Giulia Di Marino e la vita estrema nell’arcipelago delle Svalbard

Camilla Pellegrini

Camilla Pellegrini, genovese e già infermiera, racconta ancora la notte trascorsa nel pronto soccorso di Sampierdarena quando decise di tradurre esperienza clinica in contenuti divulgativi. In redazione sostiene un approccio rigoroso e porta con sé cartoline e appunti di turni reali.

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Immagina un luogo dove il sole scompare per mesi, per poi rimanere visibile 24 ore su 24 durante l’estate.

Un posto dove la natura è sovrana e detta le regole. Questo è Longyearbyen, una cittadina di circa 2.500 abitanti situata nell’arcipelago delle Svalbard, a soli 1.316 chilometri dal Polo Nord.

Qui, la vita è scandita dai ritmi estremi della natura, con temperature che possono scendere fino a -40 gradi e la presenza costante di orsi polari. Giulia Di Marino, una triestina di 29 anni, ha scelto di vivere in questo ambiente unico dal 2026.

La sua esperienza offre uno sguardo affascinante su come il corpo e la mente si adattano a condizioni così estreme.

Le stagioni alle Svalbard: un ciclo unico

Le Svalbard vivono un ciclo stagionale estremo, con periodi di oscurità totale e di luce continua. Durante l’inverno, dal 1 ottobre al 28 febbraio, il sole non sorge mai sopra l’orizzonte, creando un’oscurità che può durare fino a 24 ore al giorno.

Questo periodo è ideale per osservare l’aurora boreale ma rappresenta anche una sfida per chi vi vive.

Dall’11 novembre al 30 gennaio, durante la notte polare l’oscurità è completa. In contrasto, dall’17 maggio al 30 settembre, durante l’estate polare il sole non tramonta mai, restando visibile anche a mezzanotte. Questi estremi hanno effetti significativi sull’organismo umano, come spiega Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima).

Gli effetti della notte polare sull’organismo

La notte polare interrompe il ritmo circadiano il ciclo biologico di 24 ore che regola sonno e veglia. Senza la luce solare, il cervello fatica a distinguere il giorno dalla notte, portando a una secrezione prolungata e disorganizzata di melatonina l’ormone del sonno. Questo può causare sonnolenza diurna, risvegli notturni frequenti e una ridotta qualità del sonno.

Inoltre, l’alterazione del ritmo circadiano può ridurre l’attività della serotonina l’ormone del benessere, portando a umore più basso, minore energia, rallentamento cognitivo e difficoltà di attenzione.

Per mitigare questi effetti, Miani suggerisce strategie come l’esposizione quotidiana a luce artificiale intensa al mattino, orari regolari di sonno, pasti e attività, esercizi fisici programmati e la limitazione della luce alla sera.

La notte polare può anche causare squilibri ormonali, come irregolarità del ciclo mestruale e maggiore vulnerabilità allo stress. Inoltre, senza radiazioni UVB, il corpo non può sintetizzare la vitamina D essenziale per la salute muscolo-scheletrica e le difese immunitarie.

In questi casi, il medico può valutare un’integrazione individuale.

Gli effetti dell’estate polare sull’organismo

Con la luce continua dell’estate polare, gli effetti sull’organismo sono opposti a quelli della notte polare. La luce inibisce la secrezione di melatonina, ritardando il segnale biologico del sonno e causando disturbi di insonnia, difficoltà di addormentamento e sonno frammentato. Per affrontare questi problemi, Miani consiglia l’oscuramento completo degli ambienti notturni, la riduzione della luce serale e il mantenimento di orari regolari.

La melatonina può essere utile a breve termine, sempre su indicazione medica.

La luce solare aumenta la produzione di serotonina, rendendo le persone più energiche, vigili e attive. Tuttavia, l’alterazione della percezione soggettiva del tempo può favorire sovraccarico lavorativo e difficoltà a delimitare i confini tra attività e riposo. Senza un recupero adeguato, possono comparire affaticamento cumulativo e irritabilità, come nel caso di Giulia Di Marino.

Isolamento e salute mentale: la sfida dell’ambiente estremo

Vivere in luoghi isolati e remoti può facilitare l’insorgenza di problemi psicologici. La ricerca scientifica ha identificato disturbi che si manifestano sia attraverso sintomi fisici, come affaticamento e alterazioni del sonno, sia con modificazioni dell’umore e riduzione delle capacità cognitive. Pietro Trabucchi, docente presso l’Università di Verona e referente per il settore “Ricerca psicologica in ambienti estremi” del Cerism di Rovereto, conferma che l’isolamento è un fattore scatenante.

La personalità di ciascun individuo media gli effetti dello stress causato dall’isolamento. Le persone molto introverse, che sentono meno il bisogno di socializzare, tendono a essere maggiormente protette dal rischio di sviluppare disturbi psicologici. La stessa cosa accade a chi riesce a creare facilmente una fitta rete di relazioni.

Il fenomeno Winter-Over: quando buio e isolamento si sommano

Gli effetti dell’isolamento psicologico possono aggravarsi a causa della riduzione delle ore di luce durante l’inverno nelle regioni polari e subpolari.

Questa combinazione porta al fenomeno conosciuto come Winter-Over una sindrome che si manifesta soprattutto tra chi trascorre l’inverno nelle basi antartiche e polari, ma può colpire anche le comunità delle Svalbard. Tra i sintomi più comuni ci sono insonnia, depressione e irritabilità.

Orsi polari, valanghe e pericoli: come il cervello reagisce agli ambienti estremi

La presenza concreta di pericoli, come l’orso polare, i crepacci, le valanghe e le bufere, unitamente alla percezione di incertezza e all’isolamento, intensifica la reattività dei sistemi istintivi coinvolti nella gestione dello stress.

Trabucchi spiega che affidarsi esclusivamente a risposte istintive nell’affrontare situazioni di pericolo può risultare poco efficace. Ad esempio, l’uso delle armi contro un orso dovrebbe essere considerato l’ultima soluzione in caso di rischio effettivo, sebbene sia la scelta istintivamente più facile.

Tuttavia, mantenere la concentrazione e conoscere apposite procedure è fondamentale. Questo si ottiene solo attraverso un addestramento specifico e una lunga esperienza negli ambienti estremi. Giulia Di Marino ha imparato a convivere con una natura tanto spettacolare quanto estrema, pianificando, essendo prudente e conoscendo l’ambiente in cui vive.