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Il segreto di Michelangelo nascosto nei cervelli della Cappella Sistina

Il segreto di Michelangelo nascosto nei cervelli della Cappella Sistina

C'è un Michelangelo segreto dietro i particolari neuro-anatomici che il genio fiorentino ha nascosto nei dipinti della Cappella Sistina.

L'articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Neurosurgery dai ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine (Usa) dimostra, infatti, la presenza di cervelli e midolli spinali nascosti negli affreschi della volta, e riaccende i riflettori su una inquietante lettura che diversi storici dell'arte e teleologi hanno dato dei dipinti nella famosa Cappella.

Che il genio ribelle in lotta perenne contro un potere ipocrita e autoritario della Chiesa del tempo abbia voluto nascondere un messaggio-denuncia proprio lì, nel tempio simbolo della cristianità ma anche di quello stesso potere, usando dettagli anatomici del sistema nervoso come metafore e per di più coinvolgendo, sia pur in maniera indiretta in un disegno eretico e blasfemo più grande, i "colleghi" Botticelli, Perugino, Signorelli che hanno dipinto gli affreschi laterali alla volta michelangiolesca?

Secondo il team guidato da Rafael Tamargo "sì" e a tradire l'artista "birichino" sarebbe stata proprio la sua straordinaria capacità pittorica. Troppo perfetti quei suoi corpi dipinti per non far apparire quanto meno "strani" certi suoi "errori" banali che se fossero veri sarebbero banali, quasi da principianti. E infatti …
Dietro quelle che appaiono come incongruenze ed errori, si celano in realtà particolari neuro-anatomici altrettanto perfetti. Un tronco encefalico e un midollo spinale degni di un esperto conoscitore di aspetti e dettagli di anatomia proprio nella raffigurazione di Dio.

Insomma, il grande artista del XVI secolo, pittore e anatomista, sembra aver indossato i panni del neurologo, nascondendo sul soffitto della Cappella Sistina dettagli extracontesto che gli studiosi hanno cercato di comprendere e spiegare nello studio di Neurosurgery e sul sito del celebre ateneo statunitense, dove si possono trovare vicino alle immagini della Sistina 'sotto esame', anche quelle di un cervello da cadavere.

La ricerca condotta dal neurochirurgo Tamargo in collaborazione con il collega e illustratore medico Ian Suk, potrebbe spiegare le insolite – e a lungo controverse – caratteristiche di una delle figure degli affreschi.
E tutto sommato la loro ipotesi non sarebbe poi così antibiografica. Michelangelo è noto, infatti, per aver sezionato numerosi cadaveri fin dall'adolescenza, per studi anatomici che lo aiutassero nella raffigurazione estremamente accurata della figura umana. Inoltre, se di particolare neuro-anatomico si trattasse, si spiegherebbero anche alcune incongruenze che erano state notate nell'opera. Infatti, benché la stragrande maggioranza dei soggetti riprodotti nella Cappella Sistina sia considerata anatomicamente corretta, storici dell'arte e studiosi hanno a lungo dibattuto il significato di alcune peculiarità anatomiche visibili sul collo di Dio nella parte del dipinto conosciuto come Separazione della luce dalle tenebre. In questa immagine il collo appare globoso, e i riccioli e la barba di Dio risalgono "goffamente" verso l'alto, intorno alla mascella. "Michelangelo sicuramente sapeva ritrarre il collo, dal momento che conosceva così bene l'anatomia", dice Rafael Tamargo. "Ecco perché era così misterioso che questo particolare del collo apparisse così strano".
Unendo le rispettive conoscenze, i ricercatori hanno capito che le caratteristiche insolite nel collo sono curiosamente assai simili a un tronco cerebrale, cioè a quella porzione di tessuto preziosissima per le funzioni vitali alla base del cervello che lo collega alla spina dorsale. "È una immagine insolita del tronco cerebrale, visto dal basso verso l'alto. La maggior parte delle persone non lo riconoscerebbe, a meno che non abbia studiato approfonditamente neuroanatomia", assicura Suk. E c'è di più. Secondo Suk, il tronco cerebrale strategicamente collocato nel collo di Dio potrebbe anche spiegare un'altra caratteristica inusuale del dipinto. In questa stessa immagine, infatti, il Creatore è raffigurato con una tunica rossa con una struttura tubolare dispari sul petto. Anche se Dio indossa una veste rossa in altre immagini dell'affresco, questa struttura tubolare è assente altrove. La struttura per collocamento, forma e dimensioni sembra essere un midollo spinale, dicono i ricercatori. Cosa che suggerisce come un altro pezzo neuroanatomico sia nascosto nel disegno.

Non è la prima volta, comunque, che una simile ipotesi viene proposta. Già nel 1990, Frank Lynn Meshberger, chirurgo-ostetrico dell'Indiana, aveva suggerito che in una tunica dell'affresco sulla Creazione di Adamo della stessa Cappella Sistina – sempre opera di Michelangelo – fosse nascosto un cervello completo e anatomicamente corretto. Che il Buonarroti avesse una passione segreta per la Neurologia?
Secondo Tamargo e Suk "è come se il sistema nervoso centrale gli fosse sembrato un elemento troppo promettente per essere usato solo una volta", motivo per cui prevedono di continuare la loro "caccia" di altri pezzi anatomici nascosti nel dipinto della Cappella Sistina.

La domanda però è: "perché nasconderli?" L'abitudine di molti artisti di dissezionare cadaveri a scopo conoscitivo era noto e, anche se non visto particolarmente bene e in qualche caso combattuto, non era comunque motivo sufficiente per pensare che Michelangelo abbia dovuto sperimentare gli effetti sulle sue abilità artistiche nascondendo questi particolari neuro-anatomici fuori contesto. L'impressione, se davvero si trattasse di cervelli e midolli spinali, è che non siano lì per caso. Vezzo d'artista, metafora, modo per prendersi gioco di qualcosa o qualcuno, dicendo e non dicendo?

Quest'ultima ipotesi sembra aver trovato credito in diversi storici dell'arte e perfino teleologi perché il significato che gli si attribuisce porta dritto a un messaggio inquietante che il genio ribelle avrebbe magistralmente scomposto e disseminato nel lavoro che l'allora Papa gli commissionò per la Cappella Sistina. Ne parlano in particolare due libri che potreste mettere nella valigie delle vacanze se l'argomento vi piacesse particolarmente:

Nel più recente, I segreti della Sistina. Il messaggio proibito di Michelangelo di Roy Doliner e Benjamin Blech (Rizzoli, 2008) si spiega che i dettagli neuroanatomici non sono gli unici indizi di un grande mistero. Negli anni trascorsi dalla rivelazione di Mershberger, gli studi sull'affresco hanno portato, infatti, a scoperte ancora più inquietanti. Perché l'albero del Bene e del Male è un fico, e non un melo? Perché il serpente tentatore ha cosce e braccia, come descritto nei testi ebraici? Stimolati da queste e altre "coincidenze", lo storico dell'arte Roy Doliner e l'esperto di Talmud Benjamin Blech hanno unito le loro forze per dimostrare che le immagini dell'affresco collocato nel cuore della cristianità non sono affatto la summa del pensiero cristiano, ma celano, al contrario "un messaggio rivoluzionario, e per quei tempi eretico, rimasto incompreso per secoli, influenzato dagli studi cabalistici di Michelangelo. Con un codice che fa largo uso della simbologia ebraica e neoplatonica, il grande artista volle infatti esprimere un violento attacco alla corruzione della Chiesa, una nuova concezione della sessualità e l'idea della fratellanza universale tra le religioni."

Doliner e Blech portano quindi alla luce questo nuovo messaggio di questo genio ribelle in lotta perenne contro un potere ipocrita e autoritario con un'indagine storica condotta con rigore e passione che è al tempo stesso anche un racconto incalzante.

L'altro volume, La Sistina svelata. Iconografia di un capolavoro di Heinrich Pfeiffer (Jaca Book, 2007) si concentra invece sull'iconografia della Cappella Sistina partendo dalle pareti laterali dipinte fra gli altri da Botticelli, Perugino, Signorelli e del lavoro michelangiolesco nella volta, nelle lunette per arrivare infine alla parete del Giudizio Universale di Michelangelo. Immagine per immagine, colore per colore emerge la soggiacente struttura simbolica che ordina coerentemente l'intera opera. Secondo Pfeiffer, infatti, tale struttura è "un vero e proprio programma filosofico-teologico che anticipa e determina l'intera storia degli affreschi della Sistina, dagli artisti quattrocenteschi sino al lavoro di Michelangelo. Si tratta di un programma iconografico unitario formulato dai teologi di Sisto IV, in pieno Quattrocento, e poi seguito dallo stesso Michelangelo molti anni dopo".
La pubblicazione è, però, anche l'occasione per mostrare la Sistina con un'eccezionale abbondanza di particolari in modo che questo scrigno d'arte risulti "squadernato" di fronte agli occhi del lettore ma anche "decodificato" nei significati e persino nell'uso dei colori di ciascuna scena.

Fonte: Adnkronos Salute per la ricerca, IBS.it per i libri

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