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Quante volte ci siamo trovati a fissare lo schermo del telefono dopo la famigerata spunta blu, sperando in una risposta che non arriva? Una ricerca commissionata da Facile.it e realizzata dall’istituto mUp Research mette in luce come certe abitudini nella messaggistica istantanea siano diventate fonte di frustrazione per molti.
I dati, pubblicati il 26 aprile 2026, fotografano preferenze e irritazioni di un campione di utenti che utilizza quotidianamente app come WhatsApp per rapporti personali e anche professionali.
Lo studio mostra non solo quali comportamenti vengano giudicati scorretti, ma anche le ragioni psicologiche alla base del fastidio. Capire questi meccanismi è utile per costruire un vero galateo digitale e per tutelare il proprio benessere digitale, cioè la relazione tra uso delle tecnologie e stato emotivo.
Nel testo che segue esaminiamo le motivazioni che spingono a preferire la scrittura, la classifica dei comportamenti più odiati, e proponiamo regole pratiche per comunicare senza creare tensione.
La scelta di inviare un messaggio al posto di una telefonata non è solo una questione di comodità: il 55,5% degli intervistati lo giudica meno impegnativo e il 45% apprezza il fatto che il destinatario possa rispondere con calma.
Questa preferenza riflette il valore dell’autonomia nelle relazioni: la comunicazione asincrona lascia spazi e tempi personali, mentre la chiamata impone una presenza immediata nell’agenda dell’altro. Tra i più giovani, l’ostilità verso il telefono è più marcata: circa il 28% delle persone tra i 25 e i 34 anni dichiara di non amare le conversazioni vocali, segno di un cambiamento generazionale nelle modalità di scambio.
Dal punto di vista psicologico, preferire la messaggistica significa anche difendere il proprio ritmo. La teoria dell’autodeterminazione mostra come l’autonomia relazionale sia un bisogno fondamentale: quando la comunicazione rispetta tempi e modi scelti, le relazioni funzionano meglio. Tuttavia questa libertà genera anche nuove aspettative: vedere il messaggio letto e non ricevere risposta attiva interpretazioni emotive, perché il mezzo rende immediato il segnale della ricezione.
Al primo posto tra le azioni ritenute inaccettabili c’è il messaggio visualizzato senza risposta: il 47,6% lo segnala come il peggior comportamento. La sensazione di essere ignorati provoca una reazione emotiva intensa, e tra le donne il disagio sale al 53,5%, mentre tra chi ha meno di 24 anni raggiunge il 63,6%. Al secondo posto si collocano le catene e i messaggi non richiesti, con il 44,6%, seguiti da contenuti politici o commerciali indesiderati (32,2%).
Tra le altre abitudini che irritano troviamo la disattivazione della spunta di lettura e l’essere aggiunti a gruppi senza consenso, situazioni che creano asimmetrie di controllo. Anche lo spezzare una frase in molte notifiche consecutive oppure l’uso di testo in maiuscolo sono segnali digitali che alterano il ‘tono’ della comunicazione: il 26% non sopporta i messaggi frammentati e il 23,5% percepisce il maiuscolo come un urlo.
Infine, gli audio troppo lunghi infastidiscono il 20,5% degli intervistati: oltre una certa durata diventano un onere per chi ascolta.
Per ridurre fraintendimenti e tensioni si possono seguire poche regole semplici. Innanzitutto è utile rispondere rapidamente, anche solo con un breve messaggio tipo “ti scrivo più tardi”: un segnale minimo elimina molta ansia legata alla visualizzazione. Prima di aggiungere qualcuno a un gruppo, chiedere il consenso evita di occupare arbitrariamente lo spazio comunicativo altrui.
Per i messaggi vocali, limitarsi a 60-90 secondi o preferire una chiamata quando il contenuto è più lungo aiuta a rispettare il tempo del destinatario.
Altre buone pratiche includono scrivere il messaggio completo prima di inviarlo per evitare invii multipli e scegliere il canale adatto al tipo di contenuto: non tutto è urgente e non tutto deve viaggiare su WhatsApp. Se alcune abitudini altrui creano stress ricorrente, parlarne in modo aperto può essere il primo passo per ristabilire confini sani: il benessere digitale è parte integrante del benessere emotivo.
Nonostante la diffusione delle app, gli sms non sono spariti: lo studio segnala che il 59,9% degli intervistati (circa 23 milioni di italiani) continua a usarli, mentre 3,6 milioni li impiegano abitualmente. Le motivazioni includono il fatto che il destinatario non dispone di altri canali (47,2%), la comodità di risposte preimpostate (31,2%) e la necessità di comunicare con persone più anziane (21,8%).
Questa persistenza indica che la scelta del mezzo resta dettata da praticità e contesto, oltre che dalle preferenze emotive degli utenti.