Aumento dei casi di sifilide tra adolescenti: segnali e prevenzione

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Negli ultimi tempi gli esperti hanno registrato un aumento preoccupante dei casi di sifilide tra i giovani in Italia, in particolare nella fascia dei 15-17 anni.

Questo fenomeno, segnalato anche da infettivologi come Matteo Bassetti, rimette al centro il tema dell’educazione sessuale e della prevenzione: conoscere la malattia e le sue vie di trasmissione è il primo passo per fermarne la diffusione.

La sifilide è causata dal batterio Treponema pallidum ed è una infezione sessualmente trasmessa che, se diagnosticata presto, è curabile con gli antibiotici adeguati. Tuttavia, la facilità con cui può passare inosservata — soprattutto nei giovani — e la possibilità di complicanze a lungo termine rendono cruciale l’informazione e l’accesso a test rapidi.

Come avviene il contagio e perché i giovani sono più esposti

Il contagio si verifica prevalentemente attraverso il contatto diretto con le lesioni infette durante rapporti vaginali, anali o orali: anche il sesso orale può trasmettere la sifilide. Un elemento che favorisce la diffusione tra adolescenti è la percezione ridotta del rischio e l’uso non corretto o saltuario del preservativo. Spesso le piaghe iniziali, i cosiddetti sifilomi, sono indolori e nascosti, motivo per cui molti non si accorgono dell’infezione e continuano a trasmetterla inconsapevolmente.

Fattori comportamentali e sociali

Tra i motivi che spiegano l’impennata vi sono l’inizio precoce dell’attività sessuale, la scarsa copertura dell’educazione sessuale nelle scuole e la diffusa ricerca di informazioni su internet, talvolta contrastanti. I report istituzionali segnalano inoltre un aumento delle diagnosi di malattie sessualmente trasmesse nel 2026, con incrementi evidenti per gonorrea, clamidia e sifilide, a testimonianza della necessità di potenziare lo screening tra i più giovani.

Segnali clinici da non sottovalutare

La sifilide si manifesta in fasi: nella fase primaria compare una piccola ulcera (il sifiloma) nel punto d’ingresso, spesso indolore e destinata a guarire spontaneamente, ma senza eliminare l’infezione. Nella fase secondaria possono insorgere eruzioni cutanee su palmi e piante, febbre e stanchezza. Seguire i sintomi è essenziale perché la malattia può evolvere in una fase latente e, se trascurata, causare danni a organi interni e al sistema nervoso.

Diagnosi e tempistiche

Per sospetto clinico è possibile eseguire l’analisi della lesione nelle fasi iniziali o un esame del sangue che di solito diventa positivo dopo alcune settimane dall’infezione. Rivolgersi a un centro MTS o al medico di fiducia consente di ottenere test rapidi e consigli pratici; la privacy viene garantita per legge, elemento fondamentale per superare lo stigma che spesso ostacola la diagnosi precoce.

Prevenzione e trattamento: cosa fare subito

La prevenzione rimane la strategia più efficace: l’uso corretto del preservativo in ogni rapporto, compreso quello orale, riduce significativamente il rischio. In caso di rapporti non protetti o di dubbi, è opportuno eseguire un controllo: la terapia standard prevede la somministrazione di penicillina, con alternative per chi è allergico, e si dimostra molto efficace se iniziata tempestivamente.

Comunicazione e responsabilità

Se il test è positivo esiste un obbligo etico di informare i partner sessuali precedenti per permettere loro di sottoporsi a controllo e trattamento.

Parallelamente, istituzioni e scuole devono rafforzare i programmi di educazione sessuale e screening mirati per ridurre le diseguaglianze nell’accesso alla prevenzione e intercettare i casi fin dalle fasi iniziali.

Infine, non va dimenticato il rischio di trasmissione verticale: una donna infetta può trasmettere la sifilide al feto durante la gravidanza, con possibili esiti gravi. Per questo motivo lo screening prenatale e il trattamento tempestivo sono misure essenziali per la tutela materno‑infantile.