Uno psicologo per Inter e Roma: corso di sopravvivenza sportiva per atleti

Essere buoni atleti non è solo una questione di doti fisiche e allenamento, ma anche di "testa" che deve sostenere lo sportivo sia nei momenti di preparazione dove lo sforzo e l'impegno devono rimanere costanti  per lunghi periodi sia in gara dove sono richiesti invece sforzi intensi e concentrati nel tempo.

L'atleta che vuole vincere deve avere in definitiva anche la mentalità del vincitore e soprattutto non deve avere motivi per "temere la vittoria", come invece sembra avere l'Inter che in questo finale di campionato sembra sull'orlo di una crisi di nervi con i sui 10 punti di vantaggio persi in tre mesi (nella foto l'emblema della disperazione dell'Inter).

Di solito per non crollare prima del traguardo finale, ciascuno sportivo adotta una sua strategia personale, elaborata nel corso di anni di attività, spesso a proprie spese.

C'è chi scarica lo stress con attività rilassanti come ad esempio giocare alla playstation che a quanto pare è il rimedio preferito proprio dai calciatori, leggere, dedicarsi a sport completamente diversi, nuotare, ecc.
E c'è chi elabora riti scaramantici più o meno complessi che agli altri magari sembrano assurdi o esilaranti, ma per chi li "deve" mettere in atto è una questione "di vittoria o sconfitta" che per un atleta è come dire "di vita o di morte".

A volte però queste strategie personali non bastano più o perché sono insufficienti di loro o perché lo stress è effettivamente troppo. In questi casi, a volte, i sintomi del disagio e del crollo imminente si possono vedere proprio dall'intensificarsi di questi rituali, manie e piccole ossessioni, perseverando in realtà su strategie fallimentari, perché non solo non riducono più lo stress, ma addirittura rischiano di aumentarlo. Se l'Inter ha passato il segno ce lo dirà la giornata di domani, bisognerà poi vedere se la Roma saprà approfittare della eventuale debacle finale dei Neroazzurri o se invece è anche lei a suo volta oltre il segno.

Certo è che in questi giorni si è fatto un gran parlare di scaramanzia, superstizioni, gatti neri e soprattutto sfiga (di Figo) come ci ha ricordato anche Gordon Francis Ferri di Mysterium.

Che fare in questi casi? L'ideale sarebbe pensarci prima, affidandosi a un esperto che non lasci la scelta delle strategie per gestire lo stress all'improvvisazione. Immagino che Inter e Roma abbiano il loro, ma in particolare per l'Inter si parla di "crisi di nervi", "stato di coma", "malattia terminale", insomma qualsiasi cosa si pensi è una situazione grave e senza speranza. Magari non siamo a questi livelli, ma forse non possiamo già più parlare di tensione sana e necessaria per lo sportivo, ma di vera patologia. Che sia davvero "paura di vincere"?

Sia quel che sia, stress, tensione, ansia e paura sono tutti stati fisici-emotivi che di solito associamo a qualcosa di negativo che sarebbe meglio eliminare, ma non è del tutto vero e lo sport ne è l'esempio migliore.
In quest'ambito l'ansia è un fattore che è stato infatti ben studiato tanto che ora è assodato che, per quanto riguarda il praticante può danneggiare, ma anche favorire la prestazione in gara. Essere nervosi è normale prima di una gara o di qualsiasi altro evento in cui il risultato sia per noi importante. Per la maggior parte degli atleti essere un po' nervosi è indice di tensione che può aiutare a raggiungere l'obiettivo. Come la freccia che per essere lanciata verso il bersaglio deve porre in tensione l'arco. Né tanto né poco. Si tratta di trovare un equilibrio tra tensione necessaria e bisogno di mantenere concentrazione e lucidità. La tensione nervosa è positiva quando riesce a motivare, a raccogliere le proprie energie, ad essere attenti a ciò che sta accadendo dentro e fuori se stessi per rispondere nel modo più rapido ed efficace possibile. La tensione patologica invece è quella che toglie lucidità e fermezza e che infine paralizza e fa rinunciare. Si tratta di trovare un equilibrio tra "attacco" e "fuga". Succede anche nella vita reale, ma qui, come nel mondo animale, la "fuga" qualche volta può essere la soluzione migliore. Nello sport dove invece, non è in gioco la sopravvivenza dell'individuo o della specie, la fuga è quasi sempre la risposta sbagliata. E gli sportivi che ormai sono seguiti sia a livello individuale sia di gruppo da psicologi  oltre che da preparatori atletici, mettono in pratica regolarmente diverse strategie per trovare e mantenere un equilibrio tra ansia positiva e ansia negativa. Alcuni si dedicano a tecniche immaginative o di visualizzazione del gesto atletico che andranno a compiere, altri si concentrano sul rilassamento attraverso il controllo della respirazione o di tecniche che consentano di ridurre la tensione nervosa in eccesso rispetto al punto critico oltre il quale diventerebbe patologica.

Per i giocatori di Roma e Inter ci sarebbe quindi ancora speranza, a patto di trovargli un bravo psicologo dello sport e lasciarli in pace. Almeno fino a domani.

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