Le crisi epilettiche provocano conseguenze sul cervello?

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Sono numerosi gli studi effettuati allo scopo di rendere note le conseguenze delle crisi epilettiche sul cervello.

Recentemente un gruppo internazionale di ricercatori, tra cui anche il direttore e i ricercatori dell’Unità operativa di Epilettologia clinica e sperimentale della Fondazione Irccs Istituto Neurologico “Carlo Besta”, ha effettuato uno studio che ha dato risultati molto interessanti. Dalla ricerca è infatti emerso che le crisi epilettiche non sembrano in grado di causare danni cerebrali permanenti.

Crisi epilettiche: le conseguenze sul cervello

I ricercatori hanno impiegato un paradigma sperimentale inusuale che ha permesso di analizzare quali sono le conseguenze sul cervello che vengono provocate dalle crisi epilettiche.

In particolare è stato sviluppato un modello di stato epilettico non convulsivo prolungato (che dura quindi più di quattro ore) in una cavia. A questo punto sono state monitorate le attività cerebrali che hanno mostrato dei dati particolarmente rilevanti.

Nel corso dello studio si è rilevato che durante le crisi registrate nello stato epilettico focale non convulsivo, i danni nella ragione vicine all’iniezione i danni erano di grado peggiore. Nelle regioni più lontane invece non ci sono stati dei cambiamenti di stato e dei peggioramenti.

Di conseguenza si comprendere che le crisi che si hanno nel corso di uno stato epilettico focale permettono di generare danni irreversibili nella zona in cui agisce l’agente eccitotossico. Nelle zone più periferiche invece non ci sono problemi e quindi non sono stati riscontrati delle alterazioni dell astruttura del cervello.

I ricercatori hanno spiegato che “Nel modello che abbiamo sviluppato, abbiamo osservato, quindi, che le crisi, di per loro, non determinano un danno strutturale.

Ciò non significa che non debbano essere trattate, tutt’altro: contenere ed eliminare le crisi è fondamentale per curare le persone che soffrono di epilessia. I nostri dati, però, permettono di tranquillizzare i pazienti, e i neurologi, rispetto al rischio che le crisi epilettiche in una forma di epilessia stabilizzata, non evolutiva, possano danneggiare il cervello”.