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Cittadinanzattiva APS, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) e Federfarma rilanciano #IoEquivalgo, una campagna pensata per contrastare lo scetticismo che ancora circonda i farmaci equivalenti. Pur avendo gli stessi principi attivi, dosaggio e via di somministrazione dei corrispondenti di marca, i generici faticano a farsi accettare: l’indagine mostra che il problema non è clinico, ma legato principalmente alla comunicazione e a percezioni economiche. L’iniziativa punta a restituire al farmacista il ruolo di punto di riferimento credibile per il paziente.
Autorità sanitarie nazionali ed europee applicano criteri severi per l’autorizzazione dei generici. Studi di bioequivalenza e controlli di qualità assicurano che, dal punto di vista terapeutico, un equivalente corrisponda al medicinale di riferimento. Le differenze tra brand e generico riguardano in gran parte aspetti economici — costi di sviluppo e marketing — non la sicurezza o l’efficacia. Tuttavia, molte informazioni tecniche restano poco accessibili al pubblico, alimentando sospetti ingiustificati.
La farmacia resta il luogo ideale per spiegare come funziona il processo di approvazione e perché un generico può essere considerato equivalente. Il farmacista ha le competenze per chiarire prescrizioni, rischi, benefici e modalità d’uso; quando la ricetta non vincola la marca, può proporre il generico come alternativa efficace e spesso più conveniente. Rendere comprensibili i criteri di equivalenza e le motivazioni economiche aiuta a trasformare il sospetto in fiducia.
L’uso più diffuso dei generici ha effetti concreti sul bilancio delle famiglie e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Una parte significativa della popolazione rinuncia alle cure per motivi economici: incentivare il ricorso ai farmaci equivalenti può ridurre la spesa diretta dei pazienti. In media i generici costano almeno il 20% in meno dei corrispondenti di marca, con impatti immediati sull’out-of-pocket e sull’equità di accesso alle cure.
La comunicazione di #IoEquivalgo si articola su tre direttrici: informare correttamente sui medicinali equivalenti; chiarire la parità di efficacia, sicurezza e qualità; sottolineare il valore del risparmio collettivo e individuale. L’azione combina il dialogo al banco con strumenti digitali pensati per facilitare la scelta del paziente. Professionisti sanitari e piattaforme online lavorano insieme per rendere i messaggi semplici, trasparenti e utili.
Tra le risorse promosse c’è l’app IoEquivalgo, che permette di cercare un farmaco per nome o principio attivo e confrontare formulazioni e prezzi. L’interfaccia mette a confronto prodotti a marchio e equivalenti, organizzando le opzioni per fasce di prezzo in modo da facilitare scelte consapevoli senza rinunciare alla qualità. I materiali informativi rivolti ai farmacisti suggeriscono di proporre l’app quando utile, in modo da accompagnare il paziente nella scelta.
La campagna è frutto di un lavoro coordinato tra associazioni di categoria, istituzioni sanitarie e reti di farmacia. Le organizzazioni coinvolte hanno curato messaggi e materiali, mentre i farmacisti sono chiamati a essere il contatto operativo con i cittadini: spiegare, consigliare e, quando clinicamente appropriato, suggerire l’equivalente come prima opzione.
L’adozione di strumenti digitali e una comunicazione più chiara possono incidere sulle scelte d’acquisto, generando risparmi immediati per i cittadini.
Restano però sfide da affrontare: garantire l’accuratezza dei dati, la trasparenza delle fonti e superare le diseguaglianze di accesso digitale tra diverse fasce di popolazione. Monitorare l’affidabilità delle informazioni e migliorare la diffusione resteranno priorità.
Sono in programma rilevazioni sull’utilizzo dell’app e valutazioni sull’impatto comunicativo per adattare la strategia alle evidenze. I prossimi passi prevedono raccolta e analisi dei dati d’uso, progetti pilota su scala locale e la definizione di indicatori nazionali per misurare risultati e comportamenti d’acquisto.
La formazione continua dei farmacisti e l’integrazione degli strumenti informativi nei percorsi di assistenza saranno determinanti per il successo.
I generici-equivalenti rappresentano una quota significativa del consumo a volume nelle farmacie, sebbene pesino meno in termini di valore rispetto ai prodotti di marca. Con la scadenza dei brevetti entrano sul mercato più produttori, aumentando la concorrenza e riducendo i prezzi: un’opportunità per migliorare l’accesso alle terapie se accompagnata da comunicazione chiara e controlli affidabili, come quelli svolti dall’AIFA.
In molte regioni c’è ancora margine di crescita della penetrazione dei generici.
Autorità sanitarie nazionali ed europee applicano criteri severi per l’autorizzazione dei generici. Studi di bioequivalenza e controlli di qualità assicurano che, dal punto di vista terapeutico, un equivalente corrisponda al medicinale di riferimento. Le differenze tra brand e generico riguardano in gran parte aspetti economici — costi di sviluppo e marketing — non la sicurezza o l’efficacia.
Tuttavia, molte informazioni tecniche restano poco accessibili al pubblico, alimentando sospetti ingiustificati.0
Autorità sanitarie nazionali ed europee applicano criteri severi per l’autorizzazione dei generici. Studi di bioequivalenza e controlli di qualità assicurano che, dal punto di vista terapeutico, un equivalente corrisponda al medicinale di riferimento. Le differenze tra brand e generico riguardano in gran parte aspetti economici — costi di sviluppo e marketing — non la sicurezza o l’efficacia.
Tuttavia, molte informazioni tecniche restano poco accessibili al pubblico, alimentando sospetti ingiustificati.1
Autorità sanitarie nazionali ed europee applicano criteri severi per l’autorizzazione dei generici. Studi di bioequivalenza e controlli di qualità assicurano che, dal punto di vista terapeutico, un equivalente corrisponda al medicinale di riferimento. Le differenze tra brand e generico riguardano in gran parte aspetti economici — costi di sviluppo e marketing — non la sicurezza o l’efficacia.
Tuttavia, molte informazioni tecniche restano poco accessibili al pubblico, alimentando sospetti ingiustificati.2