Il corridoio immersivo di Forlì: arte, cura e tecnologia a servizio della comunità

Alessandro Bianchi

Ha lanciato prodotti tech usati da milioni di persone e altri che hanno fallito miseramente. Questa è la differenza tra lui e chi scrive di tecnologia avendola solo letta: conosce il sapore del successo e quello del pivot delle 3 di notte. Quando recensisce un prodotto o analizza un trend, lo fa da chi ha dovuto prendere decisioni simili. Zero hype, solo sostanza.

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Il 18 aprile 2026, nel Padiglione Salvador Allende dell’ospedale Morgagni‑Pierantoni di Forlì è stato inaugurato il primo corridoio immersivo dedicato all’arte sanitaria in ambito pubblico in Italia.

L’intervento, finanziato dal Programma regionale FESR 2026-2027, nasce con l’obiettivo di trasformare un luogo di cura in uno spazio di fruizione culturale, integrando elementi fisici e digitali per favorire la partecipazione della cittadinanza e il benessere collettivo. Questa installazione si inserisce nel più ampio ecosistema del Museo diffuso dell’arte sanitaria romagnola, pensato per valorizzare la memoria materiale e immateriale del territorio.

Il sistema espositivo combina pannelli, monitor e dispositivi mobili per offrire contenuti accessibili anche in modalità open access.

Grazie a QR code, mappe interattive e video‑narrazioni il pubblico può consultare le schede scientifiche delle opere direttamente sul catalogo del Patrimonio culturale dell’Emilia‑Romagna (PatER). Il progetto punta inoltre a percorsi personalizzabili e a una fruizione guidata o autonoma, con l’intento di connettere l’identità artistica locale alla pratica della cura, rafforzando il legame tra ospedale e comunità.

Un progetto digitale e partecipativo

La strategia progettuale ha previsto la realizzazione di una piattaforma web dinamica e di installazioni multimediali distribuite nelle sedi dell’Ausl Romagna.

I contenuti audiovisivi prodotti includono interviste, approfondimenti e i cosiddetti “Caroselli”, brevi video tematici trasmessi sui novanta monitor presenti nelle strutture aziendali. Le riprese, partite dall’Ospedale di Faenza accanto al vaso di Pietro Melandri (1926), raccontano una collezione che spazia dai vasi da farmacia della manifattura Ferniani fino ai maestri del Novecento come Carlo Zauli ed Ercole Drei, offrendo un percorso che attraversa nove secoli di storia sanitaria.

Contenuti audiovisivi e digitalizzazione

La prima fase ha riguardato la produzione di contenuti multimediali e la digitalizzazione del patrimonio: fotografie ad alta definizione, catalogazione delle opere e aggiornamento delle grafiche espositive. Il progetto ha coinvolto équipe scientifiche e partner accademici, coordinati dalla dottoressa Sonia Muzzarelli, che ha curato la sistematizzazione del materiale storico e la pubblicazione di quaderni tematici. Attraverso la digitalizzazione si è perseguita sia la conservazione documentale sia la disponibilità pubblica, consentendo la consultazione delle schede anche a chi non può recarsi fisicamente nelle sedi del Museo diffuso.

Impatto sulla comunità e sul sistema sanitario

L’iniziativa è stata presentata come un esempio concreto di welfare culturale: gli assessori regionali Massimo Fabi e Gessica Allegni hanno sottolineato come la cultura sia un determinante fondamentale del benessere individuale e collettivo, in linea con le evidenze dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il corridoio esperienziale vuole trasformare aree ospedaliere in luoghi di memoria e identità condivisa, favorendo il dialogo tra operatori sanitari, pazienti e cittadini.

Inoltre, la fruizione diffusa delle opere aiuta a valorizzare i donatori storici e le specificità territoriali, consolidando il ruolo sociale delle strutture ospedaliere.

Accessibilità, visite e partecipazione

Per rendere concreto l’accesso pubblico, è stata prevista una giornata di visite guidate aperta alla cittadinanza giovedì 7 maggio, con la dottoressa Sonia Muzzarelli. Gli strumenti digitali—mappe tematiche, itinerari personalizzabili e QR code collegati al catalogo PatER—permettono a utenti diversi di esplorare la collezione secondo interessi specifici.

L’approccio punta anche a favorire azioni educative, momenti di comunità e attività di ricerca, così che il patrimonio artistico contribuisca non solo all’arricchimento culturale ma anche al miglioramento della qualità della vita nei luoghi di cura.

Prossimi passi e reti di collaborazione

Il progetto proseguirà con nuovi allestimenti, tra cui quelli dell’Oratorio di Sant’Onofrio a Lugo, dedicati alla collezione aziendale. Tra i partner figurano università e laboratori di ricerca come il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e il Laboratorio TekneHub, che contribuiscono con competenze tecniche e scientifiche.

Questa rete intende consolidare il Museo diffuso come un sistema culturale aperto, capace di integrare tecnologia, conservazione e partecipazione pubblica per moltiplicare gli impatti sul territorio.