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Negli ultimi anni la diffusione di misinformazione e disinformazione ha evoluto il proprio raggio d’azione: non si limita più a falsità episodiche, ma prende di mira la reputazione di enti pubblici, aziende e organizzazioni scientifiche.
La tavola rotonda “Cyber Narrative: la guerra invisibile delle narrazioni” al Centro Studi Americani di Roma ha messo al centro proprio questa trasformazione, sottolineando come le aggressioni narrative possano essere coordinate e strutturate come attacchi informatici.
Il fenomeno richiede di ripensare ruoli e strumenti: chi comunica è chiamato a presidiare non solo l’informazione, ma anche il perimetro narrativo che possono sfruttare attori ostili. Secondo gli interventi emersi, in particolare nel campo della sanità e della scienza, le campagne contro i brand istituzionali seguono logiche simili a quelle del cybercrime e necessitano di risposte tanto tecniche quanto normative e organizzative.
Le campagne contro la reputazione non sono più limitate a post isolati: nascono contro-narrative che mirano a delegittimare istituzioni o aziende. Il fenomeno può essere descritto come un vero e proprio hacking reputazionale, in cui la manipolazione delle percezioni pubbliche diventa l’obiettivo primario. Andrea Barchiesi, fondatore e Ceo di Reputation Manager, ha spiegato come questa trasformazione richieda ai professionisti della comunicazione competenze nuove, poiché le narrative ostili possono essere studiate, amplificate e utilizzate per danneggiare un brand o un’istituzione in modo sistematico.
Dietro queste operazioni si individuano attori diversi: gruppi organizzati, interessi commerciali, movimenti ideologici e talora soggetti statali. Nel settore sanitario, come sottolineato durante l’incontro, gli attacchi possono provenire anche da governi, oltre che da agenti motivati da profitti o motivazioni politiche. Questa molteplicità di attori complica la risposta, perché richiede analisi che integrino dimensioni tecniche, legali e comunicative per contrastare efficacemente disinformazione sanitaria e campagne di delegittimazione.
La scienza non è rimasta inerme: sono in corso controffensive su più fronti per difendere l’integrità delle istituzioni e la qualità dell’informazione. Walter Ricciardi, ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica, ha riportato come in Europa si stiano sviluppando strumenti legislativi e, parallelamente, negli Stati Uniti siano nati movimenti di scienziati che puntano a trasformare la conoscenza in azione concreta. L’obiettivo comune è proteggere il valore del lavoro scientifico dalle campagne di delegittimazione.
In Europa la risposta passa anche attraverso proposte normative: la presidente della Commissione europea Von Der Leyen intende proporre una legge per la garanzia dell’indipendenza delle istituzioni di ricerca e delle università, per evitare derive già osservate in alcuni Paesi. Negli Stati Uniti, il movimento denominato Unpolitics, animato da scienziati di primo piano, cerca di tradurre l’autorità scientifica in azioni coordinate per contrastare la disinformazione, creando reti di supporto e campagne informative basate su evidenze.
Un altro elemento chiave nella strategia di difesa è la formazione: offrire strumenti ai governi e alle istituzioni per riconoscere e rispondere alla disinformazione sanitaria è cruciale per limitarne gli effetti. Tra le iniziative emerse c’è la collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità, che promuove programmi formativi dedicati ai Paesi per migliorare la resilienza informativa e la capacità di contrasto alle narrative dannose.
Secondo quanto condiviso durante la tavola rotonda, le attività con l’Organizzazione mondiale della sanità hanno coinvolto 21 dei 27 Paesi europei in programmi di formazione specifici per la gestione della disinformazione sanitaria. È stato però evidenziato con preoccupazione che l’Italia non figura tra i Paesi partecipanti a queste iniziative, un deficit che pone la necessità immediata di colmare il gap attraverso adesioni e programmi nazionali mirati per proteggere la salute pubblica e la reputazione delle istituzioni scientifiche.