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Per non farsi male: preparare la seduta

Per non farsi male: preparare la seduta

Lo dicevamo ieri: a volte ci mettiamo ad allenarci ma non tutte le strutture del corpo sono pronte a lavorare al 100%.

Come ben sanno i miei lettori, l’essere umano è sostanzialmente differente dai rettili: noi non siamo pronti, appena balzati giù dal letto, a correre a tutta birra: per andare forte dobbiamo attivarci gradualmente.

Uno dei grandi problemi degli sportivi (soprattutto gli amatori, un professionsita raramente commette di questi errori, perché ha investito sulla sua efficienza) è che non capiscono se e fino a che punto si sono scaldati adeguatamente. Ad esempio, se è agosto e fa molto caldo, la maggior parte dei praticanti pensa che se stanno sudando abbondantemente vuol dire che sono “caldi” (?).

In realtà il riscaldamento non consiste solo nello scaldare il motore a livello centrale (aumento della temperatura corporea, potenza aerobica…), ma è una funzione dell’efficienza delle singole articolazioni chiamate in causa.

Col termine articolazione mi riferisco qui all’insieme dei legamenti, tendini e muscoli che muovono un arto.

Ad esempio: se vogliamo nuotare a delfino (stile che comporta una grande azione della spalla, con movimenti articolari per molti al limite dell’ampiezza fisiologica, e richiede una grande forza di trazione in acqua) non basta correre, per scaldarci, fosse anche per un’ora di fila. La massima efficienza si raggiunge quando anche le articolazioni maggiormente impegnate hanno la possibilità di muoversi come nel gesto di gara, senza traumi ed alla massima potenza.

Il grosso equivoco è pensare il riscaldamento come una specie di pratica scaramantica, da recitare come un rosario: chi fa tutta la sequenza fino in fondo è salvo… In realtà, il riscaldamento (in tipologia, quantità, durata ecc.) dipende fortemente dalle nostre condizioni del momento e da ciò per cui ci stiamo preparando: per questo la massima maturità atletica si raggiunge quando ci basta un secondo per capire come stanno tutte le articolazioni del corpo, e valutare se siamo pronti o no a quel certo movimento, gesto, sforzo.

Come si raggiunge questa maturità? Con l’esperienza e la sensibilità: riscaldandosi sempre alla perfezione, ed amando di percepire sempre più a fondo e intensamente le sensazioni corporee. Fuori di retorica, questa è la ricetta che funziona.

Buona prestazione a tutti!

Image courtesy fodisa.co.za 

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