Come gestire carenze e indisponibilità dei farmaci in farmacia

Dr. Luca Ferretti

Avvocato specializzato nel punto dove diritto e tecnologia si scontrano. Ha difeso startup da cause che potevano affondarle e aiutato aziende a non finire nei guai con il GDPR. Traduce il legalese in italiano comprensibile perché sa che un contratto non letto è peggio di un contratto non firmato. La legge digitale cambia ogni mese: lui la segue in tempo reale.

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La gestione delle mancanze di medicinali richiede un mix di competenze tecniche, capacità comunicative e conoscenza delle procedure istituzionali.

Secondo le definizioni elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2016, è utile distinguere tra carenza e indisponibilità: la prima riguarda l’impossibilità sistemica di fornire un farmaco rispetto al fabbisogno, la seconda è legata a problemi locali o di filiera che rendono il prodotto non reperibile in certe aree. Comprendere questa differenza è fondamentale per attivare le corrette azioni di intervento.

Per la farmacia la situazione traduce in pratiche operative concrete: verifiche nella rete distributiva, contatti con il Titolare AIC, segnalazioni agli enti competenti e, quando possibile, soluzioni alternative per il paziente.

Il fenomeno impatta non solo la disponibilità fisica del medicinale, ma anche i tempi di gestione delle consegne, l’onere amministrativo e il rapporto con l’utenza, richiedendo procedure chiare e comunicazioni trasparenti.

Definizioni e responsabilità istituzionali

Secondo l’OMS la carenza si verifica quando l’offerta di un medicinale essenziale non soddisfa il bisogno di salute pubblica e la domanda eccede la capacità di fornitura lungo la catena distributiva.

Per contro, l’indisponibilità nasce da disfunzioni locali della filiera: il farmaco può esistere presso il Titolare AIC o nei depositi nazionali ma risultare assente in depositi regionali o in singole farmacie. In Italia, l’AIFA mantiene un elenco aggiornato di farmaci carenti e, in caso di carenza accertata, può autorizzare l’importazione di analoghi, limitare l’export, monitorare gli stock e promuovere misure di razionamento e distribuzione centralizzata per tutelare la continuità terapeutica.

Obblighi dei titolari e strumenti normativi

I Titolari AIC sono tenuti a comunicare tempestivamente ogni stato di carenza o interruzione della commercializzazione, sia essa temporanea o definitiva. Quando un farmaco risulta indisponibile in farmacia, il farmacista deve verificare la reperibilità contattando grossisti autorizzati nel territorio e utilizzare, se previsto, la procedura di fornitura diretta tramite i riferimenti forniti dai titolari per le richieste d’emergenza. Se la fornitura non è possibile, la segnalazione alla Regione e all’AIFA diventa un passaggio necessario per attivare valutazioni a scala più ampia.

Impatto operativo in farmacia

La gestione delle mancanze richiede tempo: ricerche, chiamate, consultazioni con il medico e spiegazioni ai pazienti aumentano il carico di lavoro. Il Medicine Shortages Report 2026 del PGEU evidenzia come i farmacisti di comunità dedichino in media molte ore settimanali a queste attività, una tendenza in crescita rispetto al passato. Questo tempo è assorbito non solo dall’approvvigionamento, ma anche dall’implementazione di strategie per la gestione delle scorte e dall’amministrazione delle alternative terapeutiche approvate.

Comunicazione e rapporto con il paziente

La comunicazione chiara è cruciale: il farmacista deve spiegare i motivi della carenza o dell’indisponibilità, prevedere i tempi stimati e proporre opzioni terapeutiche compatibili. È essenziale valutare barriere linguistiche o sociali che possono ostacolare la comprensione e collaborare strettamente con il medico curante per concordare sostituzioni o adattamenti terapeutici. Questa relazione clinico-relazionale protegge la continuità delle cure e riduce il rischio di interruzioni non intenzionali.

Strumenti pratici e soluzioni alternative

Tra le risposte operative, oltre all’importazione e al contingentamento, rientra la galenica. Quando consentito, il medico può prescrivere una preparazione galenica per sopperire a una carenza, a condizione che il principio attivo sia previsto nelle farmacopee UE o sia contenuto in prodotti autorizzati industrialmente. È importante ricordare che, salvo eccezioni regionali, la preparazione galenica è soggetta a pagamento e il prezzo è calcolato in base alle tariffe previste per la vendita al pubblico.

Ruolo istituzionale del farmacista

Oltre all’assistenza diretta al paziente, il professionista deve partecipare attivamente al flusso informativo: segnalare sistematicamente le mancanze, contribuire alla raccolta dati sull’impatto delle interruzioni e coinvolgersi nei tavoli di lavoro e nelle consultazioni pubbliche. Questo contributo è fondamentale per le analisi dell’EMA, della Commissione europea e per le scelte regolatorie nazionali, poiché trasmette la prospettiva pratica della farmacia nella definizione delle politiche sul rischio di carenza.

Le carenze rappresentano quindi una sfida ma anche un’opportunità professionale: richiedono al farmacista di sfruttare competenze scientifiche, abilità comunicative e capacità organizzativa per tutelare il paziente e contribuire alle soluzioni di sistema. Con procedure chiare, dialogo con i medici e segnalazioni puntuali alle autorità competenti è possibile contenere gli effetti negativi e garantire la continuità delle terapie.