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Sindrome di Natale, al lavoro più stanchi di prima

Sindrome di Natale, al lavoro più stanchi di prima

Sarà dura, durissima per i milioni di italiani che oggi rientreranno al lavoro dopo la pausa per Natale e Capodanno. Stanchi, svogliati, con tanto sonno da recuperare e qualche chilo in più da smaltire, ci si ritroverà per il primo giorno di attività del 2011 con la sensazione di aver bisogno di una vacanza.

È la Sindrome di Natale, un “social jet lag“, il cui effetto, secondo i ricercatori dell’University del Surrey, è paragonabile nei danni su umore e fisico a quello degli spostamenti in aereo, fuso orario compreso.

Le spie sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalle occhiaie. Per due settimane e oltre, poco sonno di notte – ricordo di veglioni e partite di poker -, sonnolenza canaglia durante tutto il giorno, e l’inevitabile malumore scatenato oltreché dai sintomi fisici anche dall’andamento della vacanza fatta di riunioni familiari e visite di cortesia, tempo e soldi (tanti) spesi in cibo da preparare e regali da fare e magari insoddisfazione per i doni ricevuti. E adesso si deve pure rientrare in ufficio. “Sono i disguidi delle vacanza, – dice la cronobiologa e coordinatrice dello studio Victoria Revell – mandano in tilt il nostro orologio biologico, come se attraversassimo due fuso orari“. E pazienza se non ci siamo mossi da casa: l’effetto è lo stesso.

Il consiglio, che per i più arriva ormai troppo tardi, è quello di “non alzarsi troppo tardi dal letto“. “Non proprio come se si dovesse andare al lavoro, ma quasi“, dice la Revell.

Altrimenti il corpo potrebbe abituarsi al dolce far niente e soprattutto perdere i soliti ritmi mandando il tilt il proprio orologio biologico.

La cronobiologia, infatti, è la scienza che studia il ritmo sonno-veglia che segue un andamento circadiano. Il nostro orologio biologico è influenzato dalla luce del sole e da un cocktail di ormoni, tra i quali il più importante è la melatonina. I cronobiologi prendono il jet-lag a simbolo dei problemi che insorgono quando le lancette dell’orologio fisico si spostano rispetto a quello biologico con gli effetti che abbiamo visto qui, per la sindrome di Natale: difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, confusione, senso di malessere generale, mancanza di energia, stanchezza, irritabilità e, anche se spesso non vengono citati, problemi digestivi e perdita di appetito.
Be’, per questi ultimi aspetti, più che il jet leg, centrano gli eccessi alimentari del Natale. E se davanti all’ennesima fetta di pandoro o panettone ci manca l’appetito, tanto meglio: sarà più facile resistere alle tentazioni delle leccornie rimaste in casa o portate proprio in ufficio da colleghi che, al pari di noi, non ne possono più.

Passerà anche questa. Ma dopo l’Epifania, perché lunedì prossimo, con la riapertura delle scuole, si prospetta una nuova ondata di sindrome di Natale anche per insegnanti e bambini. Tuttavia, in questo caso,  si fa forse ancora in tempo a evitare il social jet lag, riportando gradualmente le lancette dell’orologio nel fuso giusto.

Ma a questo punto, e visto lo stress da Natale tra cibo e botti, dei nostri amici a quattro zampe, non mi stupirei se il rientro alla normalità di padroni e padroncini mandasse in tilt anche i loro orologi biologici.

Come vedete vi ho inserito tante belle foto sulla Sindrome di Natale. E chissà quante altre ne avete voi, nei vostri cellulari. Se vi va potete inviarmele al solito indirizzo (emanuelazerbinatti@blogosfere.it): le pubblicherò volentieri per allietare il rientro alla solita vita

Fonte: ASCA

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