Vincere il Nobel e perdere Sanremo: alla Montalcini capitò anche questo

A proposito del rapporto della scienziata Rita Levi Montalcini con l'arte, vi ricordate quella volta in cui rischiammo di vederla partecipare al Festival di Sanremo?

Era il 2006 e la neurobiologa fu autrice del testo di una canzone dei Jalisse che partecipò alle selezioni per il Festival di Sanremo 2007.

Non riuscì a qualificarsi, ma ne nacque un vivace dibattito: escludere quanto scritto da un premio Nobel pareva oltraggioso, trattandosi di uno spettacolo che certo non poteva permettersi di dare lezioni a una mente eccelsa come quella della Montalcini. Ma non ci fu verso.

C'è da dire che era in buona compagnia visto che quell'anno la commissione del Festival composta da Patrizia Ricci, Dario Salvatori e Paolo Buonvino bocciò in un sol colpo anche la grande poetessa in odor di Nobel Alda Merini, un'altra eccellente scienziata Margherita Hack, il poeta e scrittore Edoardo Sanguineti e il famoso scrittore Alessandro Baricco.

Ogni tanto lo chiedono ancora a Rita Levi Montalcini se le dispiace non aver potuto portare la sua "Linguaggio universale" sul palco dell'Ariston. Tuttavia, oggi come allora, la professoressa non ne vuole parlare sostenendo che «non le interessa, ma certo non è addolorata per l'esclusione della canzone».  

Ma come è nata e di cosa parlava questa canzone?
«Tutto comincia nel marzo 2005 a Gioia Del Colle in Puglia per il Premio Grinzane Cavour.» raccontava al Corriere della sera Fabio Ricci (il «lui» del duo Jalisse, lei è sua moglie Alessandra Drusian).

«Noi Jalisse siamo lì a cantare. Conosciamo lo scrittore iracheno Younis Tawfik. Cominciamo a parlare di pace, amicizia tra popoli e religioni, ruolo degli artisti. È lui a svelarci che "Jalisse" in arabo significa "siediti e ascolta"…». Tawfik (docente universitario di arabo, membro della Consulta islamica in Italia, autore del libro «Il profugo», Bompiani) non si limita a un gesto di amicizia. Scrive per i Jalisse «Fede dell'amore»: «…Fede dell'amore a Dio/ è la nostra speranza…/ Io ti cerco in un giorno di neve/e tra gli angeli della Sistina/ Scrivo il tuo nome/ nell'infinito del cielo/ mentre nasce una stella/ Io ti cerco nei miei Arabeschi/ tra i minareti della Grande Moschea».

Il testo entusiasma Ricci, che lo musica immediatamente: «Di qui è nato il nostro progetto, cioè un Cd e un volume di testi dedicati agli otto obiettivi Onu per il nuovo millennio». Ovvero eliminazione della fame, scuola per tutti, uguaglianza per le donne, diminuzione della mortalità infantile, migliore salute delle madri, lotta all'Aids, sostenibilità ambientale, partenariato globale per lo sviluppo. «Abbiamo subito pensato a Rita Levi Montalcini e al suo impegno per l'infanzia» conclude Ricci.

Il duo Jalisse non ha mai incontrato direttamente il premio Nobel ma sempre Giuseppina Tripodi, storica collaboratrice della professoressa nella sua Fondazione che si occupa di istruzione ed educazione delle donne africane, anche poetessa (sua la raccolta «Vortici», 2004). Si è partiti dall'allora ultimo libro di Rita Levi Montalcini «Tempo di revisione» (Baldini Castoldi Dalai) scritto con la Tripodi e si è arrivati al testo in versi, «Linguaggio universale». Racconta l'assistente della senatrice a vita: «Sei mesi fa la professoressa ed io eravamo in automobile. Lei aveva già spedito ai Jalisse una riflessione sui suoi temi più cari. L'entusiasmo di Ricci l'ha convinta a immaginare un testo in versi, limato con attenzione fino all'ultima parola. Un inno all'uguaglianza, alla libertà creativa di ogni bambino».

Giuseppina Tripodi chiarisce anche che «il loro progetto è nato dopo, ma la canzone non era certo destinata a Sanremo e comunque la commissione ha fatto bene a decidere così: cosa c'entra un Nobel, cosa c'entrano gli altri grandi nomi col festival? Ma la professoressa non è certo addolorata per l'esclusione. Né intende parlarne».

I Jalisse, al riguardo, danno invece una versione un po' diversa: «Del festival si era parlato» dicono, ammettendo però anche loro che «il vero obiettivo restava il progetto. Noi abbiamo comunque sottoposto la canzone a Baudo. Con un calcolo cabalistico: abbiamo vinto nel 1997, quest'anno è il 2007, tra dieci giorni nascerà la nostra seconda figlia Aurora Fatima Maria che terrà compagnia alla sorella Angelica Francesca nata sei anni fa, poi il testo della professoressa… Sarebbe stato il coronamento di un anno d'oro».

E invece è andata come sappiamo. «Sarebbe stato comunque impossibile ai giurati del Sanremo 2007 votare sul testo del premio Nobel: «Nei giardini dell'infanzia si racconta che/ ogni uomo è uguale all'altro perché amore è amore se/ riesci a guardare tra le stelle e capire come puoi/ essere libero nell'universo». Difficile, alle orecchie di un profano, immaginarne una versione, diciamo, cantabile. Ma la musica, si sa, può (quasi) tutto. Viste le polemiche sulle esclusioni eccellenti, stiamo pensando a un Cd da consegnare ai critici musicali. Così potranno ascoltare. E giudicare» spiegava Dario Salvatori, uno dei tre sottoscrittori dei "no illustri". Chissà se se ne è fatto qualcosa poi.

Io intanto sto cercando almeno un video della canzone da proporvi.

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