Conflitto e sanità: l’analisi dell’OMS su danni alle strutture e crisi energetica

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.

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Negli scenari di conflitto la natura dell’emergenza si è evoluta: non si parla più solo di aumenti dei costi del carburante, ma di una vera e propria compromissione dei sistemi sanitari.

Il quarto rapporto globale pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) mette a fuoco come ospedali, medici e infermieri siano stati presi di mira, con conseguenze dirette sulla capacità di cura. Il documento raccoglie dati operativi specifici e segnala la necessità di misure di emergenza per preservare l’accesso alle prestazioni sanitarie in aree colpite.

Il quadro emerso dall’analisi è complesso e stratificato: oltre agli attacchi diretti alle strutture, la Crisi energetica peggiora l’efficacia dei servizi, interrompendo catene logistiche essenziali.

L’OMS sottolinea come la combinazione di danni alle infrastrutture e mancanza di carburante stia generando una interruzione sistemica dei processi sanitari, con impatti sulla conservazione dei farmaci, sui trasferimenti di pazienti e sulla disponibilità di personale sanitario.

Attacchi alle strutture e impatto sul personale

Il rapporto documenta centinaia di episodi in cui strutture sanitarie sono state colpite: in Libano sono stati certificati 133 attacchi alle strutture sanitarie con 206 feriti e 88 decessi tra gli operatori fino al 15 aprile, mentre in Iran si contano 24 attacchi con 9 decessi.

In Israele risultano 6 strutture colpite senza feriti o morti registrati. Questi numeri descrivono non solo la perdita di vite e l’inabilità di personale qualificato, ma anche la riduzione della capacità operativa degli ospedali e dei servizi di pronto intervento.

Dati per paese e distribuzione dell’impatto

Oltre agli attacchi diretti, il rapporto riporta l’impatto sulla popolazione: in Iran sono stimati circa 3,2 milioni di sfollati, con 32.314 feriti e 2.362 morti.

In Libano i numeri indicano 1.049.328 sfollati, 6.921 feriti e 2.124 morti. In Israele si registrano 740 feriti e 26 morti. Questi dati mostrano come la crisi sanitaria si intrecci con movimenti di popolazione e con perdite umane, aumentando la pressione su strutture che già operano in condizioni difficili.

Conseguenze sulla funzionalità dei servizi sanitari

Il report esamina anche gli effetti indiretti: da Gaza a Cuba e attraverso la Siria, la carenza di carburante e la crisi energetica causano il mancato funzionamento della catena del freddo, con il rischio di compromissione dei vaccini e dei farmaci sensibili alla temperatura.

Le interruzioni nelle forniture e le limitazioni nei trasporti dei pazienti generano ritardi nei trattamenti e riducono l’accesso alle cure specialistiche. L’OMS evidenzia che la perdita di continuità terapeutica può tradursi in un aumento della morbilità evitabile e in peggiori esiti sanitari a medio termine.

Tregua fragile e necessità di prontezza operativa

La cessazione temporanea delle ostilità, legata a un cessate il fuoco di 14 giorni, viene definita dall’OMS come uno scenario ancora vulnerabile: la tregua resta fragile e non garantisce la stabilità necessaria per il ripristino immediato dei servizi.

Per questo motivo l’organismo raccomanda di mantenere elevati livelli di prontezza operativa, pianificare scorte di carburante e medicinali e predisporre corridoi umanitari protetti. Solo una combinazione di protezione delle infrastrutture sanitarie e interventi logistici coordinati può limitare l’aggravarsi della crisi e tutelare la salute delle popolazioni coinvolte.