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Bianca Balti è tornata sul palco del Teatro Ariston come co-conduttrice della serata delle cover al Festival di Sanremo 2026, accanto a Carlo Conti.
Il ritorno avviene dopo una diagnosi di tumore ovarico avanzato e un successivo ciclo di terapie. La presenza in scena ha valore simbolico e personale: testimonia la fine di una fase terapeutica e l’avvio di una riorganizzazione della vita familiare.
In conferenza stampa Balti ha definito l’ultimo anno «il più duro della mia vita», riferendosi alla fase successiva alla chemioterapia e alla necessità di ricostruire la propria identità.
Ha sottolineato come la guarigione clinica rappresenti solo una parte del percorso: serve tempo per elaborare il lutto della donna che si era prima della malattia e per costruire una nuova normalità che comprenda cicatrici, paure e relazioni mutate.
Il primo segnale risale a, quando un dolore addominale ha portato alla scoperta di un carcinoma ovarico in stadio avanzato. Il percorso terapeutico ha previsto un intervento chirurgico di citoriduzione, seguito da cicli di chemioterapia.
La malattia è ora in remissione. La top model ha condiviso pubblicamente le difficoltà legate agli effetti collaterali, tra cui la caduta dei capelli e il senso di perdita di sé. Ha inoltre raccontato le paure relative al futuro e alla possibilità di maternità, sottolineando la necessità di ricostruire una nuova normalità che includa cicatrici, timori e rapporti mutati.
Un elemento centrale della vicenda è la presenza della mutazione BRCA1, già nota e associata a un aumento del rischio di tumori al seno e alle ovaie.
Balti era già a conoscenza della condizione e, in passato, aveva subito una doppia mastectomia preventiva.
La nuova diagnosi ovarica ha imposto ulteriori valutazioni cliniche. Le scelte riguardano anche le figlie, per le quali è prevista la possibilità di sottoporsi al test genetico secondo le indicazioni che raccomandano l’esame dopo i 18 anni. La decisione sarà guidata dai consulenti genetici e dal percorso terapeutico in corso.
Sul piano personale, Bianca ha descritto un percorso segnato da fragilità, senso di colpa e, insieme, da una ritrovata forza. Ha raccontato di aver «dovuto elaborare il lutto della donna che ero», sottolineando che i segni fisici della terapia non esauriscono il percorso interiore.
Determinante è stata la rete di supporto: una comunità di donne con cui si confronta via Zoom e le figlie, indicate come punti fermi nella fase più difficile.
Il sostegno familiare e relazionale ha contribuito alla gestione emotiva e alla ripresa quotidiana.
Il sostegno familiare ha guidato le decisioni sulla vita privata e professionale delle figlie. La modella ha due figlie, una di diciotto anni e una di dieci anni. Ha confermato la scelta di posticipare l’ingresso nel mondo della moda per la maggiore fino al raggiungimento della maggiore età. Ha sottolineato l’importanza di non legare il valore personale al giudizio esterno.
Per le figlie è prevista la valutazione del test BRCA in tempi ritenuti appropriati dai medici di riferimento. Al centro delle scelte rimangono il rispetto delle decisioni individuali e la gestione attenta della prevenzione.
Balti ha scelto di utilizzare la visibilità del festival per veicolare un messaggio di speranza e consapevolezza. Ha dichiarato di non voler rappresentare la malata in termini pietistici, ma di proporsi come testimonianza viva che la malattia può entrare nella storia personale senza annullarla.
Sul posto i nostri inviati confermano che ha sottolineato il valore dell’esposizione mediatica per promuovere la prevenzione e il supporto a chi affronta la stessa esperienza.
La posizione pubblica è stata motivata dalla volontà di rispettare le scelte individuali e di favorire una gestione attenta delle informazioni sanitarie. La situazione si colloca nel percorso personale di Balti e nella discussione pubblica su screening e assistenza.
La vicenda si inserisce nel percorso personale di Balti e nella discussione pubblica su screening e assistenza.
Le autorità sanitarie ricordano l’importanza del test genetico BRCA per chi ha familiarità o fattori di rischio.
Le linee guida indicano che il test deve essere offerto in centri specializzati. Le strategie preventive comprendono sorveglianza intensiva, chirurgia profilattica e, in alcuni casi, la contraccezione come misura farmacopreventiva. La scelta tra le opzioni deve avvenire in team multidisciplinari per valutare benefici e conseguenze, tra cui la menopausa precoce dopo rimozione preventiva di tube e ovaie.
La ripresa pubblica di Bianca Balti racconta un percorso clinico e personale che mette al centro la medicina, le emozioni e scelte di vita. La vicenda evidenzia come la diagnosi rappresenti l’inizio di un percorso che richiede tempo, valutazioni specialistiche e supporto organizzato. Fondamentale risulta una rete di supporto che assicuri informazioni aggiornate, accompagnamento terapeutico e accesso a servizi multidisciplinari. La condivisione pubblica della storia contribuisce a migliorare la conoscenza delle opzioni terapeutiche e a promuovere l’accesso a percorsi di assistenza integrata, richiamando l’attenzione sulle esigenze di follow-up e sostegno sociale.