Come riprendere a correre in estate: guida alla sicurezza cardiovascolare

Camilla Pellegrini

Camilla Pellegrini, genovese e già infermiera, racconta ancora la notte trascorsa nel pronto soccorso di Sampierdarena quando decise di tradurre esperienza clinica in contenuti divulgativi. In redazione sostiene un approccio rigoroso e porta con sé cartoline e appunti di turni reali.

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Con l’arrivo dell’estate, la voglia di muoversi all’aperto cresce esponenzialmente.

Le giornate più lunghe e il clima mite invitano a riscoprire l’attività fisica, soprattutto dopo i 40-45 anni. Tra parchi, spiagge e percorsi verdi, la corsa diventa una delle discipline preferite, ma l’entusiasmo spesso supera la preparazione necessaria.

Negli ultimi anni, il rapporto degli italiani con lo sport è cambiato radicalmente. La pandemia ha spinto molti verso discipline all’aperto come la corsa, la camminata veloce e il ciclismo.

Il professor Daniele Andreini, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia Universitaria e Imaging Cardiologico presso l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e professore ordinario presso l’Università degli Studi di Milano spiega che per iniziare basta davvero poco: un paio di scarpe, abbigliamento comodo e un po’ di buona volontà.

L’importanza dei controlli medici prima di iniziare

Prima di mettersi a correre, soprattutto dopo i 40-45 anni è fondamentale una valutazione medica.

Molte condizioni cardiovascolari possono restare silenti per lungo tempo e manifestarsi durante uno sforzo intenso o improvviso.

Il professor Andreini sottolinea che chi frequenta già palestre o centri sportivi possiede almeno un certificato medico non agonistico con elettrocardiogramma aggiornato. Tuttavia, è sempre utile confrontarsi con il proprio medico di famiglia, soprattutto in presenza di fattori di rischio come ipertensione, sovrappeso, colesterolo alto o diabete.

Per chi vuole iniziare a correre in autonomia senza controlli recenti, una visita cardiologica con elettrocardiogramma dovrebbe rappresentare il punto di partenza.

Il cardiologo, in base alla storia clinica e ai fattori di rischio, valuterà se servono ulteriori approfondimenti come test da sforzo, ecocardiogramma o esami del sangue.

Il caldo e i suoi effetti sul cuore

Nei mesi estivi, il caldo aggiunge un ulteriore fattore di stress al corpo. Per disperdere il calore corporeo, i vasi sanguigni si dilatano con un conseguente calo della pressione arteriosa spiega il professor Andreini. Il cuore, per compensare, aumenta la frequenza dei battiti per garantire un adeguato apporto di sangue e ossigeno.

Nei soggetti ipertesi o in terapia farmacologica, questo equilibrio può diventare instabile, soprattutto durante le ondate di calore sempre più frequenti. In alcuni casi, può essere necessario rivedere il dosaggio dei farmaci antipertensivi, sempre con il supporto del medico.

Un ulteriore fattore critico dell’estate è la sudorazione intensa, che comporta perdita di liquidi e sali minerali. L’eventuale squilibrio tra sodio e potassio può alterare la stabilità elettrica del cuore, aumentando il rischio di aritmie avverte l’esperto.

Possono comparire forme più comuni come la fibrillazione atriale, ma anche disturbi più complessi come le aritmie ventricolari, soprattutto nei soggetti predisposti.

Il ruolo degli smartwatch nella corsa

Negli ultimi anni, gli smartwatch e i fitness tracker si sono diffusi capillarmente tra chi corre per passione. I modelli più recenti permettono di monitorare con buona precisione frequenza cardiaca, distanza percorsa, velocità e intensità dello sforzo, offrendo un supporto concreto durante l’allenamento.

Il professor Andreini spiega che nelle persone sane, questi dispositivi sono sufficienti per controllare l’attività cardiaca durante la corsa, non rendendo fondamentale la fascia toracica. Tuttavia, per chi ha patologie cardiovascolari, il cardiologo può indicare una soglia di sicurezza basata su test specifici come la prova da sforzo cardiopolmonare.

Per tutti gli altri, la regola generale è non superare l’85% della frequenza cardiaca massima teorica, calcolata sottraendo la propria età a 220 (per esempio, a 50 anni circa 145 battiti al minuto).

Resta comunque un punto fermo: i dispositivi elettronici indossabili sono un supporto utile, ma non sostituiscono la valutazione medica né possono intercettare tutte le condizioni cardiologiche a rischio.