Natura: non siamo più capaci di ascoltarla

La notizia ha dell'incredibile. Noi, bipedi ormai avvezzi ai frastuoni cittadini a ogni ora del giorno e della notte, diventiamo pazzi al più naturale e tranquillo rumore di sottofondo della Natura.
Cicale, rane, gabbiani. Non c'è specie che si salvi: se emette suoni diventa un nemico da tenere alla larga.

Con ogni mezzo.

"Pazzi" infatti non l'ho usato a caso. Per zittire la Natura facciamo follie, rendendoci ridicoli quando va bene, beccandoci una denuncia per maltrattamento agli animali quando va male.
Turisti esasperati che chiamano la protezione civile per far allontanare i gabbiani e condomini che sommergono di telefonate le amministrazioni comunali per il gracidio delle rane. E questo giusto per citare i più "tranquilli", perché a Tarquinia una signora è arrivata al punto di voler denunciare una cicala per «disturbo di quiete pubblica» e ad Alassio uno dei condomini delle rane di cui sopra, ha cercato di farsi giustizia da sé prendendo a sassate i poveri anfibi, rei solo di essere …

"innamorati".
L'intervento dalla Protezione animali ha scongiurato un'inutile carneficina. Ma non erano che pochi esemplari e forse uno soltanto particolarmente focoso e "ciarliero". Sarebbero bastate un minimo di tolleranza e pazienza in più. «Finita la stagione degli amori, al ruscello di Alassio sarebbe tornata la quiete. Si trattava di aspettare qualche giorno», spiega Gianni Buzzi, vicepresidente dell'Enpa di Savona. «Ora, comunque, la rana sta bene. L'abbiamo trasferita 200 metri più su», rassicura, anche se «a molti turisti stranieri quel suono piaceva perché conciliava il sonno».

Il caso di Alassio non è l'unico nella regione, e a dare i maggiori problemi di solito sono proprio i turisti. Ma di casa nostra. Nord Italia, soprattutto, con Piemonte e Lombardia in testa. «Quante chiamate riceviamo a inizio estate dai milanesi o dai torinesi che riaprono la seconda casa in Liguria e trovano sul balcone un nido di gabbiano», conferma Buzzi. Anche il gabbiano, infatti, è dotato di ugola robusta ed è capace di strida acutissime.

«Per evitare il peggio, spesso dobbiamo spostarli».
Ma è così un po' ovunque e la signora di Tarquinia che la notte di Ferragosto ha chiamato il commissariato di Tarquinia chiedendo un pronto intervento contro la cicala che friniva sull'albero di fronte alla sua finestra, lo dimostra.

Il fatto è che gli italiani, storditi e assordati dai rumori cittadini, ormai non riescono più a convivere con quelli della natura. «Il nostro sistema nervoso si abitua ai rumori frequenti, li cataloga e noi di fatto smettiamo di ascoltarli», spiega l'otorino Massimo Delle Piane. «Quelli naturali sono diventati estranei per il nostro cervello, che quindi rimane in allerta e non riesce a riposare».
Secondo il professor Michelangelo Iannone, dell'istituto di Scienze neurologiche del Cnr, bisogna tener però conto anche della potenza del suono e della sensibilità individuale, oltreché dell'abitudine. «Nel caso della rana ligure, più che la frequenza probabilmente era la potenza del suono a dare fastidio». Ovvero i decibel sprigionati. «Nel nostro cervello, quando avvertiamo un rumore acuto, si attiva un meccanismo interno di allarme e si diffonde il monossido di azoto, un gas che ha un'azione eccitatoria e ci sveglia. Il gracidio o il canto di un gallo, per chi non è abituato a vivere in campagna, possono risultare inquietanti come un cane che abbaia o una sirena». Tuttavia, i suoni come il vento o la risacca del mare, che sono ugualmente naturali, vengono percepiti dalla maggior parte delle persone come veri rumori «bianchi», ossia costanti, di sottofondo, capaci di favorire il sonno. «Il verso della rana difficilmente rientra nella categoria. Noi ci addormentiamo con alcune frequenze, ma dipende molto dalla sensibilità soggettiva e appunto da quanto siamo abituati a sentirlo».

Povere rane!
Per fortuna ad assolvere la specie con un pizzico di ironia interviene
Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf Italia. «La raganella verde è carina, il rospo smeraldino ha un trillo così bellino, la più rumorosa è la rana toro, ma non ce la vedo, vicino ad Alassio» dice, infatti, l'esperto. «I disturbatori della notte, elenca, possono essere le civette, gli allocchi, le tortore dal collare (quelle che fanno «uhh-uhh» vicino alle nostre finestre) e soprattutto, di mattina presto, i gabbiani. Una vera piaga, di cui sono responsabile» racconta rincarando la dose. «Era il 1973, trovai una femmina zoppa di gabbiano, che allora in giro non ce n'erano. La portai allo zoo di Roma, nella vasca delle foche. Si riprese. Un maschio di passaggio si innamorò e misero su famiglia».

E a chi non avesse ancora afferrato il senso più profondo del suo umorismo pungente, Pratesi dà la stoccata finale in difesa delle voci agresti: «Io sto in campagna e tutte le mattine alle 4 c'è il gallo che canta, mi sveglia sì, però lo adoro. Ma quelle moto orrende con la marmitta sfondata…».

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