Medici e omeopati devono collaborare nell’interesse di tutti

I recenti fatti di cronaca hanno spinto i medici e gli omeopati a dare nuovo vigore ai precedenti tentativi di collaborazione, non solo nel desiderio di ampliarle le possibilità terapeutiche a disposizione del paziente, ma anche contro tutti quelli che spacciandosi per medici sfruttano un momento di debolezza dei cittadini malati e dei loro familiari vendendogli illusioni a caro prezzo.

Il parere dei medici. Il presidente della Federazione degli Ordini dei medici (FNOMCEO), Amedeo Bianco ha preso una decisa posizione contro chi specula sulle speranze e la pelle dei malati. "La tragica morte della ragazza fiorentina, dopo lo sciagurato intervento di questo soggetto di cui ci è ancora ignoto il profilo di qualificazione – ha sottolineato in una nota – fa emergere il problema di aree illegali e oscure che vendono speranze di salute e benessere.

È sconcertante che, in un'epoca di straordinari sviluppi della scienza biomedica, e di grandi successi nel debellare o contenere vecchie e nuove malattie, ci possa ancora essere qualcuno che vende pericolose falsità e terribili trappole per la libertà, la dignità, la vita stessa delle persone". Ma Bianco ha anche assicurato che non si abbasserà la guardia: "Dobbiamo tenere alta l'attenzione sulla qualificazione dei professionisti che gestiscono il bene più grande del singolo e della collettività, la salute.

Ogni novità e ogni suggestione in questo campo non può non mettere al centro la garanzia dell'efficacia e della sicurezza delle cure. Fuori da questi recinti non c'è la libertà, ma la prigione delle superstizioni, delle speranze disperate e di un diritto violato".

Il parere degli omeopati. La stessa promessa la fanno anche gli omeopati. Quelli veri ovviamente. La Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi) ha precisato che "nessun medico, classico o esperto in omeopatia, la cui deontologia impone scienza, coscienza e in primo "non nuocere", toglierebbe mai l'insulina, un farmaco salva-vita, a un paziente con diabete di tipo 1, insulino-dipendente.

Sarebbe un comportamento delittuoso, al di fuori dalle norme etiche e scientifiche della medicina." Secondo i rappresentanti della società "la tragica morte dei due minori e della ragazza diabetica fiorentina in particolare è conseguenza di un fenomeno di malpractice della medicina, di abusivismo della professione medica."

E infatti i primi ad essere danneggiati da questo abusivismo dopo i pazienti sono soprattutto loro, gli omeopati che stanno lavorando duramente per essere riconosciuti e per riuscire ad AFFIANCARE (E NON SOSTITUIRE) LA MEDICINA UFFICIALE laddove riesca a dimostrare la sua efficacia, seguendo il normale percorso di valutazione scientifica fatta di test e sperimentazioni cliniche controllate.

Allo stato attuale infatti la Siomi conta 1.270 medici, due terzi dei quali lavorano nel SSN come medici e pediatri di famiglia, ospedalieri e universitari (l'elenco è disponibile al sito della società). La voglia di collaborare e soprattutto di muoversi lungo le strade ufficiali del metodo scientifico c'è. Non è più come in passato, quando gli omeopati ritenevano di non dover dimostrare niente a nessuno e non si volevano adeguare alla regola fondamentale secondo cui in medicina si approva solo quello che dimostra di essere sicuro ed efficace. Il che significa presentare dati ufficiali e controllabili sui risultati ottenuti. D'altra parte anche i farmaci e gli altri trattamenti medici tradizionali seguono lo stesso percorso e non è detto che alla fine risultino efficaci e sicuri o che siano validi per ogni problema di salute. In Italia e all'estero sono in corso parecchie sperimentazioni del metodo omeopatico.

Tuttavia, Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia ha sottolineato che "deve essere migliorata anche la comunicazione al cittadino, soprattutto a fronte del crescente interesse che gli italiani mostrano per questi trattamenti. In Lombardia ad esempio vi ricorre un cittadino su cinque." Insomma non si può fare molto contro i ciarlatani se i pazienti non imparano a farsi furbi o quanto meno a controllare presso gli ordini locali che quelli a cui si affidano siano davvero medici. E in caso di dubbi basta rivolgersi alle società come la Siomi.

Un appello però è rivolto anche al mondo politico. "Occorre una legge di riconoscimento della medicina omeopatica come terapia medica praticata esclusivamente dal medico, e secondo i criteri dell'alleanza terapeutica con la medicina classica tipici della medicina integrata" hanno detto quelli della Siomi precisando che si tratta di "una misura urgente e indispensabile, per tutelare la professionalità dei medici omeopati e per proteggere i cittadini dai fenomeni di abusivismo della professione medica, purtroppo possibili in assenza di una legge dello Stato".

Altre proposte che mi sembrano valide e nemmeno troppo difficili da attuare sono l'istituzione di un Albo degli omeopati e il passaggio dei prodotti omeopatici nell'elenco dei farmaci. Allo stato attuale infatti sono assimilati a integratori alimentari il che rende il controllo qualità ad esclusiva discrezione del produttore. In altre parole ora non c'è garanzia nemmeno da parte di chi prescrive che i farmaci poi effettivamente acquistati dal paziente rispettino le concentrazioni e la sicurezza dichiarate dal produttore.

Nel prossimo post troverete la mia personale opinione sull'omeopatia, ma soprattutto il curioso rapporto tra arte e omeopatia. Se invece volete sapere qualcosa di più sull'omeopatia provate a consultare le faq della Siomi, sono i punti essenziali e soprattutto vi dimostrano che almeno sulla carta, non c'è nessun tentativo da parte loro di sostituirsi alla medicina tradizionale.

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