Nel 2026 le farmacie dei servizi del Veneto si sono trasformate, più che mai, in punto di riferimento per la salute di prossimità: in un anno hanno erogato 57.642 prestazioni gratuite distribuite capillarmente nei comuni della regione.
Il mese di novembre ha segnato il picco dell’attività, con quasi 7.000 interventi in trenta giorni — una fotografia di quanto le persone si siano rivolte alla farmacia non solo per farmaci, ma anche per prevenzione e monitoraggio.
Un ruolo sempre più da “prima porta” sanitaria
I dati ufficiali confermano che le farmacie dei servizi sono percepite come punto di primo contatto. Non si tratta solo di numeri: dietro ogni prestazione c’è chi cerca un consiglio, chi un controllo rapido prima di prenotare visite specialistiche, chi un supporto continuativo per la cronicità.
La crescita complessiva delle prestazioni indica che la rete sta funzionando come polo di prossimità e filtro per il sistema sanitario.
Prevenzione cardiovascolare in primo piano
Gran parte dell’attività si è concentrata sulla prevenzione cardiometabolica. Gli screening per forme di diabete non diagnosticato hanno raggiunto 17.520 prestazioni, a dimostrazione di quanto la diagnosi precoce sia ormai centrale. Le richieste più frequenti sono state per holter cardiaci (11.779) ed elettrocardiogrammi (9.899): sono queste prestazioni a costituire la spina dorsale della sorveglianza cardiologica offerta dalle farmacie.
In parallelo si è sviluppata la telecardiologia: i tracciati elettrocardiografici vengono trasmessi a distanza per la refertazione specialistica, accelerando i tempi di risposta e permettendo un triage più rapido dei casi a rischio. Le autorità sanitarie locali raccolgono e monitorano questi dati, in attesa di indicazioni nazionali che possano uniformare le procedure.
Monitoraggi specifici e impatto sui servizi ospedalieri
Nel corso dell’anno sono stati eseguiti 7.113 holter pressori e oltre 10.800 screening per ipertensione e colesterolo.
Gran parte di queste attività si è svolta nelle farmacie dei servizi e negli hub territoriali: l’obiettivo dichiarato è intercettare le patologie in fase iniziale e, così, ridurre gli accessi in ospedale per problemi gestibili a livello territoriale.
Aree da rafforzare: aderenza terapeutica e gestione della cronicità
Nonostante i risultati positivi, l’aderenza terapeutica rimane un punto debole. I monitoraggi per malattie croniche come il diabete e la BPCO sono ancora meno numerosi rispetto agli interventi di prevenzione acuta.
Per trasformare le farmacie in veri centri di gestione della cronicità serviranno percorsi assistenziali condivisi, formazione dedicata per il personale e strumenti digitali — reminder, monitoraggio remoto, sistemi di integrazione con il medico di famiglia — che favoriscano continuità e presa in carico.
Distribuzione sul territorio: alcune ULSS fanno la differenza
La distribuzione delle prestazioni non è uniforme: l’ULSS 9 Scaligera da sola ha registrato 26.429 interventi, quasi la metà del totale regionale.
Dietro questo dato ci sono reti organizzate, coordinamento locale e una forte domanda di salute di prossimità. Seguono l’ULSS 8 Berica con 6.907 prestazioni e l’ULSS 6 Euganea con 6.536. Secondo le autorità locali, questi numeri dimostrano la capacità delle farmacie di alleggerire il carico ospedaliero, soprattutto dove la rete è ben strutturata.
Verso una stabilità normativa: il DDL di Bilancio 2026
Il disegno di legge di Bilancio 2026 dovrebbe segnare la fine della fase sperimentale e consolidare il ruolo delle farmacie all’interno del Servizio Sanitario Regionale, garantendo prestazioni gratuite e omogenee sul territorio.
Il testo prevede l’integrazione delle farmacie nella programmazione sanitaria locale, con servizi di prevenzione, monitoraggio e supporto terapeutico. Restano però da definire i dettagli applicativi: linee guida, indicatori di performance e risorse economiche saranno determinanti.
Le reazioni e i prossimi passi
Andrea Bellon, presidente di Federfarma Veneto, ha definito il 2026 come l’anno della consacrazione per le farmacie, sottolineando l’importanza di tradurre questo slancio in prassi consolidate. Nei prossimi incontri istituzionali — in programma con il presidente della Regione Alberto Stefani e con l’assessore alla Sanità Gino Gerosa — si discuterà di stabilizzazione e ampliamento dei servizi.
Le amministrazioni regionali e le associazioni di categoria lavoreranno su protocolli condivisi e modelli di integrazione con medici e altri professionisti sanitari.
Cosa aspettarsi
Se il modello verrà attuato con risorse, formazione e controllo di qualità, l’integrazione delle farmacie nel sistema sanitario potrà migliorare l’equità di accesso e la prevenzione territoriale. Rimangono da chiarire finanziamenti, standard e strumenti di monitoraggio, ma l’orizzonte è chiaro: fare delle farmacie dei centri di prossimità capaci di intercettare bisogni, ridurre attese e accompagnare i cittadini nei percorsi di cura.
Le istituzioni continueranno a monitorare i risultati per calibrare le estensioni del servizio e misurarne l’efficacia.