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Il linguaggio che circonda il cibo può diventare una giungla: tra parole tecniche, neologismi e termini sfruttati dal marketing è facile perdere il filo.
Per aiutare chi vuole orientarsi in questo campo, la Federazione delle società italiane di nutrizione ha aggiornato il suo glossario, disponibile su fesin.it, con la consulenza di Alessandra Bordoni, Segretario generale della federazione; il documento è uscito il 05 Aprile 2026 e raccoglie voci utili a chiarire concetti spesso fraintesi.
Questo articolo sintetizza le definizioni e gli esempi pratici che più frequentemente generano confusione, spiegando in modo concreto termini come bioaccessibile, biodisponibile, indice glicemico e nutraceutico.
L’obiettivo è offrire strumenti per valutare informazioni su etichette, consigli alimentari e messaggi pubblicitari.
Nel vocabolario della nutrizione bioaccessibile, biodisponibile e bioattivo non sono intercambiabili. Con bioaccessibile si indica la parte di un nutriente che viene rilasciata durante la digestione e diventa potenzialmente assorbibile; con biodisponibile si parla della frazione effettivamente assorbita dall’intestino; con bioattivo si intende che, una volta assorbita, la sostanza produce un effetto misurabile nell’organismo.
Un semplice esempio: l’assunzione di un uovo libera la vitamina B12 durante la digestione (bioaccessibile), poi la vitamina viene assorbita (biodisponibile) e infine contribuisce alla sintesi dei globuli rossi (bioattivo).
Conoscere queste differenze è utile quando si leggono studi o trovate pubblicitarie: non basta che un alimento contenga un composto benefico, è fondamentale sapere se quel composto raggiunge davvero i tessuti per esercitare la sua funzione.
Il glossario aiuta a non confondere presenza chimica con efficacia biologica.
Alcuni termini usati quotidianamente hanno implicazioni cliniche importanti. La circonferenza vita non è una questione estetica: misura la distribuzione del grasso addominale e indica il rischio cardiovascolare e metabolico legato al grasso viscerale. Allo stesso modo, l’espressione assunzione adeguata ha un significato preciso: è la migliore stima disponibile quando non esistono dati certi come le RDA.
Per esempio, il potassio non ha una RDA definita ma viene suggerito un valore indicativo di 3700 milligrammi al giorno per un adulto.
I valori di riferimento sono standard statistici pensati per popolazioni sane e costituiscono la base dei LARN (livelli di assunzione di riferimento per i nutrienti e l’energia per la popolazione italiana). Questi numeri aiutano a valutare se una dieta soddisfa le esigenze nutrienti: ad esempio, una donna di 50 anni in buone condizioni dovrebbe consumare circa 300 grammi di frutta al giorno per raggiungere un adeguato apporto di fibre e vitamine.
Alcuni termini attirano aspettative e interpretazioni errate. Il nutraceutico è un termine usato per alimenti ricchi di composti benefici, come l’olio extravergine d’oliva ricco di polifenoli, ma non esiste evidenza che tali alimenti possano sostituire i farmaci: spesso si tratta più di un’etichetta di marketing che di una definizione scientifica rigida. Similmente, l’aggettivo salutistico viene attribuito a singoli cibi senza considerare quantità, frequenza di consumo e il contesto della dieta complessiva.
Altri concetti utili: l’indice glicemico misura la velocità con cui i carboidrati di un alimento aumentano la glicemia, mentre il carico glicemico considera anche la quantità consumata — l’anguria ha un indice glicemico elevato ma un carico glicemico basso per porzione. I termini probiotici, prebiotici e postbiotici indicano rispettivamente i microrganismi vivi introdotti con alcuni alimenti, il loro nutrimento e le sostanze da loro prodotte durante la fermentazione.
L’approccio One Health ricorda che la salute umana è legata a quella degli animali e degli ecosistemi: scelte alimentari sostenibili proteggono persone e pianeta. Ad esempio, limitare la carne rossa è raccomandato sia per motivi di salute che per ridurre le emissioni di CO₂ legate agli allevamenti intensivi. Il concetto di malnutrizione include tanto le carenze quanto gli eccessi energetici: entrambi alterano il metabolismo e richiedono interventi diversi a seconda del contesto.
Infine, il dispendio energetico non è solo ciò che si brucia in palestra: comprende tutte le energie usate nelle 24 ore, dal metabolismo basale alla digestione. Per quantificare il contributo del movimento quotidiano si calcola il livello di attività fisica, che rapporta il dispendio totale al metabolismo basale e include anche il lavoro, i piccoli spostamenti e il sonno.
Se vuoi approfondire ciascuna voce con definizioni ufficiali e riferimenti scientifici, il glossario completo è consultabile su fesin.it, dove troverai la versione integrale curata dalla Federazione delle società italiane di nutrizione con il contributo di Alessandra Bordoni.