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Il 2026 si prospetta un anno di grande vitalità per i prodotti della dieta mediterranea, consolidando la posizione dell’Italia nel panorama agroalimentare mondiale.
Secondo un’analisi condotta da Ismea, i principali indicatori economici mostrano segni di crescita per vari settori, dall’olio extravergine di oliva ai vini, dai cereali all’ortofrutta. Questi risultati non solo rafforzano la competitività delle filiere italiane, ma evidenziano anche l’attrattiva del Made in Italy nel mercato globale.
Nel settore dei cereali, il grano duro ha registrato un incremento significativo della produzione, con un aumento del 3,4% che ha portato il totale a 3,6 milioni di tonnellate.
Questo risultato è stato possibile grazie a condizioni climatiche favorevoli e a rese superiori, garantendo un’ottima qualità del prodotto. I prezzi si sono stabilizzati a 274,90 euro per tonnellata a dicembre, un dato che riflette l’ottimo stato del mercato.
Al contrario, la produzione di grano tenero ha subito una flessione, attestandosi a 2,5 milioni di tonnellate con un prezzo medio di 246,79 euro per tonnellata.
Tuttavia, il mais ha vissuto un periodo di crescita, con un aumento delle superfici coltivate del 9,2% e una produzione di 5,5 milioni di tonnellate, che rappresenta un incremento dell’11,9%. I prezzi del mais sono saliti a 238,56 euro per tonnellata a settembre, segnando un +6,1% rispetto all’anno precedente.
Un’altra area in forte espansione è quella del vino, dove la campagna 2026/2026 ha visto una produzione complessiva di 232 milioni di ettolitri, con un incremento del 3%.
L’Italia si conferma leader mondiale con una produzione di 47 milioni di ettolitri, in crescita dell’8%. I consumi interni di vini frizzanti hanno registrato un aumento del 5,8% in volume e del 5% in valore, evidenziando un interesse crescente per i prodotti locali.
Per quanto riguarda l’olio extravergine di oliva, il 2026 è stato un anno di media carica, con una produzione in aumento, in particolare nel sud Italia.
I prezzi si sono mantenuti sotto gli 8 euro al chilo. Anche il settore dell’ortofrutta ha dimostrato performance positive, con un incremento dell’3,9% nelle quantità esportate e del 6,3% in valore, raggiungendo un saldo commerciale positivo di 1.739 milioni di euro.
Nel mercato della carne, la produzione di carne bovina ha visto un aumento dell’1,2%, un dato che si discosta dalla tendenza negativa riscontrata nell’Unione Europea, dove si segnala una diminuzione del 4%.
Anche la carne avicola ha mostrato segni di crescita, con un +4,3% e un incremento delle esportazioni del 2,3%. Questo settore ha registrato un saldo commerciale positivo di oltre 70 mila tonnellate.
Per il comparto lattiero-caseario, i primi nove mesi del 2026 hanno visto un aumento della produzione di latte vaccino del 0,3%, con un prezzo alla stalla di 57,3 euro per 100 litri a ottobre.
Tra gennaio e agosto, l’export dei formaggi ha fatto registrare un notevole +14,9% in valore e +5,6% in volume. In particolare, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano hanno visto un incremento del 2,2% nelle quantità e del 20,4% nel valore, mentre il Pecorino Romano ha mantenuto un prezzo stabile di 12,5 euro al chilogrammo.