la violenza non è mai giustificabile".

 
E fin qui siamo tutti d'accordo, comprese le varie associazioni di Milano che si occupano di tutela delle donne, come ha ribadito anche Tiziana Catalano, vice presidente della Casa delle donne maltrattate lodando i due assessori perché "questa è la prima volta che il Comune fa un manifesto di questo genere".
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato però Elena Bertazzoli, presidente della Cooperativa Cerchi d'acqua sostenendo che "è troppo facile mostrare una donna come vittima". Le allusioni di Cadeo e Bertazzoli alla "donna crocifissa" sono fin troppo chiare ma Stefania Bartoccetti, fondatrice di Telefono Donna, non ci sta e si dice "allibita per le razioni del comune al suo manifesto".

Non capisco tutta questa soddisfazione per il nuovo manifesto.
A me non entusiasma per niente
: la donna rappresentata non mi dice nulla, faccio fatica a vederne il significato anche dopo la spiegazione della Moioli, ma soprattutto il messaggio allegato è troppo lungo, frammentato e contraddittorio. Come si fa a dire "la violenza non è mai giustificabile … rompi…". Anche se si sta parlando di silenzio, "rompere" è sempre un verbo che fa pensare a un atto violento che contrasta con l'affermazione iniziale. È ovvio che ragionandoci lo si capisce senza troppa fatica, ma le regole di questo tipo di comunicazione sono precise e non credo che in questo caso siano state rispettate.
Un manifesto è qualcosa che vedi di sfuggita per la strada: non c'è tempo per leggere messaggi chilometrici o per ragionare su quanto visto, anche perché la città è piena di cartelli e passatone uno ce n'è subito un altro che ti colpisce la retina e quindi il cervello. Quindi o un manifesto attira talmente tanto l'attenzione da far scomparire i successivi o rischia di perdersi nel mucchio. Questo è il motivo per cui molti puntano sull'effetto shock. Ma tra indifferenza e shock ci sarà pure un'alternativa!
Io comunque l'avevo detto che la fretta, in questo caso, non ne avrebbe fatta trovare una migliore.

La cosa più grave resta però il fatto che questi battibecchi tra adulti sono fuori luogo, visto il motivo da cui tutto questo si muove. Ancora una volta si perde il vero senso della Giornata che stiamo per celebrare.

Quindi lo ricordo.

Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, istituita dall'Onu nel 1999, è un appuntamento a livello mondiale  per porre l'attenzione su un fenomeno purtroppo ancora sottovalutato come quello della violenza contro le donne.
La data è stata scelta in ricordo delle tre sorelle Miraball, torturate, stuprate e uccise dai servizi segreti militari di Santo Domingo, nel 1960 sotto la dittatura di Trujillo, per aver voluto visitare dei prigionieri politici.

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