Caritas 2026: il drammatico aumento della povertà cronica e dell’isolamento sociale

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.

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Il nuovo rapporto Caritas 2026 sulla povertà in Italia presenta dati allarmanti che rivelano come questa condizione stia diventando sempre più strutturale e permanente.

Presentato a Roma presso la Sala San Francesco della Conferenza Episcopale Italiana, il rapporto si basa su dati raccolti nel 2026 dalla rete dei centri di ascolto, servizi e opere presenti nei territori, coinvolgendo 206 diocesi.

L’aumento della povertà strutturale

La povertà, un tempo considerata una condizione temporanea, sta diventando una normalità strutturale per molte famiglie italiane. Il numero di persone sostenute dalla rete Caritas è aumentato rispetto al 2026, confermando le difficoltà sociali già presenti.

Non si registrano flessioni rispetto al periodo pre-Covid, indicando una povertà che tende a stabilizzarsi nella vita di molte famiglie.

L’impatto sugli anziani

Tra le categorie più colpite, spicca l’aumento della componente anziana. In dieci anni, il numero degli over 65 sostenuti dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, con una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. Nel 2015 gli anziani gestiti dalla rete Caritas erano 14.689, mentre nel 2026 sono stati 42.775.

L’incremento più consistente si registra nel Nord Italia (+61,8%). Questi dati sono coerenti con l’evoluzione della povertà rilevata da Istat, che nel medesimo periodo ha registrato un aumento del 50% delle famiglie in povertà assoluta, con un picco del 90% nel Nord.

L’intreccio tra povertà, invecchiamento e isolamento sociale

I numeri dimostrano un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.

In parallelo all’invecchiamento, cresce la solitudine: in dieci anni le persone sole sono aumentate dal 23,8% al 32,9%. Eventi critici come lutti, separazioni o licenziamenti possono compromettere la disponibilità di risorse economiche, relazionali e sociali, rendendo la povertà una condizione di progressivo assottigliamento dei legami e delle relazioni di prossimità.

Le differenze di genere

A livello nazionale, si conferma un sostanziale equilibrio di genere: le donne rappresentano il 49,3% dell’utenza, gli uomini il 50,7%.

Tuttavia, questo equilibrio cambia a livello macroregionale: nel Sud la presenza femminile è relativamente più elevata, mentre il Nord-Est si conferma l’area con la minore presenza femminile.

L’aumento dei bisogni sanitari e dei lavoratori poveri

Il rapporto evidenzia anche un accrescersi dei bisogni sanitari (+69%), inclusi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante di lavoratori poveri fino al 31% nella fascia tra i 45 e i 54 anni.

Questi lavoratori, pur avendo un’occupazione, non riescono a uscire da situazioni di vulnerabilità economica e sociale. Dieci anni fa, questo fenomeno era fermo al 13,3%.

Le criticità affrontate dagli operatori Caritas

Tra le criticità più spesso affrontate dagli operatori Caritas, spiccano le famiglie con figli: il 52% delle persone seguite convive con figli minori. Un dato preoccupante, che si accompagna al disagio abitativo: sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” curate da Caritas nell’ultimo anno.

Per chi invece un tetto lo ha, si segnalano crescenti difficoltà legate alla gestione stessa dell’abitazione: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate.

La povertà cronica e l’ISEE medio familiare

I dati segnalano un record rispetto al periodo pre-pandemico: la povertà cronica, che dimostra un progressivo allontanamento dalla soglia minima di benessere economico delle persone già in condizione disagiate. Oggi l’occupazione non rappresenta più automaticamente una protezione dal rischio di povertà.

La crescita del lavoro povero costituisce una delle trasformazioni più rilevanti degli ultimi anni: bassi salari, precarietà contrattuale, part-time involontario e discontinuità occupazionale rendono sempre più frequenti situazioni in cui il reddito percepito risulta insufficiente a garantire condizioni di vita adeguate.

Significa che le persone sostenute da Caritas sono sempre più povere e permangono in questa condizione sempre più a lungo. Al contempo, si registra una graduale crescita dell’ISEE medio familiare (passato da 4.315 euro a 4.974 euro), un dato che non attesta un miglioramento delle condizioni economiche, ma al contrario denota l’ampliamento della platea delle famiglie che, pur disponendo di risorse leggermente superiori, si trovano comunque in condizioni di fragilità economica e necessitano di sostegno.