Digiuno intermittente e perdita di peso: cosa dicono le evidenze

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Digiuno intermittente: cosa c’è di nuovo e cosa resta incerto

Negli ultimi anni il digiuno intermittente ha conquistato palestre, social e ricette salutiste. Per capire se le aspettative corrispondono ai dati, una grande revisione ha messo a confronto questo approccio con le diete ipocaloriche tradizionali, esaminando 22 trial clinici randomizzati che hanno coinvolto quasi 2.000 adulti in sovrappeso o con obesità, con follow-up fino a 12 mesi.

Quanto pesa davvero la differenza
La sintesi dei risultati mostra che, nella maggior parte degli studi, la perdita di peso ottenuta con il digiuno intermittente è modesta e spesso sovrapponibile a quella raggiunta semplicemente riducendo le calorie quotidiane.

In molti casi la riduzione si è attestata sotto il 5% del peso iniziale, valore che in diversi contesti viene considerato rilevante dal punto di vista clinico. Più che la scelta tecnica del regime, sembra quindi contare la capacità di mantenerlo nel tempo: chi riesce ad aderire con costanza ottiene risultati migliori.

Le forme più diffuse
Il termine “digiuno intermittente” copre schemi diversi. I principali sono:
– Time-restricted eating: si mangia entro una finestra giornaliera (es.

8 ore) e si saltano i pasti al di fuori di quella fascia.
– Dieta 5:2: cinque giorni di alimentazione abituale e due giorni non consecutivi con forte riduzione calorica.
– Digiuno a giorni alterni: alternanza tra giornate “normali” e giornate con restrizione severa.
Queste varianti agiscono in modi leggermente diversi sul metabolismo, ma quando il bilancio calorico complessivo è equivalente i benefici metabolici tendono a somigliarsi.

Cosa dicono i parametri metabolici
Alcuni studi, soprattutto quelli a breve termine, hanno registrato lievi miglioramenti nella sensibilità all’insulina e nella capacità di ossidare i grassi con il digiuno intermittente.

Tuttavia, quando si confrontano regimi che portano a un analogo deficit calorico, i vantaggi metabolici appaiono in gran parte sovrapponibili a quelli delle classiche diete ipocaloriche.

Scelte pratiche: comfort e sostenibilità
Dal punto di vista pratico, molte persone trovano il time-restricted eating più semplice perché elimina il conteggio preciso delle calorie e si integra facilmente nella routine quotidiana. Al contrario, la 5:2 e il digiuno a giorni alterni possono risultare più pesanti da sostenere, soprattutto per chi ha bisogno di energia costante durante la giornata o per chi pratica attività fisica intensa.

La regola pratica è scegliere uno schema che si adatti al proprio stile di vita: è meglio un piano moderato che si riesce a mantenere che uno “perfetto” ma insostenibile.

Limiti della revisione e qualità delle prove
I risultati vanno letti con cautela. Molti lavori inclusi presentano eterogeneità nei protocolli, criteri di misurazione non uniformi e campioni relativamente piccoli. Queste variabili rendono difficile generalizzare e riducono la certezza delle stime: gli autori esprimono una fiducia moderata nelle conclusioni e chiedono studi più ampi e rigorosi.

Dove può essere utile il digiuno intermittente
Alcune persone traggono vantaggio dall’aspetto pratico del digiuno intermittente: meno tempo dedicato ai pasti, una struttura semplice e, per alcuni, un maggiore controllo sull’appetito. Per altri invece può essere stressante o inappropriato (per esempio in presenza di disturbi alimentari, durante la gravidanza o per chi assume farmaci che richiedono pasti regolari).

Contesto clinico e futuro della terapia
Nel panorama della gestione dell’obesità, il digiuno intermittente è un’opzione tra le tante.

Studi più recenti e nuovi farmaci stanno ampliando le possibilità terapeutiche, e i dati preliminari indicano che lo stop di alcune terapie può portare a recupero rapido del peso. Questo sottolinea l’importanza di approcci personalizzati e integrati, che combinino stile di vita, supporto comportamentale e, quando necessario, terapie farmacologiche.

In breve
Il digiuno intermittente può funzionare, soprattutto se è coerente con le abitudini personali e sostenibile nel tempo, ma non sembra offrire vantaggi universali rispetto a una riduzione calorica tradizionale.

Per chiarire eventuali benefici specifici servono trial più grandi e più rigorosi. Nel frattempo, la scelta migliore resta quella che si riesce a mantenere giorno dopo giorno.