Come la considerazione di san Bernardo guida la governance della Chiesa

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La mattina del 27 febbraio 2026, nella Cappella Paolina, monsignor Erik Varden ha offerto una riflessione che ha riletto in chiave pratica il trattato di san Bernardo intitolato «Sulla considerazione».

Rivolta al Pontefice e ai capi della Curia, la meditazione ha collegato l’esame spirituale con la qualità della governance, sostenendo che la salubrità degli uffici centrali ha ricadute sull’intera comunità ecclesiale.

La considerazione come strumento di discernimento

San Bernardo definiva la considerazione non come una fuga dal mondo, ma come un metodo per leggere la verità dentro le vicende umane. Monsignor Varden ha sottolineato come questo approccio sia analitico e contemplativo insieme: un modo per valutare le questioni concrete senza perdere di vista l’orizzonte trascendente.

La lettera, pur essendo indirizzata a un futuro Papa — Bernardo dei Paganelli, poi Eugenio III — è diventata un testo largamente letto proprio perché trasforma il controllo amministrativo in esercizio spirituale.

Perché le persone contano più delle strutture

Al centro della raccomandazione bernardiana c’è l’idea che i rimedi istituzionali siano secondari rispetto alla scelta delle persone. Varden ha ricordato le qualità che Bernardo invita a ricercare: collaboratori di provata integrità, obbedienti, pazienti e miti, saldi nella fede cattolica, devoti alla preghiera e amanti della concordia.

Secondo il predicatore, queste virtù rimangono valide in ogni epoca perché trasformano l’azione amministrativa in servizio autentico.

La finalità: dare gloria a Dio e imitare l’ordine angelico

La meditazione ha ricondotto il buon governo ecclesiastico a una finalità ultima: la gloria di Dio. Varden ha osservato che, quando le strutture rispecchiano virtù sincere, la Chiesa manifesta qualcosa della gerarchia angelica, cioè un ordine che punta al bene comune e alla lode.

Per considerare correttamente le necessità terrene, ha ammonito il vescovo di Trondheim, bisogna guardare a ciò che è superiore: la beatitudine divina che orienta ogni scelta.

Dio come somma beatitudine e guida dell’azione pastorale

Riprendendo le parole di Bernardo, Varden ha tratteggiato Dio come volontà onnipotente, virtù benevola e ragione immutabile: una «somma beatitudine» che desidera condividere la sua vita con noi. Questa prospettiva definisce anche le priorità dei prelati: prima la ricerca della comunione con Dio, poi l’impegno pastorale, affinché ogni decisione sia illuminata, ordinata e feconda.

Agostino, il fardello pastorale e la prospettiva della gioia

Nella seconda parte della meditazione è emerso il contributo di Agostino, per il quale l’ufficio episcopale è come una sarcina, il fagotto del legionario. L’immagine, dura nella sua concretezza, serve a ricordare che il peso della responsabilità dipende anche dal rapporto con chi lo affida. Varden ha interpretato questo peso come partecipazione al «dolce giogo di Cristo»: se accolto con amore, il compito pastorale diventa luminoso e motivo di gioia.

Principi, austerità e amicizia dello Sposo

Bernardo, come riportato nella meditazione, non chiede solo disciplina e severità: un prelato deve essere dotato di principi profondi, ma anche di amore per lo Sposo, cioè capace di gioire nella comunione con Cristo e nel trasmettere questa amicizia agli altri. Tali atteggiamenti rendono il servizio meno faticoso e più fecondo nella cura delle anime.

La decima meditazione di monsignor Varden propone Scegliere collaboratori virtuosi, coltivare la contemplazione e ricordare il senso ultimo del ministero sono, secondo il predicatore, le condizioni per una Chiesa che non solo governa, ma santifica.