Chef stellata al Gemelli: baccalà al bergamotto per le pazienti oncologiche

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Il 20 febbraio la cucina si è trasformata in uno strumento di cura: la chef stellata Caterina Ceraudo, proveniente dal ristorante Dattilo di Strongoli, ha raggiunto i reparti di Ginecologia oncologica del Policlinico Universitario A.

Gemelli IRCCS per la tappa romana dell’iniziativa Special Cook – chef in corsia. L’evento, promosso dall’Associazione Jole Santelli con Officine Buone e sostenuto dalla Fondazione Giovanni Scambia, da LOTO e dalla Fondazione Policlinico Gemelli, ha voluto unire gusto e benessere in un momento dedicato alle pazienti.

Più che una semplice dimostrazione culinaria, l’appuntamento ha voluto ribadire l’importanza della nutrizione nel percorso oncologico: attraverso sapori e nutrimenti selezionati si è cercato di offrire una forma concreta di vicinanza e sostegno emotivo alle persone ricoverate.

Un piatto che parla di territorio e cura

La proposta della chef è stata un baccalà al bergamotto accompagnato da patate della Sila, erba cipollina e olio extravergine di oliva: un piatto pensato per coniugare leggerezza e valore nutrizionale, richiamando le eccellenze agroalimentari calabresi. Durante la preparazione la chef ha illustrato gli ingredienti e le loro proprietà, spiegando come alcune scelte gastronomiche possano supportare la tolleranza ai trattamenti e il recupero energetico.

Ingredienti e benefici

Il baccalà è ricco di proteine di alta qualità e di acidi grassi utili per il mantenimento della massa muscolare, mentre il bergamotto e gli agrumi apportano vitamine e composti antiossidanti che possono contribuire al benessere generale. L’uso dell’olio extravergine di oliva valorizza il profilo lipidico del piatto, rendendolo al contempo gustoso e nutriente: un esempio concreto di come l’alimentazione possa essere integrata nel percorso terapeutico.

Umanizzazione della cura: la cucina come gesto di vicinanza

L’iniziativa coltiva l’idea che la cura non si esaurisca nella sola terapia farmacologica, ma richieda anche attenzioni che riguardano la sfera emotiva e sensoriale del paziente. Portare uno chef in corsia significa offrire un momento di normalità, stimolare l’appetito e contrastare fenomeni come la disgeusia legata ai trattamenti oncologici. Presentazione, aroma e sapore diventano così strumenti per migliorare la qualità della vita durante la degenza.

Strumenti per la ripresa del gusto

La difficoltà a percepire i sapori è comune tra chi affronta terapie oncologiche; per questo piatti aromatici e curati nella texture possono favorire l’introito volontario di nutrienti. L’evento ha incluso anche la distribuzione di un opuscolo con la ricetta, così che le pazienti possano replicare il piatto a casa, e piccoli omaggi come saponette artigianali agli agrumi, pensate secondo i principi dell’aromaterapia per sostenere il benessere sensoriale.

Collaborazioni e motivazioni dell’iniziativa

L’azione è frutto della collaborazione tra associazioni e fondazioni impegnate nel supporto ai pazienti oncologici. Paola Santelli, presidente dell’Associazione Jole Santelli, ha sottolineato come la qualità dell’alimentazione sia parte integrante del percorso di cura e come portare una chef stellata in reparto rappresenti un gesto di concreto affetto e attenzione. La giornata ha avuto anche un valore commemorativo, richiamando la figura del professor Giovanni Scambia e il suo impegno per l’umanizzazione dell’ospedale.

Dal lato istituzionale, la direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia Oncologica, prof.ssa Anna Fagotti, ha evidenziato l’importanza di affiancare alle competenze cliniche progetti che favoriscano la vicinanza alle persone, rendendo la cura un percorso multidimensionale che coinvolge corpo e mente.

Il valore pratico per le pazienti

Oltre al momento condiviso con la chef, le pazienti hanno ricevuto materiale informativo per portare nella quotidianità abitudini alimentari più consapevoli.

L’obiettivo è duplice: favorire il recupero nutrizionale durante le terapie e offrire strumenti pratici da utilizzare dopo la dimissione per mantenere uno stato di salute ottimale. In questo senso la ricetta proposta funge da esempio di cucina salutare e gustosa che valorizza materie prime locali.

Progetti come Special Cook, giunti alla terza tappa, dimostrano come la sinergia tra nutrizione, territorio e volontariato possa tradursi in interventi concreti di umanizzazione della cura, con benefici percepibili sia a livello fisico sia psicologico per le persone coinvolte.