Junk journaling è una pratica creativa che trasforma piccoli oggetti di uso quotidiano in pagine cariche di significato.
Si raccolgono scontrini, biglietti, ritagli, etichette e fotografie per assemblarli in taccuini unici: non tanto un’opera d’arte perfetta, quanto un archivio tattile di momenti, sensazioni e dettagli che altrimenti resterebbero dispersi nel mare digitale.
Che cos’è il junk journaling
Il junk journal nasce dall’idea di dare valore ai frammenti della vita quotidiana. Invece di buttare via un’etichetta o un biglietto del cinema, li si incolla, si scrive attorno, si piega e si sovrappone.
Ogni pagina diventa una piccola storia: a volte ordinata e pensata, altre volte istintiva e confusa, ma sempre personale. L’attenzione qui è alla narrazione e alla memoria più che all’estetica perfetta: è il racconto che conta.
Perché provarlo
Ci sono ragioni pratiche e umane per iniziare. A livello creativo, lavorare con materiali diversi scioglie il blocco della pagina bianca e porta a soluzioni visive inaspettate. Il gesto di ritagliare, incollare e annotare impone una presenza mentale semplice e concreta: porta fuori dallo stress quotidiano e riporta l’attenzione al qui e ora.
Inoltre, il junk journal è un deposito fisico di ricordi — qualcosa che puoi sfogliare tra anni, toccare e ridere di nuovo. In ambiti terapeutici ed educativi, molti operatori lo usano proprio per favorire concentrazione ed elaborazione emotiva.
Benefici pratici e psicologici
Mettere insieme immagini e oggetti aiuta a rielaborare ricordi: un biglietto può far riemergere una giornata intera. Questo processo facilita l’elaborazione emotiva e offre una dimensione concreta al pensiero. C’è poi un aspetto sostenibile: dare nuova vita a cose scartate è una forma semplice di riuso creativo.
Infine, non servono strumenti costosi: carta, colla, forbici e qualche adesivo bastano per iniziare.
Come iniziare: materiali e approccio
La scelta degli oggetti definirà il tono del progetto. Raccogli ciò che ti parla: scontrini, cartoline, etichette, ritagli di riviste, foto stampate, note scritte a mano. Questi frammenti aggiungono texture, colore e tracce temporali alle pagine.
Per il supporto puoi usare un quaderno riciclato, un blocco di fogli rilegati o fogli sciolti che unirai in seguito.
L’importante è che sia abbastanza robusto da sostenere inserti, tasche e sovrapposizioni. Strumenti essenziali: carta, colla, forbici, qualche nastro o washi tape e penne o pennarelli per annotare. Non servono macchine o attrezzi speciali.
Tecniche semplici e idee pratiche
Lascia che siano gli oggetti a suggerire le composizioni. Il collage è un buon punto di partenza: crea punti focali e gerarchie visive. Aggiungi tasche interne per conservarvi biglietti o ritagli, inserisci pieghevoli per elementi segreti e scrivi a mano per contestualizzare ogni pezzo.
Datare le pagine o aggiungere piccole didascalie aumenta il valore documentale del diario.
Non esistono regole rigide: puoi seguire un tema cromatico, affidarti a un “filo emotivo” o improvvisare secondo l’urgenza del momento. Strappi, pieghe o macchie non sono errori: diventano tracce di vita e arricchiscono la narrazione.
Integrare il junk journaling nella routine
Non serve molto tempo per mantenere viva questa pratica: 20–30 minuti a settimana sono sufficienti per completare una pagina o far avanzare un’idea.
Trattala come un appuntamento personale, senza giudizio, in un luogo che favorisca la concentrazione. Guardare lavori altrui sui social può ispirare, ma il vero valore resta nel contatto diretto con i materiali e nelle storie che crei.
In breve
Il junk journaling è un modo semplice ed economico per conservare ricordi in forma tangibile, esplorare la creatività e prendersi una pausa riflessiva. È adatto a chi cerca un’attività manuale rilassante, a chi desidera un supporto per l’elaborazione emotiva o a chi vuole sperimentare con materiali di recupero.
Mettere insieme pezzi di vita, pagina dopo pagina, dà forma a un archivio che parla di te.