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La cura del tumore del retto sta cambiando volto grazie a strategie mediche che riducono l’uso del bisturi.
Uno studio italiano iniziato nel 2017 e pubblicato su The Lancet Oncology ha dimostrato che, in una porzione significativa di pazienti con malattia localmente avanzata, si può raggiungere la remissione clinica completa senza ricorrere alla chirurgia.
Il protocollo sperimentale, noto come NO CUT, è frutto della collaborazione tra l’Ospedale Niguarda, l’Università degli Studi di Milano e altri centri specialistici. Il fulcro del trattamento è la combinazione sequenziale di un ciclo intensificato di chemioterapia seguito da radioterapia, con l’obiettivo di ottenere una risposta così profonda da escludere l’intervento.
Il progetto si è concentrato sui tumori del retto localmente avanzati, in particolare quelli di stadio T4 con coinvolgimento linfonodale. La strategia impiegata è la terapia neoadiuvante totale, abbreviata in TNT, che prevede una fase iniziale di chemioterapia più prolungata rispetto alle pratiche tradizionali, seguita dalla radioterapia mirata. Questa sequenza mira a far regredire il tumore fino a ottenere una risposta completa documentata con esami clinici e istologici.
L’idea di evitare l’intervento nelle forme avanzate nasce da osservazioni cliniche in aree con risorse limitate dove pazienti trattati solo con radio e chemioterapia talvolta raggiungevano la remissione clinica. Partendo da queste evidenze osservative, il gruppo italiano ha strutturato un protocollo rigoroso e standardizzato, utilizzando schemi come il Capox e percorsi di follow-up intensivi per garantire la sicurezza oncologica.
I dati riportano che circa il 25% dei pazienti arruolati nello studio ha ottenuto una remissione clinica completa senza necessità di intervento chirurgico; nel centro promotore la percentuale è salita al 32%. Importante, questi risultati non hanno mostrato un aumento del rischio di metastasi a distanza nel periodo di osservazione. Questi numeri rappresentano un cambiamento significativo rispetto al passato, quando solo una piccola percentuale poteva evitare il bisturi grazie all’immunoterapia.
Il follow-up è una componente critica del protocollo: gli specialisti prevedono controlli ravvicinati nei primi due anni e mezzo, il periodo in cui si concentra la maggior parte delle ricadute del tumore del retto. L’obiettivo dello studio era verificare l’assenza di recidive fino a 30 mesi dalla fase finale del trattamento, con monitoraggi che includono esami clinici, imaging e, quando indicato, biopsie.
Non tutti i pazienti sono candidabili a questo percorso: la decisione richiede l’integrazione di dati da esame rettale, risonanza magnetica, endoscopia e, spesso, biopsia liquida. Per questo motivo i risultati migliori sono stati ottenuti nei cosiddetti centri d’eccellenza, dove team multidisciplinari di oncologi medici, radioterapisti, chirurghi, patologi e altri specialisti valutano congiuntamente ogni caso e pianificano il monitoraggio a lungo termine.
Quando la chirurgia rimane indispensabile, le tecniche si sono evolute per essere meno demolitive e per preservare la qualità di vita. In stadi iniziali è possibile praticare resezioni conservative e risparmiare lo sfintere; quando è inevitabile la colostomia, le soluzioni attuali permettono generalmente una buona gestione del quotidiano rispetto alle problematiche di incontinenza non trattata. Il chirurgo mantiene sempre un ruolo centrale nella decisione finale e nel dialogo con il paziente.
In sintesi, il protocollo NO CUT rappresenta un avanzamento importante nella terapia del tumore del retto, offrendo la prospettiva di curare senza intervento chirurgico un numero crescente di pazienti, a patto di essere seguiti in strutture adeguate e con percorsi di controllo rigorosi.