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In prossimità della Giornata mondiale contro l’AIDS, che si celebra il 1° dicembre, l’Istituto Superiore di Sanità ha rilasciato nuovi dati riguardanti l’HIV in Italia.
Nel corso, il numero totale di nuove diagnosi è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Tuttavia, è emerso un allarmante incremento di persone che scoprono di essere infette in uno stato avanzato della malattia.
Le terapie a lunga durata e la profilassi pre-esposizione (PrEP) si stanno rivelando strumenti cruciali per prevenire e gestire l’HIV. È evidente che è necessario aumentare l’accesso ai test, migliorare le informazioni e facilitare il trattamento per raggiungere gli obiettivi fissati da UNAIDS per il 2030.
Stando ai dati forniti dal Centro Operativo AIDS dell’ISS, sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di infezione da HIV, un numero che segna una stabilità rispetto ai 2.507 casi del 2024. L’incidenza si attesta a 4 casi ogni 100.000 residenti, risultando inferiore alla media di altri paesi dell’Europa occidentale, che si attesta a 5,9 casi ogni 100.000.
La trasmissione del virus in Italia continua a prevalere attraverso rapporti sessuali non protetti, sia tra persone eterosessuali sia tra uomini che hanno rapporti con uomini (MSM). Secondo l’ISS, quasi la metà dei nuovi casi è attribuibile a trasmissione eterosessuale, mentre il 40% circa riguarda le relazioni tra maschi. Una parte meno consistente, ma comunque significativa, è rappresentata dalle persone che si iniettano droghe e condividono aghi o strumenti contaminati.
Una delle questioni più preoccupanti è rappresentata dalle diagnosi tardive, circa due terzi degli eterosessuali e oltre il 50% degli MSM hanno scoperto di essere infetti quando il loro sistema immunitario era già compromesso. Questa situazione è in parte dovuta alla scarsa consapevolezza riguardo all’infezione da HIV e all’AIDS, che porta a ritardi nella richiesta di test e trattamenti.
È fondamentale promuovere una cultura della prevenzione e della conoscenza dei test, soprattutto tra i giovani e le categorie più vulnerabili.
L’ISS ha ribadito l’importanza di aumentare la sensibilizzazione e l’accessibilità ai test, per evitare che le persone continuino a vivere con l’infezione senza esserne consapevoli.
La PrEP è uno dei metodi più efficaci per prevenire l’infezione da HIV. Attualmente disponibile in due modalità, deve essere maggiormente accessibile, anche al di fuori delle strutture sanitarie specializzate. La disponibilità della versione iniettabile di PrEP può offrire un’alternativa importante per chi fatica a seguire una terapia quotidiana.
Le nuove terapie antiretrovirali a lunga durata stanno rivoluzionando la gestione dell’HIV. Oltre il 95% dei pazienti in trattamento raggiunge la soppressione virale, trasformando l’infezione in una condizione cronica non trasmissibile, come dimostrato dal principio U=U (Undetectable = Untransmittable).
Nonostante i progressi, l’Italia è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi prefissati da UNAIDS per il 2030, che mirano a zero nuove infezioni, zero stigma e zero decessi legati all’AIDS.
Per realizzare questi obiettivi, è necessario investire risorse significative nella prevenzione e nell’educazione, supportando anche le iniziative di cooperazione internazionale.
Il numero di nuove diagnosi di HIV in Italia rimane stabile. È imperativo affrontare le sfide legate alle diagnosi tardive e alla mancanza di consapevolezza. Solo attraverso un impegno collettivo e strategie efficaci si potrà sperare di ridurre significativamente l’impatto dell’HIV nella società.