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La sensazione di essere già esausti al risveglio è un’esperienza comune.
Talvolta, l’ansia si manifesta anche nei momenti di pausa. Questi sentimenti possono indicare un ciclo vizioso legato alla gestione del tempo, potenzialmente conducente a un vero e proprio burnout.
La società moderna tende a mantenere un costante stato di attività, con il cervello sempre in movimento. Questa condizione non solo esaurisce le energie, ma provoca anche segnali sottili che evidenziano una disconnessione tra la propria organizzazione quotidiana e i ritmi naturali del corpo.
Con il supporto della psicologa Laura Calosso, è possibile identificare segnali spesso trascurati che possono indicare una cattiva gestione del tempo. Riconoscere e rispettare i propri cicli di energia è il primo passo verso una vita più equilibrata e produttiva.
Uno dei segnali più insidiosi è la dipendenza dal fare: quando, nonostante si disponga di qualche minuto di pausa, il corpo non riesce a rilassarsi e la mente continua a correre.
Questo disagio rivela che si è rimasti troppo a lungo in uno stato di attivismo. Altri sintomi includono confusione mentale, difficoltà nel prendere decisioni semplici e perdita di interesse per attività un tempo appassionanti.
Il corpo comunica chiaramente: ci si sveglia già stanchi, si prova tensione costante e il sonno non è ristoratore. Questi segnali indicano che è giunto il momento di ristrutturare la routine, non aumentando ulteriormente le attività, ma ascoltando ciò che il corpo ha da dire.
Gli esseri umani sono ciclici e la propria energia varia nel corso della giornata, delle stagioni e, per le donne, anche del mese. È evidente la differenza di energia tra le varie ore del giorno o tra le diverse stagioni. Riconoscere il ritmo personale è essenziale per evitare il sovraccarico e pianificare le attività in modo più efficace.
Ignorare queste fluttuazioni comporta una produttività forzata, mentre riconoscerle consente di pianificare i compiti più impegnativi nei momenti di picco energetico e di riservare le fasi di calo per attività più leggere o creative. Lavorare in sintonia con i propri cicli non solo migliora l’efficacia, ma rende anche sostenibile il lavoro quotidiano.
Una strategia efficace per interrompere il legame tra stress e cattiva gestione del tempo è l’introduzione di micro-pause di 60 secondi.
Questo metodo, definito rallentamento attivo, consiste nel prendersi un momento di pausa tra un’attività e l’altra, concentrandosi sulla respirazione. Ad esempio, è possibile inspirare per 3 secondi, trattenere per 2, espirare per 6 e ripetere il processo. Anche solo tre ripetizioni possono riportare equilibrio al sistema nervoso e aumentare la lucidità.
Questa pratica semplice aiuta a ridurre l’urgenza emotiva e facilita la scelta di ciò che è realmente prioritario da fare nella prossima ora.
Per coloro che sono già al limite, è fondamentale riconoscere che il primo passo per una gestione del tempo sostenibile non è solo organizzarsi meglio, ma anche reimparare a entrare in contatto con il proprio corpo. Solo così si possono percepire i segnali che sono stati ignorati per troppo tempo.
La società moderna tende a mantenere un costante stato di attività, con il cervello sempre in movimento.
Questa condizione non solo esaurisce le energie, ma provoca anche segnali sottili che evidenziano una disconnessione tra la propria organizzazione quotidiana e i ritmi naturali del corpo.0
La società moderna tende a mantenere un costante stato di attività, con il cervello sempre in movimento. Questa condizione non solo esaurisce le energie, ma provoca anche segnali sottili che evidenziano una disconnessione tra la propria organizzazione quotidiana e i ritmi naturali del corpo.1