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Il cuore è spesso evocato come simbolo di coraggio e sentimento, ma è innanzitutto un organo con numeri impressionanti: in una vita media compie circa tre miliardi di battiti e pompa fino a sette litri e mezzo di sangue al minuto.
Dal punto di vista storico e culturale, la sua comprensione ha richiesto secoli: sono serviti tremila anni per superare le resistenze tecniche e anatomiche che avvolgevano la sua esplorazione, fino alle moderne procedure che conosciamo oggi.
Queste riflessioni e dati accompagnano il volume intitolato ‘Sua maestà il cuore’, scritto dal professor Massimo Massetti, direttore della cardiochirurgia del Policlinico Gemelli Irccs, insieme al giornalista Alfonso Dell’Erario e pubblicato da Cairo.
Il libro è stato presentato alla Camera e offre un ponte tra le origini delle conoscenze anatomiche e gli strumenti terapeutici contemporanei, senza dimenticare raccomandazioni pratiche per la tutela dell’organo.
La narrazione storica del testo attraversa tappe cruciali: dalle prime descrizioni anatomiche fino all’introduzione di dispositivi come il primo stent e alle procedure di trapianto. Questi traguardi non cancellano però l’aura di mistero che continua a circondare il muscolo cardiaco: se Leonardo da Vinci lo aveva già definito “mirabile strumento“, la ricerca moderna continua a esplorare meccanismi ancora non del tutto chiariti e a migliorare tecniche diagnostiche e terapeutiche.
Il contributo di Leonardo da Vinci rimane centrale perché ha introdotto uno sguardo dettagliato sull’anatomia e sul funzionamento cardiaco che ha anticipato molte scoperte successive. Nel libro questa eredità viene collegata alle tecnologie recenti, mostrando come l’osservazione accurata sia alla base di qualsiasi progresso clinico. Il testo sottolinea che l’arte dell’osservazione continua a guidare anche gli interventi più avanzati.
Il cuore è descritto come una vera e propria pompa idraulica soggetta ad usura: per questo il volume dedica spazio alle strategie di manutenzione quotidiana. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e controllo dei fattori di rischio vengono proposti come strumenti pratici per ridurre l’incidenza delle patologie. L’autore insiste sull’importanza della prevenzione, proponendo indicazioni concrete su alimentazione e movimento per mantenere l’organo in buona salute.
Una parte significativa del discorso approfondisce il legame tra stati emotivi e funzionamento cardiaco: esistono evidenze scientifiche che indicano come dolore e felicità possano influire rispettivamente in modo negativo e positivo sulla salute cardiaca. Il libro invita così a considerare il benessere emotivo come un fattore non secondario nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Il volume non è limitato alla sola divulgazione scientifica: dedica ampio spazio anche alle criticità del Servizio sanitario nazionale, come i pronto soccorso sovraccarichi e la pratica della medicina difensiva.
Partendo dall’esperienza concreta del professor Massetti, che vanta 6 mila interventi al suo attivo, si propone un cambio di paradigma. L’idea chiave è passare da una sanità focalizzata sulla singola prestazione a una che prenda in carico la persona nella sua globalità, garantendo continuità di cura e non riducendo il paziente a un numero in lista d’attesa.
Sotto il profilo organizzativo, il testo segnala l’avvio di sperimentazioni ispirate dalla legge di bilancio 2026, con l’obiettivo di definire linee guida e protocolli cui le aziende ospedaliere possano adeguarsi.
Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulé, nella presentazione del volume, ha sintetizzato questa proposta parlando di un’assistenza basata sulla continuità di cura. Al Gemelli sta nascendo un ospedale dedicato esclusivamente alle malattie cardiovascolari, modello che potrebbe essere esteso anche ad altre discipline.
Il messaggio finale del libro è chiaro: le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia e per contrastarle è indispensabile investire in prevenzione, come ricordato dal ministro della Salute Orazio Schillaci.
Le proposte raccolte nel volume cercano di coniugare storia, pratica clinica e politiche sanitarie per offrire una visione complessiva e operativa dedicata alla tutela dell’organo che meno smette mai di lavorare per noi.