Musica in corsia? Il Lancet dice sì

Il suo impatto benefico sulla salute è noto da tempo se è vero che la raccomandavano addirittura gli antichi greci, millenni fa. E la scienza di oggi sforna ogni giorno prove a favore di questa millenaria intuizione. La musica fa bene a chi ha già un buon livello di benessere ma soprattutto a chi sta male.

Meno stress in sala operatoria. Guarigione più veloce. Aumento degli ormoni «buoni» nel sangue. Un recupero più rapido dall’ictus. Effetto «anestetico» in chi soffre di dolore cronico. Un effetto benefico sul cuore e sulla circolazione. Se tutte queste caratteristiche appartenessero ad un solo prodotto farmaceutico, il suo scopritore avrebbe già ricevuto il Nobel per la medicina. Per sfortuna (o fortuna) la musica non ha inventori: è nata con l’uomo.

Ciò non sminuisce di una virgola l’immenso potenziale taumaturgico che le si può riconoscere. Tanto che se ne è accorta perfino The Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche del mondo, che ne attesta l’efficacia pubblicando uno studio dell’università di Harvard.

Il professor Claudius Conrad, pianista e ricercatore della prestigiosa università americana, ha dimostrato che la musica può avere effetti sorprendenti anche in condizione critiche come quelle dei pazienti ricoverati in rianimazione.

«Ascoltando la musica di Mozart – spiega nell’interessante Music for healing: from magic to medicine comparso sempre su The Lancet insieme a quello di Michael J Field, Music of heartalcuni pazienti molto gravi ricoverati nei nostro ospedali hanno reagito con un calo anche del 20% degli ormoni Epinefrina e Interleuchina-6, che solitamente sono degli ottimi indicatori dei livelli di stress dell’organismo. Abbiamo poi osservato un aumento dell’ormone della crescita nel sangue, che rappresenta invece uno degli indici di guarigione in corso».

Questi risultati si affiancano a quelli di altri studi. Come quello italiano guidato da Luciano Bernardi, del San Matteo di Pavia, che dimostrò come l’ascolto di qualunque tipo di musica fa momentaneamente accelerare il cuore, ma dopo l’ultima nota produce uno stato di relax in cui i battiti rallentano e la pressione sanguigna diminuisce. Un altro studio, recentemente pubblicato dalla rivista Cochrane systemtic review, ha dimostrato che gli esercizi fisici per pazienti colpiti da ictus, se accompagnati da brani musicali venivano eseguiti molto meglio dai pazienti. Chiudono il cerchio altri studi che hanno dimostrato un minore uso di anti-dolorifici nei pazienti con dolore cronico o di anestetici in chirurgia quando si ricorreva al potere delle sette note. E la lista degli studi che provano l’efficacia della musica è parecchio lunga. Ma questo nuovo studio arriva come una ciliegina sulla torta, primo per il prestigio riconosciuto in campo medico alla rivista su cui è stato accettato e pubblicato e secondo per la particolare gravità dei pazienti presi in considerazione dai ricercatori.

Fonte: La Repubblica

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