Come l’ambiente e il cibo influenzano il rischio di tumori ematologici

Chiara Greco

Food writer e autrice di ricette. Ogni ricetta testata 3 volte.

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Nelle città moderne la convivenza con traffico, polveri e alimenti sempre più trasformati crea un quadro di esposizioni multiple che può incidere sulla salute del sangue.

Questo rapporto tra ambiente, abitudini quotidiane e malattie ematologiche è il filo conduttore del volume “L’impatto dell’ambiente e degli Stili di Vita nel rischio onco-ematologico”, curato da Aurelio Angelini e Mariaclaudia Cusumano. Il libro mette in relazione elementi che spesso vengono considerati separati: la qualità del cibo, i processi produttivi agricoli, il packaging e l’inquinamento urbano. Il testo solleva interrogativi pratici su come ridurre le esposizioni a sostanze pericolose e su quale sia il peso reale di queste variabili nella comparsa di tumori ematologici.

Il volume raccoglie gli atti di un convegno promosso da AIL intitolato “Curare e prendersi cura, impatto ambientale e rischio sanitario, benessere e stile di vita”, e include contributi di oltre trenta specialisti. Le pagine spaziano dall’analisi epidemiologica all’indicazione di pratiche preventive, passando per riflessioni sociologiche sul rapporto tra cittadini, istituzioni e scienza. La pluralità di voci permette di leggere il tema con occhiali diversi: dalla ricerca universitaria alle esperienze cliniche, fino alle proposte di politiche pubbliche che mirano a ridurre i fattori di rischio riconoscibili e gestibili.

Il peso dell’alimentazione e dei contaminanti

La qualità della dieta non è determinata solo dalla composizione nutrizionale dei piatti, ma anche da come gli alimenti vengono coltivati, conservati e confezionati. Nel testo si evidenzia il ruolo centrale dell’alimentazione come leva di prevenzione, poiché le vie d’esposizione a pesticidi e a microplastiche passano spesso attraverso il cibo. Secondo gli autori, migliorare le filiere produttive e ridurre l’uso di sostanze chimiche in agricoltura può abbassare il carico tossico complessivo cui la popolazione è sottoposta.

Parallelamente si sottolinea l’importanza di una politica agricola che favorisca pratiche meno impattanti e più trasparenti per i consumatori.

Pesticidi, packaging e catene alimentari

La discussione affronta due aspetti chiave: l’uso intensivo di pesticidi sui campi e la presenza di sostanze nocive nei materiali di imballaggio. Le microparticelle provenienti dalle plastiche possono migrare negli alimenti e costituire un vettore di contaminazione a lungo termine, mentre i residui agricoli possono persistere nel suolo e nelle colture.

Gli autori ricordano la sfida normativa a livello europeo, inclusa la proposta di riduzione del 50% dell’uso di pesticidi entro il 2030, e mettono in rilievo la lentezza con cui certe misure vengono attuate rispetto all’urgenza sanitaria percepita.

Inquinamento ambientale e fattori di rischio modificabili

L’aumento dei casi di patologie ematologiche non è attribuibile a un solo fattore, ma all’interazione tra elementi ambientali e comportamentali. In particolare, inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque costituisce una sorgente continua di esposizione a sostanze che possono incidere sul rischio oncologico.

Gli esperti del volume definiscono come fattori di rischio modificabili quegli elementi sui quali è possibile intervenire con politiche pubbliche e cambiamenti di comportamento, riducendo così l’onere potenziale per la popolazione. Questa prospettiva pone l’accento sulla prevenzione primaria come strategia chiave per la salute collettiva.

Aria, suolo e acqua: vie di esposizione

La contaminazione atmosferica dovuta al traffico e alle attività industriali deposita particolato e composti chimici che si accumulano negli organismi.

Allo stesso modo, il suolo può veicolare residui agricoli nelle coltivazioni, mentre le acque superficiali e sotterranee possono trasportare contaminanti verso fonti di approvvigionamento e produzioni alimentari. Questi percorsi sono citati nel volume come esempi concreti di come l’ambiente influisca sulla salute ematologica e di quanto sia importante monitorare e mitigare tali flussi di esposizione.

Prevenzione, responsabilità collettiva e ruolo delle istituzioni

AIL ribadisce che prendersi cura della salute significa anche ridurre i rischi ambientali e promuovere consapevolezza sociale.

Nel libro emerge l’idea che la lotta contro i tumori ematologici richiede un mix di ricerca clinica, educazione pubblica e politiche strutturali. Come osservato da Giuseppe Toro, presidente nazionale di AIL, le azioni individuali non bastano se non sono accompagnate da decisioni politiche efficaci. Misure come la promozione dello smart working o il potenziamento di un sistema di trasporto pubblico efficiente sono esempi concreti di interventi che possono ridurre l’esposizione abituale alle polveri sottili.

Dal consenso sociale alle pratiche quotidiane

Il volume conclude proponendo una strategia che unisca cittadini, professionisti della salute e istituzioni: informare, regolare e innovare. Tra le proposte concrete si segnalano campagne di riduzione dell’uso di pesticidi, incentivi per imballaggi meno inquinanti e politiche urbane che limitino il traffico nelle aree più popolate. La responsabilità collettiva, sostiene il testo, è la chiave per trasformare le evidenze scientifiche in azioni praticabili che riducano il rischio di tumori ematologici e migliorino il benessere generale della comunità.