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La transizione digitale del settore sanitario ha portato risultati concreti, ma non ha ancora completato il suo percorso nel campo della distribuzione farmaceutica.
Se da un lato la ricetta elettronica ha cambiato la gestione delle prescrizioni, dall’altro permane una barriera normativa che impedisce la vendita online dei farmaci soggetti a prescrizione medica. Questa situazione genera un paradosso: la tecnologia e la domanda esistono, mentre il quadro legislativo non consente l’ultimo tratto della catena, ovvero la consegna a domicilio dei medicinali prescritti.
Lo scenario non è solo teorico: ricerche di settore fanno emergere un interesse concreto da parte degli utenti.
Uno studio condotto da IQVIA e commissionato dall’EAEP indica che circa il 50% degli intervistati italiani sarebbe disposto ad acquistare online farmaci con ricetta, se la normativa lo permettesse. Questi dati spostano il dibattito dal terreno dell’innovazione a quello dell’accessibilità reale alle cure, con implicazioni organizzative per farmacie, servizi di consegna e il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La domanda di servizi digitali per l’approvvigionamento dei farmaci non è guidata soltanto dalla comodità.
Tra coloro che mostrano maggiore interesse ci sono i pazienti cronici e chi svolge il ruolo di caregiver, cioè chi assiste persone anziane o con disabilità. Lo studio citato segnala che una larga parte del campione convive con patologie croniche, direttamente o in famiglia, e vede nella dispensazione a distanza uno strumento per garantire la continuità terapeutica riducendo spostamenti e difficoltà logistiche.
Per chi segue regimi terapeutici prolungati, ricevere i farmaci a domicilio significa diminuire il rischio di interruzioni di terapia dovute a problemi di mobilità o di tempo.
Un sistema che permetta la spedizione sicura dei medicinali prescritti potrebbe migliorare l’aderenza alle cure, alleggerire il carico sui familiari e contribuire a una gestione più efficiente delle risorse sanitarie.
La questione è approdata agli organi legislativi competenti: l’EAEP è stata audita davanti alla Commissione Affari sociali del Senato, chiedendo di inserire nella riforma della legislazione farmaceutica una disciplina chiara per la dispensazione online.
Secondo i rappresentanti dell’associazione, inclusa la voce di Martino Canonico, direttore dell’ufficio di Bruxelles dell’EAEP, la riforma rischierebbe di non rispondere pienamente ai bisogni dei pazienti se ignorasse la dimensione digitale. L’intento dichiarato non è sostituire la farmacia tradizionale, ma affiancarla con un canale complementare integrato nella rete territoriale.
La proposta prevede che la farmacia online operi in collegamento con le infrastrutture del SSN e con lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS), garantendo così interoperabilità dei dati e continuità assistenziale.
L’obiettivo è creare un modello regolamentato in cui il canale digitale sia parte integrante del percorso terapeutico, con responsabilità chiare per farmacisti, distributori e piattaforme tecniche.
Le perplessità verso la vendita online dei farmaci spesso ruotano attorno alla sicurezza del prodotto e alla protezione del paziente. Le proposte avanzate dagli operatori pongono dunque al centro alcuni criteri: il coinvolgimento diretto del farmacista nel processo di erogazione, sistemi di tracciabilità totale per contrastare contraffazione e manomissione, e standard di qualità equivalenti a quelli della dispensazione in farmacia fisica.
Tali misure mirano a coniugare accessibilità e tutela sanitaria senza ridurre le garanzie.
Nel resto d’Europa esistono già modelli regolati di dispensazione online: paesi come Germania, Svezia, Portogallo, Danimarca, oltre al Regno Unito e alla Svizzera, hanno introdotto sistemi che consentono la vendita a distanza di alcuni farmaci con prescrizione all’interno di quadri normativi nazionali. L’assenza di una disciplina italiana aggiornata crea un gap tra domanda tecnica e offerta legale, mettendo il legislatore davanti alla scelta di adeguare le norme alle esigenze dei cittadini.
In sintesi, il dibattito italiano sulla farmacia online non riguarda esclusivamente innovazione tecnologica, ma la conciliazione tra sicurezza, continuità assistenziale e accessibilità per categorie vulnerabili. La riforma in discussione rappresenta un’occasione per colmare un ritardo normativo, definire ruoli e garanzie e integrare la dimensione digitale nel percorso di cura, mantenendo al centro il paziente e il principio della tutela della salute pubblica.