Cibi ultra-processati, fertilità maschile e sviluppo embrionale: cosa sapere

Mariano Comotto

Specialista nell'arte di farsi trovare online, dai motori di ricerca tradizionali alle nuove AI come ChatGPT e Perplexity. Analizza come l'intelligenza artificiale sta cambiando le regole della visibilità digitale. Strategie concrete per chi vuole esistere nel web del futuro, non solo in quello di ieri.

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Negli ultimi anni la relazione tra alimentazione e salute riproduttiva è diventata sempre più centrale nelle ricerche scientifiche.

Un team di ricercatori olandesi dell’Erasmus University Medical Center, con uno studio pubblicato su Human Reproduction, ha indagato il ruolo dei cibi ultra-processati sulle probabilità di concepimento e sulle caratteristiche degli embrioni nelle prime fasi di sviluppo. Le analisi suggeriscono che una dieta ricca di questi prodotti può associarsi a una ridotta probabilità di ottenere una gravidanza entro 12 mesi e a embrioni con dimensioni inferiori, inclusa una riduzione del sacco vitellino, un parametro importante per la valutazione iniziale della gravidanza.

Prima di trarre conclusioni definitive è importante ricordare che si tratta di uno studio di tipo osservazionale, quindi mette in luce associazioni ma non prova un rapporto di causa-effetto. Tuttavia i risultati si inseriscono in un quadro più ampio di ricerche che collegano l’alimentazione elaborata a cambiamenti nella qualità del liquido seminale e ad alterazioni metaboliche potenzialmente rilevanti per la funzione riproduttiva maschile e femminile. Le evidenze invitano a riflettere su scelte alimentari quotidiane e sul possibile impatto per chi sta cercando una gravidanza.

Cosa sono i cibi ultra-processati e quanto sono diffusi

Con il termine cibi ultra-processati si intendono prodotti industriali spesso ricchi di zuccheri aggiunti, sale, grassi saturi e additivi, e poveri di fibre, vitamine e minerali. Tra gli esempi più noti rientrano bevande gassate zuccherate, snack confezionati, piatti pronti, cereali per la colazione molto zuccherati e carni lavorate. Nel campione analizzato dallo studio questi alimenti rappresentavano circa il 25% del consumo giornaliero sia per gli uomini sia per le donne, una quota significativa che riflette abitudini alimentari diffuse nei paesi ad alto reddito.

La definizione usata dagli autori si avvale della classificazione che distingue gli alimenti in base al grado di lavorazione, non solo agli ingredienti.

Risultati dello studio

Gli autori hanno osservato che gli uomini con un consumo più elevato di prodotti ultra-processati mostravano una probabilità inferiore di concepire entro 12 mesi rispetto a chi ne consumava meno. Inoltre, nelle gravidanze ottenute, gli embrioni associati a partner maschili con diete più ricche di questi alimenti risultavano più piccoli e presentavano un sacco vitellino di dimensioni ridotte.

Questi effetti sono rimasti evidenti anche dopo aver considerato variabili potenzialmente confondenti come età, indice di massa corporea, fumo, consumo di alcool e la dieta della partner, il che rafforza l’associazione statistica osservata.

Dati e metodologia

Per valutare l’alimentazione le coppie hanno compilato questionari alimentari dettagliati nei mesi precedenti e immediatamente successivi al concepimento. Lo studio ha incluso oltre 800 donne e oltre 650 loro partner maschili, permettendo di analizzare sia i tempi al concepimento sia parametri ecografici sullo sviluppo embrionale nelle prime settimane.

Pur essendo di grande interesse, va sottolineato che la natura osservazionale richiede studi aggiuntivi, inclusi lavori su popolazioni diverse e analisi sperimentali, per chiarire i meccanismi causali alla base delle associazioni rilevate.

Perché i cibi ultra-processati possono influenzare la fertilità

I meccanismi proposti dagli autori e da studi precedenti ruotano attorno a tre linee principali. Primo, una dieta povera di nutrienti protettivi riduce l’apporto di antiossidanti e di acidi grassi utili, aumentando la vulnerabilità cellulare allo stress ossidativo.

Secondo, molti prodotti industriali aumentano l’esposizione a sostanze chimiche e additivi che possono interferire con il sistema endocrino. Terzo, il consumo elevato di zuccheri e grassi saturi favorisce uno stato di infiammazione cronica di basso grado, che può alterare l’ambiente metabolico necessario per la normale funzione riproduttiva maschile e femminile.

Effetti sulle donne e sugli embrioni

Nel caso delle donne lo studio ha evidenziato correlazioni tra alto consumo di alimenti ultra-processati e segni di sviluppo embrionale meno favorevole nelle prime sette settimane, effetti che però risultavano attenuarsi nelle settimane successive.

Analisi su cicli di procreazione assistita indicano, inoltre, che una dieta ricca di prodotti industriali può associarsi a divisioni cellulari meno regolari e a caratteristiche embrionali meno favorevoli, suggerendo che l’ambiente metabolico materno incida fin dalle primissime fasi dello sviluppo.

Alla luce di queste evidenze pratiche, gli autori propongono semplici cambiamenti non drastici per ridurre l’assunzione di cibi ultra-processati: preferire cereali integrali al posto dei raffinati, scegliere uno yogurt naturale rispetto a versioni zuccherate, e sostituire snack industriali con frutta e verdura.

Pur richiedendo conferme e approfondimenti, lo studio sottolinea l’importanza di considerare la qualità della dieta come fattore modificabile nella prevenzione della sub-fertilità e nella promozione di un avvio sano dello sviluppo embrionale.