L'apicoltura, dal presepe alle Sacre Scritture

«Maria diede alla luce il suo figlio primogenito,
lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia,
perché non c’era posto per loro nell’albergo.»
(Vangelo di Luca, II, 7)

In principio fu una semplice mangiatoia, perché questo è il significato della parola presepe: mangiatoia.

I presepi moderni, invece, ci hanno ormai abituato a tocchi di originalità sia per tecniche e materiali che per il tipo di personaggi inseriti intorno a quella mangiatoia. Molti maestri dell’arte del presepe di via San Gregorio armeno, ad esempio, si presentano ogni anno con nuove statuine rappresentanti i personaggi che si sono distinti, nel bene ma più spesso nel male nei dodici mesi precedenti. Così i presepi, da Napoli in su, si sono via via arricchiti di sportivi, personaggi politici, protagonisti del gossip in odor di blasfemia anche fuori dall’allegoria natalizia.

Non me ne vogliano gli amici napoletani che amano queste contaminazioni, di cui comunque ammiro originalità e capacità di creare caricature perfette di suddetti personaggi. Ma in fatto di Presepi sono piuttosto tradizionalista: niente “intrusi” intorno al Bambinello. Così, quando ho visto la rivisitazione in chiave apistica del San Giuseppe fatta dall’artista sloveno Branko Cusin, mi sono subito chiesta quanto ci fosse di vero e quanto non fosse piuttosto una licenza che l’Autore si è concesso per poter unire la sua passione per l’arte a quella per l’apicoltura.

Frugando tra tutte le immagini di Presepi archiviate nella mia memoria ho recuperato meravigliose rappresentazioni di vari artigiani, arrotini, panificatori, maniscalchi, pescatori e tanti, tanti, pastori. Di apicoltori, invece, nemmeno l’ombra. Da quello che ho capito avvicinandomi all’interessante tema delle api nell’arte non mi stupirei se qualche artista del presepe particolarmente amante dell’apicoltura avesse creato un Presepe apistico (e infatti si trovano tanti esempi di presepi in cera d’api realizzati da apicoltori appassionati come quello in foto).

Ma, anche in questo caso varrebbe la domanda che mi sono posta per l’opera di Cusin: quanto c’è di vero? Al tempo della nascita di Cristo esistevano le api? Se ne conosceva la capacità di produrre miele. E soprattutto: poteva l’uomo essere in grado di allevarle per produrre miele in modo intensivo tanto da chiedere ai falegnami del tempo di costruire le arnie?

Ho girato, quindi, la domanda al nostro esperto entomologo, Renzo Barbattini dell’Università di Udine.

Al tempo di San Giuseppe le api erano certamente note così come la possibilità di raccoglierne il miele. Come ama spiegare un mio collega ‘È convinzione ormai comune che le api sociali hanno avuto origine, così come le formiche, da insetti molto simili alle vespe cacciatrici, diversificandosi in modo spettacolare durante l’ultima fase del periodo cretacico (60 – 70 milioni di anni fa) quando, fra l’altro, sono comparse le Angiosperme, cioè piante con gli organi riproduttivi evidenti. L’ape domestica si è originata in qualche zona delle regioni tropicali e subtropicali dell’Africa ed è penetrata in climi più freddi prima che venisse allevata dall’uomo.’

L’uomo, infatti, si inserisce nella storia dell’ape milioni di anni dopo. – continua Barbattini – Si può supporre che i primi uomini si siano accorti della presenza di questo insetto, che nei suoi nidi accumulava una sostanza densa, dolce e gradevole, e che per questo lo abbiano depredato, rischiando le dolorose punture.
Molte testimonianze si ritrovano nella cosiddetta “arte rupestre” (CRANE, 2001) con numerosi graffiti riportanti scene apistiche di antichissima data…. Il primo disegno, molto rudimentale, di una scena apistica rappresentante la raccolta del miele, risale a oltre 7000 anni or sono (Neolitico).

Ma è anche possibile che si allevassero le api, già al tempo dell’arrivo di Cristo come dimostra il professor Franco Frilli nell’articolo Le api nella bibbia, pubblicato su arte antropologica.”

Per capire quando è nata l’apicoltura esattamente non vi resta quindi che approfondire. Ecco alcuni spunti per cominciare:
R. BARBATTINI, S. FUGAZZA, 2006. L’ape nell’arte antica. Apitalia, 32(10):12-17.
R. BARBATTINI, 2004. Api e religioni: la cera ingrediente indispensabile nelle solenni liturgie. Apitalia, 31(9):43-44.
F. FRILLI, “L’APE NELLA SACRA SCRITTURA“. Estratto dalla rivista specialistica “L’ape nostra amica“, Anno XXIV, 2002 su Antropologia e arte sacra

Se invece il vostro interesse è la storia del Presepe:
Presepe definizione da Wikipedia
Presepe napoletano
Passione presepe
Amici del presepio – Associazione
LeonPresepi
Presepe per Natale: anche l’ape operosa tra gli animali
L’arte del presepe
Tutto per fare presepi

Nella foto: il presepe di purissima cera d’api di Calice al Cornoviglio, il paese del miele della Val di Vara, territorio spezzino, assai vicino al Parmense. Qui il video.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Dieta veloce ; 3 giorni

Nuovo tutorial di cosmesi naturale anticellulite: video

Leggi anche
Contents.media