Inferno o paradiso? Arte e salute ha chiesto a un haitiano qual è l'altra faccia di Haiti di cui nessuno vuol parlare

Scrivere in un blog non è sempre facile. Sei libero di scrivere quello che vuoi e commentare i fatti e le notizie che riporti come meglio credi. Ma questo ti espone al giudizio degli internauti che possono apprezzare o meno quanto affermi e soprattutto esprimere a loro volta la loro opinione e i loro giudizi su quanto scritto da te.

In fondo il fascino del web 2.0 sta proprio nel brivido sottile che ti percorre la schiena quando vedi arrivare un nuovo commento al tuo blog. “Sarà positivo o negativo?“. “Avrò fatto felice un lettore esprimendo ciò che aveva sempre pensato o, al contrario, detto qualcosa di sbagliato che ha offeso qualcuno?“. Sono i dubbi che ha e deve avere chi naviga a vista. Ma se si vivono tutti i commenti, siano essi positivi o negativi, con un minimo di accoglienza la vita da blogger finisce per essere una miniera di piacevoli incontri con persone e culture assai diverse dalla propria.

Qualche giorno fa, ad esempio, ho ricevuto una mail di “protesta” da Cleveland Seignon, laureato in Amministrazione d’impresa presso l’università di Haiti, il suo Paese, ma residente a Brescia da poco più di un anno per una seconda laurea in economia e commercio, per l’immagine che ho dato dell’isola caraibica con un post pubblicato in occasione del terremoto del gennaio scorso.

Buongiorno, – scrive Cleveland – ho appena letto nel tuo blog il post sulla comparazione tra Haiti e Tahiti, e non sono completamente d’accordo con l’immagine che hai dato del mio Paese.


 
È vero che ad Haiti c’è povertà, ma ci sono anche bellissime spiagge e l’economia dell’intero Paese resiste grazie al turismo che al sud è consentito dai suoi panorami stupendi.
Il problema ad Haiti è la capitale che riflette il modo in cui i vari dirigenti hanno gestito il Paese in secoli di storia. Haiti non è l’inferno di cui tutti parlano. È un territorio da scoprire e salvare. Lo sappiamo tutti che sotto ci sono petrolio, iridio, oro.


E poi è una sorgente attiva e vitale per la cultura mondiale. Molti quadri e prodotti artigianali che si vendono nella vicina Santo Domingo vengono da Haiti, paese di grande pittori naïf. Se vai a cuba trovi tracce di Haiti nella salsa, la famosa danza tipica. Se vai in Louisiana, o a New Orleans puoi capire da dove venivano il jazz e il blues pensando ai ritmi e alla musica di Haiti.
 
A Jacmel puoi vedere tante cose belle che non trovi nella capitale. Ma è la stessa cosa in Jamaica o a Santo Domingo: se vai nelle capitali trovi povertà e violenza. I turisti non ci vanno. Sulle coste, e nelle città più decentrate le cose sono, invece, molto diverse.
Vai a Punta Cana nella Repubblica Dominicana o a Montego Bay in Giamaica. Vai a Labadee in Haiti (nella foto qui sopra) e vedrai che ogni giorno la Caribbean cruise line arriva con centinai di turisti.

Parlare di Haiti solo come di un inferno in cui regnano fame, miseria e violenza fa male a tutto il Paese. E soprattutto non aiuta a uscire da una crisi secolare che è pure indubbia. Se vuoi posso spiegarti come e perché Haiti è arrivata alla situazione che vediamo oggi e come, secondo me, un’immagine migliore potrebbe aiutarla a cambiare davvero.

Grazie per la tua comprensione e scusa per il mio italiano, ma sono qui da poco. Però parlo francese, spagnolo e inglese molto meglio.

Come vedete il tono della missiva è molto educato e sarebbe stato difficile arrabbiarsi anche solo per questo. Ovviamente gli ho spiegato che in un momento critico come l’immediato post terremoto era più importante far capire ai miei lettori che la situazione richiedeva urgentemente il nostro aiuto. Ma che non avevo assolutamente nulla contro Haiti o il suo ricco patrimonio artistico e culturale, di cui non ignoravo certo l’esistenza, tanto che ne avevo anche scritto in altro post.
Inoltre, viene da una persona che non può che conoscere meglio di me come stanno realmente le cose. Così mi sono incuriosita e gli ho chiesto se potevamo incontrarci a Milano, per fare quattro chiacchiere insieme ad Anita Richeldi che l’ha sentito in particolare sulla situazione politica di Haiti a pochi giorni da elezioni importanti per il Paese e per le forze internazionali che stanno cercando di portare aiuti alla popolazione colpita dal terremoto e dall’epidemia di colera. Il resoconto video di Anita lo trovate nel blog Politica e società 2.0. In questo post, vedrete, invece, la video-intervista che ho montato sugli spunti di riflessione che mi ha dato con la sua mail.

Nel primo video conoscerete, quindi, direttamente dalle sue parole “l’altra faccia di Haiti”, quella di cui nessuno parla mai per ignoranza, per non far calare l’attenzione su problemi gravi e contingenti. Chissà, forse per entrambe le cose. O forse perché qualcuno ha interesse a mantenere Haiti in uno stato di indigenza. Cosa c’è sotto? Lo scoprirete guardando il video.

L’idea di Cleveland è quindi molto chiara: “Vedere solo il lato peggiore di Haiti non aiuta Haiti a crescere economicamente, come invece sarebbe giusto anche per riuscire a risolvere i problemi della fame e della povertà che colpiscono gravemente soprattutto una parte dell’Isola e della sua capitale in particolare“. In questo secondo video scopriremo cosa possiamo fare per conoscere  Haiti in tutte le sue facce e le sue mille contraddizioni e quale ruolo possono avere in questo una politica più aperta, internet e perfino l’arte.

Idee ben chiare, dunque, ma Cleveland Seignon ha anche progetti che intende realizzare per aiutare concretamente il suo Paese. In quest’ultimo video li conosceremo meglio e scopriremo che anche l’arte di Haiti può aiutare Haiti se noi ci facciamo venire la voglia di conoscerla. In Italia, a Brescia, Cleveland gestisce in co-società il negozio per la vendita di prodotti artistici e artigianali del suo Paese, Fantasia tropicale, il cui 30 per cento del ricavato torna ad Haiti per ridare dignità a un popolo a cui la si sta negando da troppo tempo.

Bene. Arrivati alla fine di questo lungo post non posso che ringraziare, innanzitutto, Anita Richeldi per l’aiuto e, naturalmente, Cleveland Seignon che di sicuro rincontreremo su questo blog per scoprire come procedono i suoi progetti e conoscere le iniziative artistiche che porterà avanti con la sua Fantasia tropicale.

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