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La depressione resistente ai trattamenti rappresenta una sfida significativa in ambito psichiatrico.
Si definisce tale quando un individuo non mostra miglioramenti dopo aver provato almeno due diversi farmaci antidepressivi, somministrati alla corretta dose e per un periodo adeguato. Questo contesto porta a un’intensificazione della sofferenza psicologica, a una maggiore probabilità di isolamento sociale e al rischio di pensieri suicidari.
Negli ultimi tempi, è emersa una nuova opzione terapeutica: l’esketamina intranasale. Questo farmaco è stato progettato specificamente per affrontare i casi di depressione che non rispondono agli approcci farmacologici convenzionali.
La sua modalità d’azione si distingue per la sua rapidità, poiché agisce sui recettori NMDA del sistema glutammatergico, un meccanismo diverso rispetto agli antidepressivi tradizionali.
L’esketamina viene somministrata tramite uno spray nasale all’interno di strutture sanitarie dedicate, come i Centri di Salute Mentale o i servizi psichiatrici. È importante notare che questo trattamento non sostituisce la terapia antidepressiva già in atto, ma funge piuttosto da supporto aggiuntivo.
Negli Stati Uniti, è stata recentemente approvata anche come trattamento autonomo.
Il protocollo iniziale per l’esketamina prevede:
Un’analisi retrospettiva condotta in Italia ha esaminato gli effetti dell’esketamina su 26 pazienti con depressione resistente.
Le valutazioni cliniche sono state effettuate all’inizio del trattamento, dopo due settimane e al termine delle quattro settimane, utilizzando scale standardizzate per misurare la depressione e il rischio di suicidio.
I risultati ottenuti sono in linea con quanto documentato nella letteratura scientifica internazionale. In particolare, è emerso che:
Lo studio ha rivelato anche differenze tra uomini e donne nel processo di miglioramento, con una risposta più rapida nei pazienti femminili rispetto ai maschili.
Sebbene non si possano trarre conclusioni definitive, questi dati suggeriscono l’importanza di ulteriori ricerche per comprendere come il genere possa influenzare la risposta al trattamento con esketamina.
È fondamentale sottolineare che si tratta di uno studio retrospettivo e osservazionale, con una dimensione campionaria limitata e senza gruppo di controllo. Pertanto, i risultati devono essere interpretati con cautela. Tuttavia, la concordanza con studi più ampi suggerisce che l’esketamina potrebbe costituire un’opzione terapeutica promettente per pazienti con scarsa risposta ai trattamenti tradizionali, specialmente in situazioni caratterizzate da un alto rischio di suicidio.