L'oltre e l'altro. Arte come terapia

L'arte è una terapia. Aiuta a riconoscere e a integrare il dolore dell'esistere attribuendogli un significato. Favorisce una visione del mondo che correla l'intrapsichico con il mondo esterno e induce allo sconfinamento. Rivitalizza la persona, accende i sensi e attiva la mente facendo emergere quel fondo primigenio comune in cui il biologico e il culturale danno forma al sentire e all'essere.

Ma l'arte è anche una malattia. Satura le percezioni, occupa i pensieri, consuma le energie fino al loro esaurimento. E allora? Come può l'arte curare? Come possiamo pensare che persone già sofferenti possano trarre beneficio da qualcosa che altri può far ammalare? Il fatto è che, come dimostrano Niccolò Cattich e Giuseppe Saglio nel libro appena pubblicato Feltrinelli, L'oltre e l'altro. Arte come terapia, "l'arte può promuovere una catarsi, una trasformazione, una successione ininterrotta di risoluzioni dinamiche.

Può attivare un rinnovamento della persona nei termini di un processo di guarigione che non ha mai termine". Si tratta di capire come avviare il meccanismo giusto, o riavviarlo quando si è inceppato trasformando l'arte non in risorsa di evoluzione positiva ma di involuzione della sfera psichica della persona.

La vita, d'altro canto, non può essere vissuta passivamente, sarebbe una vita malata. "Vivere la vita significa poter fare una continua esperienza di sé nel mondo.

Essere in grado di porsi in relazione con gli altri e quindi di esporsi. Significa sapersi dotati – nel bene e nel male – di sentimenti e di emozioni, di pensieri e di immagini, di suoni e di gesti. Significa cercare con gli occhi ciò che rimane invisibile; battere le mani per sentire quanto non si può tacere; saltare con i piedi per volare senza le ali", perché, in fondo, sono sono la fantasia e la creatività a renderci così straordinariamente diversi l'uno dall'altro.

L'intelligenza e la complessità dell'essere umano sono riassunte nella creatività di ciascuno di noi. Fu Alfred Adler, all'inizio del Novecento, uno dei primi a focalizzare l'importanza del Sé Creativo per l'unicità della persona, e la sua Psicologia Individuale si pone oggi come la corrente psicodinamica più naturalmente disponibile ad accogliere le proposte di trattamento del disagio psichico attraverso le tecniche analogiche e utilizzando i linguaggi artistici per favorire forme diverse di espressione e di comunicazione, di rivelazione e di scoperta, di iniziativa e di progetto.

In L'oltre e l'altro le artiterapie vengono proposte come tecniche di cura, il cui valore dipende direttamente dalle capacità terapeutiche ed empatiche di chi le applica e non dalla dimensione artistica in sé.
"Arte, musica e danza indicano la strada, danno il ritmo e rendono lieve il passo. – spiegano gli Autori – Ci incoraggiano ad andare oltre il nostro mondo conosciuto e a sperimentarne un altro attraverso l'incontro e il confronto con le persone e con l'ambiente."

Sembra possibile, allora, ragionare sulla nostra mente attraverso ciò che l'arte ci permette di evocare e recuperare, in bilico tra il dentro e il fuori, tra cadute e vulnerabilità, restando suggestionati e stimolati dall'esplorazione che stiamo facendo e trovandoci rassicurati e garantiti dal terapeuta che ci accompagna. Che poi è l'essenza di ogni arteterapia e di molte psicoterapie di altra natura.

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