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Negli ultimi anni la relazione tra alimentazione e malattie respiratorie è diventata oggetto di interesse crescente.
Un recente lavoro condotto su una vasta coorte spagnola ha valutato se il complesso modello alimentare noto come dieta mediterranea potesse influenzare l’incidenza di asma a esordio in età adulta. I risultati, ottenuti con oltre un decennio di follow-up, suggeriscono un’associazione protettiva che vale la pena esplorare per la prevenzione primaria.
Lo studio, realizzato nel contesto del SUN Project, ha applicato analisi multivariate per tenere in conto molteplici variabili confondenti e ha considerato anche misure ripetute dell’alimentazione nel tempo.
Qui ripercorriamo metodologia, risultati principali e le possibili implicazioni cliniche, evidenziando punti di forza e limiti dell’approccio osservazionale.
La ricerca si è basata su una coorte prospettica composta da laureati universitari spagnoli coinvolti nel SUN Project. All’inizio 23.133 partecipanti avevano compilato il questionario basale; dopo esclusioni per follow-up insufficiente, perdita al follow-up, malattie respiratorie prevalenti, uso di inalatori al basale, casi molto precoci e introiti energetici improbabili, l’analisi finale ha riguardato 17.127 adulti liberi da patologia delle vie aeree all’ingresso.
L’outcome primario era la nuova diagnosi di asma auto-riferita nei questionari biennali, valutata tramite modelli di Cox multivariabili con aggiornamento delle esposizioni nel tempo.
Per misurare il pattern alimentare è stato impiegato un questionario di frequenza alimentare validato a 136 item, somministrato al basale e ripetuto a 10 anni. L’aderenza alla dieta mediterranea è stata quantificata mediante il Mediterranean Diet Score di Trichopoulou, suddiviso in quattro categorie che vanno dalla minima alla massima aderenza.
Gli aggiustamenti statistici hanno incluso variabili socio-demografiche, stile di vita e condizioni cliniche note in grado di confondere l’associazione.
Nel corso di un follow-up mediano di 12,8 anni sono stati registrati 302 nuovi casi di asma, corrispondenti a 1,36 casi per 1000 persone-anno. Confrontando i gruppi estremi del punteggio, chi aveva il livello più alto di aderenza (7-9 punti) mostrava un hazard ratio di 0,58 rispetto a chi aveva il punteggio più basso (0-2 punti), dopo aggiustamento per potenziali confondenti.
Considerando il punteggio come variabile continua, ogni punto aggiuntivo nel Mediterranean Diet Score si associava a una riduzione del rischio (HR circa 0,9 per punto).
Quando è stata inclusa l’informazione alimentare aggiornata a 10 anni, la relazione inversa è rimasta presente: nel modello con misure ripetute il gruppo con maggiore aderenza mostrava un HR di 0,49 rispetto al gruppo a più bassa aderenza, risultato borderline dal punto di vista statistico ma coerente nella direzione.
Le analisi di sensibilità che reintegravano casi molto precoci o utilizzatori di inalatori al basale attenuavano la robustezza statistica pur lasciando una tendenza favorevole.
Esaminando le singole componenti del punteggio, solo due elementi hanno mostrato associazioni significative: il consumo sopra la mediana di frutta e frutta secca (HR 0,78) e quello di pesce (HR 0,77). Gli altri componenti non hanno evidenziato legami robusti nelle analisi esplorative.
L’effetto protettivo complessivo è risultato più marcato tra i partecipanti di età pari o superiore a 35 anni, suggerendo che l’impatto di un pattern ricco di nutrienti antinfiammatori e antiossidanti possa essere più rilevante con l’aumentare dell’età.
Il messaggio principale è che un elevato livello di aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore incidenza di asma in età adulta in questa popolazione mediterranea.
Tuttavia, essendo uno studio osservazionale non è possibile stabilire un rapporto di causalità: permangono la possibilità di confondimento residuo (fumo, allergie, inquinamento, familiarità, fattori socioeconomici non completamente misurati) e l’auto-segnalazione della diagnosi come potenziale fonte di bias. Nonostante ciò, i risultati sostengono l’idea che il focus preventivo possa spostarsi dal singolo nutriente al pattern dietetico.
Per la pratica clinica e le politiche di salute pubblica, questi dati rafforzano l’opportunità di valorizzare il modello Mediterraneo come componente di strategie multifattoriali per ridurre il carico di malattie respiratorie.
Serviranno però ulteriori studi, idealmente interventistici o con misure cliniche oggettive dell’asma, per confermare i meccanismi e verificare l’efficacia di interventi nutrizionali mirati.