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Negli ultimi anni, la lotta contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) ha fatto registrare significativi progressi grazie all’introduzione dell’anticorpo monoclonale nirsevimab.
Questo trattamento ha dimostrato di essere particolarmente efficace nel ridurre i ricoveri e gli accessi in pronto soccorso per infezioni da RSV nei neonati. In Lombardia, durante la stagione -, i dati hanno rivelato una diminuzione media del 50% dei ricoveri rispetto agli anni precedenti.
La Regione Lombardia ha avviato una campagna di immunizzazione universale per i neonati, offrendo nirsevimab nei centri vaccinali e negli ambulatori pediatrici, estendendo successivamente l’iniziativa ai punti nascita ospedalieri.
Questo approccio ha consentito di immunizzare oltre 60.000 neonati, coprendo il 79,2% dei nuovi nati nella regione.
Il virus respiratorio sinciziale è riconosciuto come una delle principali cause di infezioni respiratorie nei bambini di età inferiore ai dodici mesi. Le infezioni da RSV possono provocare condizioni gravi come la bronchiolite e la polmonite, frequentemente richiedendo ospedalizzazione. Dopo un periodo di riduzione dei casi durante la pandemia, il virus ha ricominciato a circolare con una virulenza senza precedenti, mettendo a dura prova il sistema sanitario pediatrico.
In risposta a questa problematica, la campagna di immunizzazione con nirsevimab rappresenta un passo decisivo per proteggere i più piccoli. I risultati sono stati evidenti: nei due anni precedenti, si registravano circa 3.500 accessi in pronto soccorso per infezioni da RSV nei bambini sotto un anno. Con l’introduzione dell’immunizzazione, questo numero è sceso drasticamente a 1.918 accessi nella stagione -.
Il calo significativo dei ricoveri è altrettanto impressionante.
Prima dell’introduzione del nirsevimab, i ricoveri per infezioni respiratorie nei bambini sotto i dodici mesi ammontavano a circa 2.400. Dopo l’implementazione della campagna, il numero è sceso a 1.240, evidenziando una riduzione media di circa 50%.
È importante notare che, nonostante la riduzione dei casi nei neonati, il virus continua a circolare. I ricercatori hanno osservato che il calo dei ricoveri è specifico per i bambini immunizzati con nirsevimab.
Infatti, nei bambini tra 1 e 5 anni, che non hanno ricevuto il trattamento, si è registrato un incremento del 70,6% delle visite in pronto soccorso per infezioni delle basse vie respiratorie. Questo conferma che l’efficacia della campagna di immunizzazione è direttamente collegata all’uso di nirsevimab.
Il nirsevimab si distingue dai vaccini tradizionali in quanto è un anticorpo monoclonale che offre una protezione immediata e duratura per tutta la stagione epidemica.
Questa caratteristica lo rende particolarmente utile per i neonati, che rappresentano il gruppo più vulnerabile contro il virus RSV. La possibilità di prevenire le forme più gravi di malattia sin dalle prime settimane di vita costituisce un vantaggio fondamentale.
I risultati ottenuti in Lombardia offrono un modello interessante per altre regioni italiane e anche a livello internazionale. L’implementazione di una strategia di immunizzazione capillare potrebbe non solo ridurre i ricoveri e gli accessi in pronto soccorso, ma anche proteggere i bambini durante i periodi di massimo rischio e limitare l’impatto stagionale del virus sul sistema sanitario.