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Molti pensano che una buona acuità visiva sia sufficiente per garantire una vista ottimale.
Tuttavia, esistono persone che, pur riuscendo a leggere anche le lettere più piccole, possono avvertire disturbi visivi comealonio una visione meno nitida. Questo fenomeno può essere paragonato a un dipinto perfetto visto da lontano: avvicinandosi, i dettagli si confondono. È qui che entra in gioco l’aberrometria, un esame che va oltre la semplice misurazione della vista, analizzando il comportamento della luce all’interno dell’occhio.
Definita dal professor Antonio Moramarco, oculista e docente presso l’Università di Bologna, l’aberrometria è un esame strumentale che studia il percorso della luce attraverso l’occhio. In particolare, misura come i raggi luminosi vengono deviati mentre attraversano la cornea e il cristallino, che sono le principali ‘lenti naturali’ del nostro sistema visivo. Quando tutto funziona correttamente, la luce raggiunge la retina in modo preciso, garantendo una visione chiara. Tuttavia, piccole imperfezioni possono alterare questo percorso, portando a una visione sfocata o a disturbi visivi, specialmente in condizioni di scarsa illuminazione.
Il risultato dell’aberrometria è simile a unacarta d’identità ottica, che non solo evidenzia difetti visivi comuni come miopia e astigmatismo, ma rivela anche irregolarità più sottili, spesso invisibili agli esami tradizionali. Queste informazioni permettono all’oculista di personalizzare le correzioni, ad esempio tramite lenti a contatto speciali o interventi chirurgici mirati. Così, si ottiene una visione più chiara e confortevole.
Il termine ‘aberrazione’ si riferisce a una deviazione dalla condizione ideale di un sistema ottico.
Esistono aberrazioni di basso ordine, come miopia, ipermetropia e astigmatismo, facilmente correggibili con occhiali o lenti a contatto. Tuttavia, ci sono anche aberrazioni di alto ordine, più difficili da misurare e descrivere, che influenzano notevolmente la qualità della visione, creando disturbi come aloni e ridotto contrasto, anche quando la vista appare perfetta a prima vista.
L’aberrometria è particolarmente utile quando i sintomi segnalati dal paziente non trovano spiegazione nelle misurazioni standard.
Questo esame si rivela cruciale nella pianificazione di interventi chirurgici refrattivi, permettendo di personalizzare l’operazione in base alle caratteristiche ottiche di ciascun occhio. Risulta vantaggiosa anche per chi, nonostante l’uso di occhiali correttamente prescritti, lamenta ancora difficoltà visive o per pazienti con cornee irregolari.
L’aberrometria è un esame rapido, indolore e non invasivo. Durante la procedura, il paziente deve semplicemente fissare una luce mentre un dispositivo invia un fascio luminoso all’interno dell’occhio.
Analizzando il modo in cui la luce entra ed esce, si può ricostruire il comportamento ottico dell’occhio, mappando le aberrazioni presenti. Alla fine, i risultati sono presentati tramite immagini e numeri che sintetizzano il tipo e l’entità delle aberrazioni. In alcuni casi, l’esame viene eseguito con la pupilla di dimensioni normali, mentre in altri è necessaria la dilatazione farmacologica, dato che la grandezza della pupilla può influenzare la qualità visiva, specialmente in condizioni di bassa luminosità.
Non è necessaria una preparazione particolare per l’aberrometria, anche se potrebbe essere consigliato sospendere l’uso di lenti a contatto rigide. È importante notare che, come tutti gli esami strumentali, l’aberrometria ha i suoi limiti. Fattori come cornee irregolari o secchezza oculare possono influenzare i risultati.
L’aberrometria non solo misura il passaggio della luce attraverso l’occhio, ma contribuisce a creare un’esperienza visiva più chiara e armoniosa, affinché ogni sguardo possa riscoprire il piacere di vedere il mondo con maggiore nitidezza e comfort.