Early Warning Score negli ultraottantenni: come riconoscere i pazienti a rischio nelle prime ore

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L’invecchiamento della popolazione modifica profondamente il profilo dei pazienti che arrivano in pronto soccorso e pone nuove sfide per la valutazione rapida del rischio.

Il 20 marzo 2026 è stato pubblicato su JAMA Network Open uno studio condotto dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dalla Università Cattolica del Sacro Cuore che ha esaminato 50.645 accessi consecutivi di pazienti di età pari o superiore a 80 anni registrati nel periodo 2015-2026, con l’obiettivo di trovare strumenti pratici per riconoscere chi rischia un peggioramento rapido.

Il lavoro confronta cinque sistemi noti di Early Warning Score (EWS) — NEWS, NEWS2, MEWS, REMS e IEWS — valutando la loro capacità di prevedere un rapido deterioramento clinico, definito come ricovero in terapia intensiva o decesso entro 24 ore dall’arrivo in pronto soccorso.

La popolazione studiata aveva età mediana 85 anni, il 54,6% era di sesso femminile e il 2,4% (1.233 pazienti) ha registrato un peggioramento entro le prime 24 ore.

Metodo e popolazione studiata

Lo studio ha analizzato in modo retrospettivo le cartelle del pronto soccorso del Policlinico Gemelli per identificare come gli strumenti basati sui parametri vitali performano negli ultraottantenni. Ogni accesso è stato valutato con i cinque punteggi EWS standardizzati e gli esiti a 24 ore sono stati registrati per confrontare discriminazione e calibrazione delle scale.

L’approccio ha consentito di valutare sia la capacità di individuare i casi a maggior rischio sia la coerenza tra rischio stimato e risultato clinico effettivo.

Parametri considerati

Gli score si basano su parametri come frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, saturazione, pressione arteriosa e stato di coscienza. In particolare, l’analisi ha evidenziato alcuni fattori clinici che, nelle persone di età pari o superiore a 87 anni, risultano fortemente associati a un peggioramento precoce: la necessità di ricevere ossigeno, i valori di pressione arteriosa sistolica e un livello di coscienza ridotto valutato con la Glasgow Coma Scale.

Questi elementi emergono come segnali pratici da considerare subito in triage.

Risultati e confronto tra score

I risultati mostrano che tutti e cinque gli strumenti valutati presentano una buona capacità predittiva complessiva nel rilevare il rischio di deterioramento rapido anche nella popolazione anziana. Tuttavia, emergono differenze: il NEWS ha offerto la migliore discriminazione tra pazienti a più alto e più basso rischio, mentre il REMS si è distinto per la migliore calibrazione, ossia per la maggiore corrispondenza tra rischio stimato e esito reale.

Età estrema e performance degli score

Con l’aumentare dell’età oltre i 90 anni, la capacità predittiva della maggior parte dei punteggi tende a diminuire: è un aspetto che richiama l’attenzione sull’importanza di adattare gli strumenti alla popolazione dei cosiddetti “grandi anziani”. Interessante è il comportamento del REMS, che ha mantenuto stabilità e ha mostrato prestazioni addirittura migliori nei pazienti con più di 94 anni, suggerendo un possibile ruolo preferenziale nella stratificazione del rischio per questa fascia d’età.

Impatto pratico e raccomandazioni per il pronto soccorso

Dal punto di vista operativo, la ricerca supporta l’uso degli Early Warning Score come strumenti rapidi e disponibili per migliorare il triage degli anziani e indirizzare tempestivamente risorse e decisioni cliniche. È fondamentale che gli operatori prestino particolare attenzione ai segni evidenziati dallo studio — necessità di ossigeno, pressione arteriosa sistolica elevata e stato di coscienza compromesso — che possono rappresentare i primi campanelli d’allarme di un deterioramento imminente.

Applicazione e formazione

L’adozione routinaria di punteggi EWS richiede però formazione e adattamento locale: il terrreno clinico degli anziani è spesso complesso e la semplice applicazione meccanica di uno score deve essere integrata con valutazioni cliniche contestuali. I ricercatori — tra cui il dott. Marcello Covino e il prof. Francesco Franceschi — sottolineano che strumenti semplici e pronti all’uso possono comunque migliorare la capacità del team di riconoscere i pazienti fragili e ottimizzare l’allocazione delle risorse assistenziali.

In sintesi, questo studio pubblicato su JAMA Network Open fornisce evidenze concrete sull’utilità degli Early Warning Score negli ultraottantenni, identifica i parametri più critici su cui focalizzare l’attenzione e invita a valutare con cura quale strumento privilegiare a seconda dell’età. L’adozione informata di questi strumenti può contribuire a rafforzare la sicurezza e l’efficacia delle decisioni nelle prime fasi dell’assistenza in pronto soccorso.